Film

“Zabardast”. Un’avventura freeride nel Karakorum

Il film che vi presentiamo oggi è considerato uno degli ski-movie più interessanti degli ultimi anni. Stiamo parlando di “Zabardast” (Francia, 2018, 54′) di Jérôme Tanon. Documentario che racconta l’avventura sugli sci condotta nella primavera del 2018 in Karakorum da Thomas Delfino, Léo Taillefer, Zak Mills, Yannick Graziani, Hélias Millerioux e lo stesso Jérôme Tanon, allo scopo di esplorare il potenziale delle vette pakistane per il freeride. La pellicola è disponibile in versione integrale su Youtube.

Un diario di viaggio sugli sci

Il film si presenta come diario di un’entusiasmante avventura freeride in una delle zone più remote della Terra. Il team ha affrontato 150 chilometri in autosufficienza, trascinando slitte cariche di cibo liofilizzato, pannelli solari e tende.

“Ho pensato il film come un diario collettivo e per questo ho chiesto ai protagonisti di scrivere ogni giorno una pagina di testo e il risultato finale è la trasposizione di questo viaggio, anche intimo, di ognuno di loro”, ha dichiarato il regista.

Un viaggio di 5 settimane iniziato ad Askole, villaggio situato nella Valle di Shigar, nella parte più remota della regione del Gilgit-Baltistan, da cui i freeriders si sono diretti verso il ghiacciaio Nobande Sobande con il supporto dei portatori Balti. Da quel momento in poi hanno dovuto proseguire in totale autosufficienza. Superato lo Skam La Pass, a quota 5660 m, hanno raggiunto il ghiacciaio Sim Gang e lo Snow Lake Basin. Il rientro è invece avvenuto lungo il ghiacciaio Biafo.

L’elemento affascinante di “Zabardast” è che non si tratti del solito documentario sportivo, concentrato sul mondo del freeride. Ricostruisce l’intero viaggio attraverso i colori e i profumi del Pakistan, affrontato via treno, su improbabili motociclette e a cavallo. Una piccola odissea ricca di incontri e indelebili ricordi.

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Un commento

  1. Uno dei più bei docufilm di montagna degli ultimi anni. Una piccola epopea, narrata negli aspetti anche meno consueti e intimamente umani dei protagonisti. Un viaggio che, nella sua faticosa, a volte esaltante fisicità, attraversa l’animo di chi, di volta in volta, si fa volto e voce narrante. La paura, la tensione, la fatica, ma tanti sorrisi, facezie, confronto con l’ignoto. La misura dell’impresa si fa misura esperienziale a tutto tondo di un mondo, il Pakistan.

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