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Boschi dell’Abruzzo devastati dagli incendi. Ministro Costa: “Quasi certa matrice dolosa”

Da ormai 6 giorni le fiamme avvolgono i boschi nel cuore dell’Abruzzo. Due gli incendi iniziali, divampati tra giovedì 30 luglio e venerdì 1 agosto a monte delle frazioni aquilane di Arischia e Cansatessa, divenuti in poco tempo un unico fronte di fuoco che assedia il capoluogo regionale. Si lavora incessantemente nel tentativo disperato di domare le fiamme, per salvaguardare flora e fauna che popolano i pendii abruzzesi, ma anche i comuni cui le fiamme si avvicinano pericolosamente.

Una lotta contro il tempo

Per lo spegnimento degli incendi divampati tra le vette del Monte Omo e del Pettino sono entrati in azione 5 Canadair e 3 elicotteri. Supportati a terra da oltre 150 uomini, tra volontari della Protezione Civile, Vigili del Fuoco e militari del 9°Reggimento Alpini.

La strategia seguita è, accanto al contenimento dei roghi con i lanci dai mezzi aerei, che proseguono nell’approvvigionarsi tra il lago di Campotosto e il laghetto del Vetoio, quella dell’isolamento dei singoli focolai, diffusi su un fronte complessivo di circa 4 km di lunghezza, mediante realizzazione di linee tagliafuoco, in orizzontale a valle e in verticale dalla sommità della montagna. Nonostante gli sforzi, nella notte tra domenica e lunedì le fiamme hanno ripreso vigore, avvicinandosi pericolosamente alle abitazioni nella zona di Pettino e Cansatessa. Si tratta di fiamme alimentate dalla combustione del sottobosco, che i canadair e gli altri mezzi aerei riescono solo a rallentare ma non a spegnere.

“Non dobbiamo fare arrivare le fiamme nell’abitato di Pettino – ha dichiarato Silvio Liberatore dirigente della Protezione Civile della Regione Abruzzo – . Il fuoco è a 200 metri dalle case, ma impediremo con ogni mezzo che si avvicini all’abitato e guadagni terreno verso L’Aquila”. 

La stima attuale di ettari di vegetazione distrutti dalle fiamme si aggira attorno agli 800. I botanici esprimono preoccupazione in particolare per una specie endemica presente esclusivamente nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che è una rarissima ginestra, la Genista pulchella subspecie aquilana.

Arrivano i droni

Nei cieli aquilani si sta anche sperimentando un protocollo di georeferenziazione realizzato con i droni con termocamera del Comparto specializzato dei Vigili del Fuoco. Dodici droni stanno effettuando sorvoli sugli incendi di Arischia e Cansatessa, allo scopo di raccogliere con precisione le coordinate dei punti dei focolai che vengono prontamente trasmesse ai mezzi aerei, agevolando lanci selettivi. I medesimi dati sono al contempo trasmessi alle squadre a terra, così da indirizzare gli interventi sui focolai attivi. Si sta inoltre sperimentando la raccolta dati sul comportamento del vento. Obiettivo del protocollo sperimentale è di fornire un quadro complessivo e dettagliato del movimento del fronte dell’incendio.

Pm10 in aumento

L’Arta ha intanto attivato monitoraggi sulla qualità dell’aria, con particolare riferimento alla concentrazione dei benzeni e delle Pm10, le cosiddette polveri sottili. Mentre per il benzene i valori sono al limite del consentito su base annuale, preoccupano i crescenti valori delle Pm10. Nonostante le decisioni finali spettino all’Asl, l’Arta consiglia di tenere le finestre chiuse ed evitare di esporsi.

Si segue la pista dolosa

Il caldo torrido degli scorsi giorni non è da considerarsi elemento scatenante, semmai aggravante dei focolai, in merito ai quali è stata avviata una indagine sull’ipotesi della natura dolosa delle fiamme. La Procura dell’Aquila ha aperto un fascicolo contro ignoti, assegnato al sostituto procuratore Guido Cocco, dopo il rinvenimento da parte di un giovane nella serata di venerdì, di un presunto innesco nella zona di Cansatessa. La pista dolosa su cui stanno indagando i Carabinieri Forestali de L’Aquila risulta essere al momento la più accreditata, in considerazione delle modalità e dei tempi di propagazione delle fiamme. Inquirenti e Protezione Civile Regionale mantengono però attualmente il massimo riserbo.

Una volta trasmessi i verbali alla Procura, è stato disposto un accertamento tecnico sul presunto innesco ritrovato. Elemento a supporto della tesi sarebbe l’orario in cui sarebbero divampati praticamente in contemporanea gli incendi sui fronti di Arischia e Cansatessa. Come sottolineano gli inquirenti, i focolai si sono generati nelle ore più calde della giornata. E in posizioni tali che le fiamme potessero sfruttare l’effetto di incanalamento fornito dalle valli, con il supporto del forte vento.

Richiesto lo stato di emergenza a L’Aquila

Intanto il Comune dell’Aquila ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato di emergenza per il territorio comunale. Una decisione che parte della considerazione “dell’estensione dei fenomeni e dell’estrema gravità del danno”. Come si legge nel provvedimento, “si profilano come indifferibili ed urgenti diversificate misure di difesa del territorio e di protezione della popolazione, misure straordinarie ed emergenziali che sono di impossibile attuazione per l’amministrazione Locale e per i soggetti colpiti e che si ritengono anche superiori alle possibilità di intervento della Regione Abruzzo”.

Una situazione estremamente delicata, di fronte alla quale il sindaco si è ritrovato anche nella necessità di firmare una ordinanza per richiedere ai cittadini di non recarsi in forma volontaria nelle aree interessate dagli incendi, nell’intento di essere di supporto alle squadre di soccorso. L’ordinanza proibisce l’intervento di chiunque non sia direttamente incaricato dalla Pubblica Autorità nell’opera di spegnimento degli incendi boschivi. “Ho assunto questa iniziativa – spiega il sindaco Biondi – per evitare che cittadini non adeguatamente preparati e attrezzati, seppur motivati dalle migliori intenzioni, si addentrino nelle aree colpite dagli incendi, rischiando di pregiudicare la propria incolumità e quella dei soccorritori. La situazione è complessa e non ci può essere spazio per improvvisazioni”.

Coldiretti e Legambiente: “Decenni per ripristinare i boschi perduti”

Mentre il cuore d’Abruzzo lotta contro le fiamme, roghi divampano anche in Sicilia e Sardegna. Secondo le stime di Coldiretti, negli ultimi giorni sono andati in fumo boschi che non potranno essere ricostituiti prima di 15 anni. Un dato allarmante, soprattutto per le ricadute sul fronte economico e turistico, oltre che su quello naturalistico.

“Con il caldo anomalo e la mancanza di pioggia è scattato l’allarme incendi con centinaia di ettari andati a fuoco. Nelle aree bruciate dall’incendio – sottolinea la Coldiretti – saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali e la scoperta del territorio da parte di decine di migliaia di appassionati.Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore inestimabile di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio”. 

Legambiente ha tenuto a ricordare che, secondo i dati del Rapporto Ecomafia, “nella Penisola dal 2016 al 2018 sono stati bruciati 182.806 ettari di superficie boscata e non boscata e sono state accertate 13.219 infrazioni tra incendi dolosi, colposi e generici”. Dati derivanti da “poca prevenzione e controlli”. Scenario che andrebbe modificato con un intervento delle Regioni, invitate a mettere “in campo più azioni, mirate ed efficaci di contrasto del fenomeno”. E dei Comuni, che dovrebbero impegnarsi nel realizzare “il censimento delle aree percorse dal fuoco”. Nei casi più gravi, aggiunge Legambiente, “si applichi la legge sugli ecoreati, configurando il delitto di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione più le aggravanti”. 

L’invito del Ministro Costa a non arrendersi ai piromani

“Ogni volta che vedo immagini di incendi boschivi per me, per la mia storia, è un colpo forte, sono convinto però che è lo stesso per molti di voi”, scrive sui social il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, impegnato in questi ultimi giorni in visite nei Parchi Nazionali del Gran Paradiso e Pantelleria.

È una lotta contro il tempo quella degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e dei soccorritori per fronteggiare le fiamme che stanno mangiando più di 250 ettari di bosco intorno a L’Aquila. Due distinti incendi che minacciano la città, che hanno interessato anche una parte del parco nazionale del Gran Sasso e che hanno due distinti inneschi. Quasi sicura la matrice dolosa. Gli investigatori dell’Arma stanno lavorando senza sosta e hanno già individuato i luoghi, all’interno delle foreste, dove c’è stato l’innesco. Come mi hanno detto dal Nucleo informativo antincendio boschivo dell’Arma dei Carabinieri, bisogna fare presto perché si tratta di boschi prevalentemente di pino nero, molto resinoso, facilmente infiammabile e sulle chiome le fiamme viaggiano veloci, a diversi chilometri orari”.

“I criminali del fuoco tornano ad aggredire il nostro Paeseaggiunge il Ministro – , nonostante le leggi severe e la determinata attività investigativa che ormai riesce ad andare a segno nella stragrande maggioranza di casi. Prenderemo anche questi. Incendi anche in Sicilia, alle Eolie, vicino Sassari, almeno 15 le richieste di intervento aereo per incendi boschivi, per le quali la Protezione Civile sta lavorando senza sosta per coordinare gli interventi dei canadair e degli elicotteri della flotta aerea di Stato. A tutti questi uomini e donne va il mio grazie e il mio incoraggiamento: non arrendetevi“.

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