Rifugi

Monti Sibillini, nasce il nuovo rifugio Zilioli

Nel cuore dei Monti Sibillini c’è un buco. Chi sale ai 2236 metri della Sella delle Ciàule, tra la Cima di Prato Pulito e il Vettore, dai primi giorni di settembre, al posto dello storico rifugio Zilioli, trova una distesa di pietre, frammenti di cemento e tondini di ferro. Ma non è una brutta notizia.

Il rifugio Zilioli, una storia non facile

Il rifugio, costruito nel 1960 dalla Sezione di Ascoli Piceno del CAI, ricorda l’alpinista ascolano Tito Zilioli, morto il 30 marzo del 1958 dopo una salita in condizioni invernali del Canalino del Vettore. La struttura, però, non ha mai avuto una vita facile.

All’inizio, quando l’affluenza sui Sibillini era modesta, il rifugio è stato un utile punto di appoggio per gli escursionisti diretti alle cime vicine e al Lago di Pilato, e per gli alpinisti che affrontavano le vie del Pizzo del Diavolo. Più tardi, quando l’afflusso dei visitatori è aumentato (oggi in estate si arriva a varie centinaia di persone al giorno), le sue condizioni si sono deteriorate a causa dei vandalismi, delle scritte e dell’immondizia abbandonata. 

Una decina di anni fa, un parziale restauro da parte della Sezione di Perugia del CAI, che ha reso lo Zilioli difficile da utilizzare per chi non arrivava dall’Umbria, ha preceduto i danni causati dal terremoto. Nella notte tra il 23 e il 24 agosto del 2016, il rifugio era occupato da 14 scout, che se la sono vista brutta ma non hanno subito danni. Da allora il rifugio, considerato pericolante, è stato chiuso.

Un nuovo rifugio

Lunedì 31 agosto, dopo la fine della super-frequentazione di agosto, sono iniziati i lavori per la costruzione del nuovo rifugio (in realtà si tratta di un bivacco) dedicato all’alpinista ascolano. Dirigono i lavori gli architetti Valeriano Vallesi di Ascoli Piceno e Riccardo Giacomelli di Caldonazzo, in provincia di Trento. Arrivano dal Trentino anche gli operai della Edil Nicoletti, che si sono installati alla Sella delle Ciàule con piccole ruspe e container saliti in elicottero, e in tre giorni hanno abbattuto il vecchio edificio. Anche il cemento necessario per la costruzione è già in quota. Dopo la prima fase dei lavori, un altro elicottero trasporterà fino ai 2236 metri del cantiere i pannelli di legno (prodotti anch’essi in Trentino), il materiale per la coibentazione e la lamiera di alluminio che servirà a rivestire il nuovo edificio. A installare la copertura in metallo sarà un’azienda di Fermo, nelle Marche.  

Siamo orgogliosi di questo lavoro, che per i Monti Sibillini e le Marche è una novità assoluta” spiega Paola Romanucci, presidente della sezione di Ascoli Piceno del CAI. “Lo Zilioli è una presenza storica, serve a rendere più sicura e confortevole la cresta più alta del massiccio, dove il maltempo può essere estremamente violento. A causa della mancanza di sorgenti, e per non stravolgere il paesaggio, l’unica soluzione è di costruire un bivacco”. 

Sulle Alpi, le amministrazioni locali sanno cosa sono i rifugi e i bivacchi. Sull’Appennino (lo Zilioli è in Comune di Arquata del Tronto, uno dei più colpiti dal sisma del 2016) le cose sono diverse, e illustrare il progetto alle amministrazioni locali non è stato semplice. Non abbiamo voluto imporre le nostre idee, ma concertare l’intervento con le amministrazioni locali e con la gente dei Sibillini” spiega Valeriano Vallesi, architetto, che ha donato il progetto alla Sezione di Ascoli di cui è socio. La Soprintendenza lo ha approvato subito, il Parco nazionale dei Sibillini ci ha chiesto qualche modifica al progetto, che abbiamo apportato volentieri” continua Vallesi. “La principale è stata ridurre le superfici in vetro, che potrebbero attirare aquile gli altri uccelli che nidificano nella zona, e causando disturbo o incidenti”.

Oltre che con la riduzione delle superfici vetrate, il progetto del nuovo Zilioli è stato trasformato in altri punti. All’inizio si pensava a un piccolo impianto idrico, che poi è stato accantonato. E’ invece rimasto l’impianto fotovoltaico, alimentato da pannelli solari in grado di fornire corrente elettrica. Una parte della struttura, dotata di 4 cuccette, sarà destinata alle emergenze e sempre aperta. Non è ancora chiaro se il resto, che disporrà di 6-8 posti, sarà accessibile ritirando le chiavi in fondovalle (un metodo storico e “antico”) oppure ottenendo via e-mail o Whatsapp un codice da usare per aprire la porta. Nelle prossime estati, faranno probabilmente base allo Zilioli i carabinieri forestali che lavorano per il Parco. 

Per salvaguardare il bivacco, ed evitare vandalismi, è importante identificare i visitatori. Gli indirizzi e-mail serviranno a questo, probabilmente installeremo anche una piccola webcam” continua il progettista Vallesi. L’intera operazione costerà oltre 200.000 euro, il totale finale dipenderà dal conto dei trasporti con gli elicotteri. Per il nuovo Zilioli non verranno impiegati fondi statali e regionali per la ricostruzione, l’intervento sarà veloce anche per questo motivo” aggiunge la presidente Paola Romanucci. Abbiamo ricevuto contributi importanti dalla Fondazione CARISAP e dall’AVIS, che a Pretare, la frazione ai piedi del Vettore, ha già finanziato un ambulatorio. Una importante donazione da parte della SAT ha reso ancora più stretto il nostro rapporto con il Trentino. Tra contributi di finanziatori privati spicca quello di Tito Zilioli, nipote e omonimo dell’alpinista scomparso, che vive a Verona” conclude la responsabile della Sezione di Ascoli.

Contrariamente a quanto scritto nei giorni scorsi, il sentiero che sale da Forca di Presta alla Sella delle Ciàule e al Vettore resta percorribile. Un centinaio di metri prima del rifugio, però, dopo uno strappo ripido, occorre piegare a sinistra per un sentierino indicato da qualche ometto, che consente di aggirare dall’alto il cantiere. Occorre comunque rispettare le indicazioni degli uomini del Soccorso Alpino (che spesso presidiano la zona), degli addetti al cantiere e del buonsenso. Nei giorni in cui sarà operativo l’elicottero, ci si dovrà tenere ancora più a distanza. 

Chi era Tito Zilioli

Nei giorni in cui si lavora al nuovo bivacco, è bene ricordare Tito Zilioli, uno dei più forti esponenti del Gruppo Alpinisti Piceni, che si è spento in discesa, poco sotto al cocuzzolo erboso del Vettoretto, davanti agli occhi dei suoi compagni di salita Claudio Perini, Pinetta Teodori e Francesco Saladini.

La sua fine, ha scritto Saladini, ha scosso una città “ancora ignara della bellezza e del rischio di uno sport tanto amato da divenire scelta di vita o di morte”. La piccola e commovente croce di ferro eretta nel luogo dove Tito si è spento, a pochi metri dal punto in cui il sentiero per il Vettore è tagliato da una faglia, è ignorata dal 99% degli escursionisti di oggi. Più volte, degli imbecilli l’hanno presa a sassate, o l’hanno usata per mettere ad asciugare delle maglie. Al termine della costruzione del bivacco, è previsto un intervento per consolidare la croce. Nel cuore dei Sibillini, uno dei massicci più amati e frequentati d’Italia, oltre all’ambiente è bene salvaguardare la memoria. 

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2 Commenti

  1. Strani i ragionamenti che gli avventori fanno sui rifugi.
    Forse pensano di seminare se stessi, per lasciare un segno “importante” per loro.

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