Itinerari

Andare per sentieri con il Club Alpino Italiano

Pronti ad un nuovo weekend di caldo estivo, non resta che selezionare dei bei sentieri da percorrere in quota. Come ogni settimana andiamo a vedere i suggerimenti forniti dal Club Alpino Italiano nell’ambito dell’iniziativa “Scopriamo nuovi sentieri”.

Toscana – Monte Amiata

Dislivello: 530 m. Sviluppo: 12.5 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Descrizione: il Monte Amiata è un antico vulcano spento (la sua ultima eruzione risale a 180.000 anni fa). Il massiccio montuoso, situato nelle province di Grosseto e Siena, domina le vallate circostanti (Val d’Orcia, Val di Paglia), la piana della Maremma, le colline senesi e la depressione del Lago di Bolsena. L’itinerario ad anello descritto nella scheda ha il suo punto di partenza dal Rifugio Amiatino (1270 m), situato lungo la strada che dall’abitato di Abbadia San Salvatore sale verso la vetta del Monte Amiata (1738 m). Dal parcheggio del rifugio s’imbocca l’evidente traccia in discesa che in brevissimo tempo porta all’innesto con l’anello della pista di fondo (svolta a destra). Si percorre quella che in estate è una mulattiera seguendo le indicazioni “Rigale” sino all’intersezione con la strada che sale verso la vetta; qui si svolta a sinistra e poi, subito dopo un ponte, a destra, per immettersi in un’ampia strada forestale (incisione su roccia “Macchia Faggeta”). La strada forestale sale dolcemente facendoci addentrare nel cuore di una splendida ed imponente faggeta. Il percorso si presenta agevole e privo di difficoltà, consentendo di godere appieno dell’ambiente boschivo. Nel tratto finale la strada forestale lascia il passo a una mulattiera e la pendenza si fa più impegnativa, incrociando di nuovo una delle strade asfaltate che sale verso la sommità. Si attraversa la lingua di asfalto e ci s’immette in un pianoro (Pian della Pescina) dal quale si seguono le indicazioni per la Scalettaia o Via Crucis che, in circa 1 km, con pendenza accentuata, conduce sulla cima. Il sentiero termina sul Sasso di Maremma, in prossimità dell’imponente croce monumentale posta sulla vetta dell’antico vulcano. Il panorama che si può ammirare dalla sommità dell’Amiata spazia dal Lago di Bolsena alla Maremma, alle colline del Chianti. In discesa, si costeggiano le piste che scendono verso il Rifugio Cantore e poi, seguendo la strada forestale che ha inizio subito dietro il rifugio, si giunge in breve tempo al punto di partenza.

Abruzzo – Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso

Dislivello: 450 m. Sviluppo: 9.5 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Descrizione: suggestivo percorso ad anello su sentiero poco conosciuto, panoramico, facile, che ha inizio da uno dei borghi più belli d’Italia e giunge alla Rocca di Calascio, di origine medievale. Accanto alla Rocca, vi è la chiesa di Santa Maria della Pietà. Un luogo suggestivo e panoramico, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La vista spazia sulla catena del Gran Sasso d’Italia,sulla Majella e sul Monte Sirente. Dal lago di Santo Stefano di Sessanio, gioiello di origine carsica, sulle acque del quale si rispecchia il santuario della Madonna del Lago (sec. XVII) , con la sua classica architettura seicentesca, si inizia il cammino lungo un sentiero solitario e poco conosciuto che si snoda in diagonale, leggermente in salita, e permette la visione del borgo più in basso, con le sue stradine, i vicoli con i balconi in fiore e la famosa Torre Medicea, di epoca medievale, che ora è in fase di rapida ricostruzione dopo danni subiti nel sisma del 2009. Proseguendo lungo il sentiero, si vedono gli ingrottamenti agro-pastorali che servivano per il deposito del frumento e per il ricovero degli armenti. Si giunge quindi alla chiesa della Madonna della Pietà, a quota 1482 m, a forma ottogonale, edificata fra il XVI e XVII secolo in nel Luogo del silenzio, da dove si possono udire i rintocchi delle campane dei borghi lontani e percepire il belato degli armenti al pascolo. Si arriva infine alla Rocca di Calascio (1460 m), di epoca medievale, il simbolo dell’ Abruzzo. Il ponte levatoio e le torri della rocca sembrano osservare severi lo svolgersi della vita nel paesaggio a 360°: la Catena del Gran Sasso, la Majella, il massiccio del Sirente Velino. Per il ritorno si procede ad anello, percorrendo un sentiero in discesa lungo il quale si possono ammirare i paesi che fanno parte della Baronia di Carapelle, dominio feudale sviluppatosi nel XIII secolo. Infine si giunge al lago di Santo Stefano di Sessanio e al parcheggio.

Liguria – Appennino ligure, Torriglia – Caprile – Torriglia

Dislivello: 600 m in salita e 800 m in discesa. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: percorso escursionistico quasi circolare (non è esattamente un anello) nel Parco naturale regionale del Monte Antola che tocca il Passo Tre Croci, percorre un tratto della Via del Mare e permette di salire in cima all’Antola, la “montagna dei genovesi”. Da Caprile (1000 m) si risale su strada asfaltata per circa 500 m fino ad arrivare dinanzi all’albergo Berto, recentemente chiuso e in vendita. Poco prima dell’ex albergo, si prende una mulattiera con segnavia geometrici gialli Fie (un triangolo giallo e due rombi gialli appaiati). Dopo circa 500 m si lascia il sentiero con triangolo giallo e si prendere a destra il sentiero con i due rombi gialli appaiati. Si sale per boschi e ampie praterie sino a una fontana in un ampio pianoro con mandrie di bovini al pascolo (razza cabannina). Si prosegue curvando a sinistra, sempre seguendo il segnavia con doppio rombo giallo. In leggera salita si attraversa un bel bosco di faggi sino ad arrivare al Passo Tre Croci (1500 m; 1.30 ore). Il Passo Tre Croci è un quadrivio sullo spartiacque (a nord c’è la Val Borbera, in provincia di Alessandria, e a sud l’alta Val Trebbia, in provincia di Genova). Secondo una leggenda locale le tre croci ricorderebbero la morte per assideramento di tre mulattieri di Caprile sorpresi da una improvvisa e terribile bufera di neve. Il passo segna il tratto centrale della Via del Mare, un itinerario escursionistico molto bello, ma ancora poco frequentato, che in tre giorni di cammino porta da Varzi (PV) a Portofino (GE), con un bel percorso tutto in cresta, tra boschi di faggi e di castagni (con pernottamenti possibili a Capanne di Cosola, Capanne di Carrega, Rifugio Antola, Donetta, Torriglia e Uscio). Si prosegue sul crinale della Via del Mare (con segnavia VM o con due pallini gialli appaiati) in un bel bosco di faggi con vista sulle valli Borbera e Trebbia. All’uscita dal bosco si sbuca su vaste praterie alle pendici del Monte Antola (1597 m). Con una breve e ripida risalita si perviene sulla vetta, sormontata da una croce bianca eretta nel 1907 da Ferdinando Maria Perrone, industriale ed editore dell’inizio del secolo scorso. Dal Monte Antola, noto come “la montagna dei genovesi, si gode un ampio panorama a 360°, in particolare sul Lago del Brugneto, costruito sommergendo due paesi a metà del secolo scorso ma che ha risolto i problemi di approvvigionamento idraulico di tutto il Genovesato e anche in parte della provincia di Piacenza. In 15 minuti si scende al Rifugio Parco Antola (1490 m, con ristorante, servizio di take away e terrazza sul lago), ricostruito più in basso nel 2007, dopo che il rifugio Musante, il rifugio Bensa e le Case Antola andarono distrutti in parte durante la seconda guerra mondiale e furono poi abbandonati a fine anni ’80 (2.30 ore da Caprile). Dopo una sosta si riprende la Via del Mare (VM o con i due tondi gialli) verso sud in un bel bosco di faggi, passando alle pendici orientali del Monte Cremado. Si giunge quindi a Case Piccetto (ruderi), con vista sulla Val Brevenna. Si prosegue sul sentiero passando alle pendici orientali del Monte Duso (a sinistra) in direzione Torriglia, senza scendere al Passo del Colletto. Si aggira a destra (ovest) il Monte Prelà fino ad uscire dal bosco di faggi (panchina). Si scende per un’ampia mulattiera in un bosco di querce fino al piccolo borgo di Donetta (1000 m). Lasciata la Via del mare (VM), si transita a fianco del campo di calcio della Pro loco, sempre seguendo il segnavia con due cerchi gialli, e si scende per mulattiera, ancora in direzione sud, arrivando a Torriglia, dove non bisogna dimenticare di acquistare i famosi canestrelli in uno dei tanti forni locali (2.30 ore dal Rifugio Antola).

Toscana – Alpi Apuane Settentrionali, Anello del Borla

Dislivello: 200 m. Sviluppo: 5.4 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 2.30 ore.

Descrizione: facile itinerario escursionistico ad anello che permette di vedere il mondo delle cave di Carrara nella sua interezza e apprezzare aspetti naturalistici unici. La zona è molto suggestiva e permette vedere quanto l’escavazione abbia modificato le montagne nel corso del tempo. La coltivazione del marmo arriva da tempi lontani ma negli ultimi anni ha subito un’impennata per velocità e quantità di materiale scavato,con conseguenze ambientali devastanti se non sarà opportunamente regolamentata. Il Monte Borla ha una flora endemica particolarissima e ospita ad esempio il Fiordaliso del Monte Borla tipico, solo di questa zona delle Apuane. Si seguono le indicazioni per rifugio Carrara. La salita si svolge inizialmente lungo una strada sterrata con fondo in pietre, che entra nel bosco di faggi. S’incontra subito, sulla destra, una casa ben tenuta (1280 m), detta della Bella Pisana, che su una delle pareti porta una lapide in ricordo della guerra partigiana. Il percorso si svolge sul sentiero Cai 182, e in pochi minuti si raggiunge il Rifugio Carrara (1290 m). Si continua per lo stradello e si arriva ai prati di Campocecina, estesa conca erbosa alle pendici del Monte Borla: sulla sinistra c’è il Monte Ballerino (1393 m) e più avanti la zona dei Pozzi. È presente un percorso naturalistico. La zona è molto panoramica. Si segue in leggera salita il sentiero che in pochi minuti porta nel bosco, dopo aver superato alcuni ruderi. All’inizio del bosco si gode subito di una vista splendida sul Pizzo d’Uccello e sulla Punta di Nattapiana. Ora il sentiero 173 costeggia il versante settentrionale del Borla, tenendosi nel bosco di faggi. Dopo qualche decina di minuti si trova la traccia per la cima del Borla. In una decina di minuti si può raggiungere la sommità con un breve tratto, facile e scalinato, che permette di arrivare a Casa Martignoni e poco in cima al Borla (1469 m). Casa Martignoni storico fu costruita nel 1923 con lo scopo di installarvi una grande insegna luminosa pubblicitaria. Il progetto abortì dopo poco. Attualmente la costruzione è del Comune di Carrara. Dalla cima del Borla il panorama è immenso e si apre sulla costa, su Carrara, sugli enormi bacini marmiferi di Carrara e sulla ragnatela di strade di arroccamento che hanno modificato l’aspetto del Monte Maggiore e del Sagro, il Pizzo d’Uccello e le altre cime delle Apuane settentrionali. In alcune giornate limpide lo sguardo riesce a spingersi fino alle Alpi Marittime e al Monviso. Si riprende a ritroso il sentiero appena percorso fino al bivio sottostante con il sentiero 173, che si riprende voltando a destra. Si segue ancora il sentiero, che esce dal bosco e poi continua su facili e caratteristiche placche marmoree, fino ad esaurirsi sull’ampia sella della Foce di Pianza (1269 m). Il piazzale sulla sella è derivato dal bacino marmifero Walton, sotto il Sagro. Prima che fosse costruita la strada, i marmi estratti in questa zona venivano calati a valle sul versante montano verso Monzone, prima sulla lizza del Balzone e successivamente con la grande teleferica del Balzone, fintanto che un incidente costrinse ad abbandonare il trasporto a fune. Dalla Foce di Pianza si segue la strada marmifera che, in circa 1.5 km riporta al punto di partenza alle auto.

Puglia – Parco Nazionale Alta Murgia, da Copparone a Montelisciacoli

Dislivello: 300 m. Sviluppo: 13 km circa. Difficoltà: T. Tempo di percorrenza: 6 ore.

Descrizione: un anello escursionistico lungo gli antichi tratturi dell’alta Murgia, dall’anfiteatro naturale della dolina di Copparone, utilizzata come rifugio durante le transumanze di un tempo, alla cava di Lisciacoli (500 m), dismessa ma resa fruibile al turismo, da cui si diramano un percorso geologico e un tracciato naturalistico. La cresta delle Coste Cirillo regalano panorami spettacolari dalla Lucania al Gargano. Lungo la sp 230, tra Minervino Murge e Andria, dopo una breve salita, si raggiunge la dolina (429 m) che sovrasta Copparone, un anfiteatro naturale, antica posta della mena, dove i transumanti trascorrevano alcune notti, al riparo dalle avversità climatiche, dai lupi e dai briganti. Tra una lama e l’altra è possibile scorgere antiche tracce di tratturi e tratturelli, oltre a pascoli per le greggi in transito. Lungo tali assi viari, si osservano importanti esempi di architettura rurale: una fitta rete di muretti a secco, che delineavano la divisione tra una proprietà e l’altra, le casaredde, ovvero casette di pietra, piccoli rifugi per i pastori. Da Copparone percorrendo sentieri murgiani, si raggiunge Montelisciacoli (500 m), un’area attrezzata al coperto e un’altra invece scopert, il “Salotto dei Flintstones”, da cui si dipartono due percorsi, uno geologico e l’altro naturalistico. Il percorso geologico porta nel cuore della cava, un immenso anfiteatro dalle pareti verticali in cui si può osservare lo scontro delle faglie che raccontano l’origine delle Murge e interessanti fenomeni carsici superficiali come inghiottitoi, campetti solcati e suggestive concrezioni calcaree. Il sentiero prosegue poi lungo il percorso naturalistico e attraversa la pseudo steppa mediterranea, con caprifogli, biancospini, asfodeli, rose canine, euforbia e le endemiche orchidee tra cui l’Ophrys murgiana. Si raggiunge la cresta di due colline, denominata Coste Cirillo, che costeggia il bosco omonimo, con spettacolari scorci panoramici che vanno dalla Lucania al Gargano, e infine si chiude l’anello escursionistico e si ritorna al punto di partenza.

Friuli Venezia Giulia – Anello dello Jôf di Sompdogna

Dislivello: 700 m. Sviluppo: 7.5 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: bel percorso escursionistico ad anello che riserva motivi di interesse storico (si visitano trincee e postazioni della Prima guerra mondiale) e splendidi panorami sulle montagne circostanti, (Jôf di Somdogna e lo Jôf di Montasio). Parcheggiata l’auto, dopo pochi metri di camminata lungo il sentiero che conduce al Rifugio Grego, all’altezza di una vasca di cemento si segue la traccia a destra, che porta nei pressi del Laghetto di Somdogna. Si prosegue quindi lungo il sentiero Cai 651 che in pochi minuti conduce al bivio con il sentiero Cai 610, punto in cui sono visibili i resti di alcune trincee. Seguendo quest’ultimo segnavia (a sinistra) si risale con pendenza decisa lungo la dorsale settentrionale della montagna fino a raggiungere i primi resti di alloggiamenti militari. Il sentiero in questo punto diventa meno ripido, il bosco è sostituito da pini mughi e inizia ad aprirsi la splendida vista sullo Jôf di Montasio e sulla cima frastagliata dello Jôf di Somdogna. Giunti sulla forcella di quota 1762 si svolta a sinistra, dove è ben visibile una linea trincerata, e si continua fino alla cima (1889 m, croce di vetta). Continuando l’escursione sul versante opposto si inizia la discesa lungo il sentiero Cai 652 e si entra nel cuore delle fortificazioni italiane. Sono immediatamente visibili i resti di un grande alloggio militare e di una galleria blindata, che si uniscono alle trincee fortificate che collegavano la cima con le varie postazioni. Poco più avanti, proseguendo fuori dal sentiero, si incontra la spettacolare Tomba del Mago. A questo punto si ritorna sui propri passi e, nei pressi dell’alloggio militare, si riprende il sentiero segnalato che scende lungo la parete meridionale della montagna fino al Vallone di Carnizza. La discesa, piuttosto semplice in questo punto, dà la possibilità di osservare dall’alto la Val Saisera e la parete di roccia verticale dello Jôf di Montasio. Dopo circa un’ora di camminata si raggiunge l’incrocio con il sentiero Cai 611. Prima di proseguire verso la conca della Carnizza, si consiglia una breve deviazione per visitare il Bivacco Stuparich (1578 m). Ritornati sui propri passi fino al bivio precedente, si scende a destra prestando una certa attenzione, perché il percorso diventa decisamente più ripido. Il tracciato indicato dal segnavia attraversa dapprima il letto ghiaioso di un torrente e poi entra nel cuore del bosco scendendo quasi fino alla Val Saisera, per poi risalire su un falsopiano fino al Rifugio Grego (1389 m). A sinistra, le indicazioni del sentiero Cai 651 riconducono in 10 minuti al punto di partenza.

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