Itinerari

Tra i sentieri nascosti d’Italia con il Club Alpino Italiano

Il weekend si avvicina e arriva il momento di scoprire insieme i suggerimenti settimanali del Club Alpino Italiano per andare alla ricerca di sentieri da esplorare. Itinerari secondari protagonisti dell’iniziativa “Scopriamo nuovi Sentieri”, finalizzata a limitare il rischio di assembramenti in ambiente montano. Maggiori informazioni sono reperibili nelle schede tecniche scaricabili dalla pagina Facebook ufficiale del CAI.

Trentino – Ai piedi della Presanella

Dislivello: 600 m. Sviluppo: 10.5 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore a/r.

Descrizione: bella escursione ad anello che si sviluppa ai piedi del versante orientale della Presanella, in un ambiente caratterizzato dalla presenza di numerosi laghi e che mostra in maniera evidente l’azione modellatrice dei ghiacciai. Magnifico il panorama verso le Dolomiti di Brenta. Dal bivio Mandra Larici si seguono le indicazioni per il rifugio Segantini (n. 211) che portano nella conca della Malina d’Ámola e alla malga omonima. Al ponticello sulla Sarca d’Ámola, anziché salire per la via più breve al rifugio, si percorre il sentiero Michele Mattasoglio (n. 211B). L’itinerario si abbassa tra i sassi contornando il pascolo del verde catino e risale gradatamente, supera un verde ripiano e rimonta con strette curve un tratto più ripido, attraversando verso destra fra numerosi minuscoli laghetti sul bel terrazzo glaciale adiacente il rifugio Segantini. Dal rifugio, base di partenza per la salita alla Presanella, si prosegue sull’itinerario 216 che attraversa il ponte sospeso sulla Sarca d’Ámola, passa dai pianori morenici del Pian del Sass (splendida veduta sulla pianura morenica della Presanella) e compie un largo giro a mezzacosta fino al Bochet dell’Om. Discesi in direzione del bivio Cornisèllo superiore, si incontra in breve il bivio con sentiero 238, che si segue fino al Rifugio Cornisèllo, passando per il pittoresco Lago Nero e a monte del Lago di Cornisèllo inferiore. Raggiunta la strada proveniente dalla val Nambrone, la si discende per circa 3 km ritornando al punto di partenza.

Calabria – Sentiero dei Giganti, Parco della Sila

Dislivello: 120 m. Sviluppo: 2.5 km. Difficoltà: T. Tempo di percorrenza: 1 ora.

Descrizione: breve e remunerativa escursione in ambiente boschivo nella Sila Piccola, nel gruppo montuoso APMER 149 – Monte Gariglione. Muovendosi con circospezione, è possibile avvistare il gufo reale, lo scoiattolo nero, la volpe, il cinghiale, il cervo, il daino, il capriolo. Lungo il percorso sono presenti maestosi esemplari di abete bianco, faggio e pino laricio. Fontana al punto di partenza. Dalla caserma forestale del Gariglione, costruzione in stile alpino realizzata nei primi anni del 1900 per ospitare le maestranze durante i tagli boschivi, si imbocca a sinistra il sentiero Cai 312b, noto anche come Sentiero dei giganti, perché ricco di imponenti esemplari di abete bianco, faggio e pino laricio scampati al taglio. Si risale il bosco fino a uscire su una sterrata di servizio a un ponte radio dei Vigili del Fuoco, e si continua a destra, fino a un secondo bivio. Da qui si svolta a destra, camminando lungo un viottolo contorto e roccioso, passando accanto a due “giganti”, un abete bianco e un pino laricio; poi si attraversa un’Area life, cioè una zona finalizzata alla produzione e diffusione del seme dell’abete bianco, in quanto il locale ecotipo è risultato resistente alle piogge acide. Si continua passando per un punto panoramico sulla Valle di Tacina, da dove si piega verso sud est, scollinando prima sul versante ovest e poi, inserendosi più a ovest del punto d’intersezione nella fase di salita, nella sterrata di servizio al ponte radio. Si svolta a destra, scendendo tra gli ultimi “giganti”, faggi e abeti bianchi, fino a uscire in un’ampia radura e proseguire a sinistra sulla strada che conduce alla Caserma del Gariglione.

Lombardia – Bivacco Rifugio Lorenzini, Valle Camonica

Dislivello: 420 m. Sviluppo: 12.3 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 4.30 ore.

Descrizione: escursione panoramica, interessante e facile. Si sviluppa in larga parte su strada agro-silvo-pastorale per il servizio alle varie malghe della zona e con circolazione vietata ai mezzi motorizzati. Si segue il segnavia n. 6 su comoda strada sterrata ammirando il versante nord est del massiccio della Presolana, la conca della Val di Scalve e il gruppo del San Fermo – Moren. L’ambiente circostante è caratterizzato da una ricca vegetazione di faggi e abeti, e da ampie radure ancora ben falciate dai numerosi contadini delle aziende zootecniche di Borno. Dopo circa 2 km la strada si biforca: si continua lungo il sentiero n. 6, che prosegue in piano ed in leggera salita; dopo circa 700 m la strada diventa più dissestata e in parte rovinata dalle piogge, e inizia a salire in modo deciso fino a sbucare nell’ampia radura delle Pozze di Valsorda (1382 m). Qui il sentiero piega decisamente a destra (verso sud ovest) ed entra nel bosco (in tarda primavera si può ammirare la fioritura del maggiociondolo). Dopo 25 minuti su sentiero a volte sconnesso per le radici degli alberi ma sempre suggestivo, si scende leggermente e si arriva in una nuova radura; dopo pochi minuti, scollinato un piccolo passo e in mezzo ad un grande prato (il Pratolungo) appare il Bivacco-Rifugio Lorenzini, ricavato da una vecchia malga e gestito dal gruppo Alpini (1475 m; 2 ore dall’auto). L’edificio porta il nome del tenente colonnello Ferruccio Lorenzini che l’8 dicembre 1943, nei pressi della Malga di Pratolungo, guidò i suoi partigiani in uno scontro a fuoco contro un numeroso gruppo di fascisti delle Brigate Nere. Morirono 5 partigiani e 14 furono catturati, tra cui lo stesso Lorenzini che, dopo un trasferimento a Brescia, verrà fucilato assieme ad altri patrioti il 1° gennaio 1944. Il colonnello Lorenzini è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Accanto al Rifugio, un cippo che ricorda i fatti del 1943. Si rientra seguendo sempre il segnavia n. 6, che scende sulla strada agro-silvo-pastorale fino alla Malga Guccione (1427 m); da qui, volendo, seguendo le indicazioni in circa un’ora si può giungere in cima al Monte Altissimo (1703 m). La discesa prosegue seguendo il sentiero n. 4, che incrocia la nuova strada agro-silvopastorale verso Malga Corvino, tenendosi però più alto sulla strada. Si riprende il segnavia n. 5 e si arriva alle Pozze di Valsorda, dove si incrocia il sentiero n. 6a che in pochi minuti porta al nuovo rifugio Valsorda (ricavato da un’altra vecchia malga), ancora in costruzione, e prosegue sino a Croce di Salven.

Marche – Grande Anello del Conero

Dislivello: 500 m. Sviluppo: 12 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: percorso ad anello di ampio respiro nella natura mediterranea e al cospetto di ampi e interessanti panorami. Dal parcheggio, ci si incammina verso le case di Poggio Sant’Antonio. L’attacco del sentiero n. 301 è sulla sinistra dell’Osteria del Poggio (tabella esplicativa d’inizio escursione). Salendo, si attraversa una zona di ex coltivi (cespugli di ginepro, ginestre e saracchi o tagliamani), per entrare poi nel bosco (in prevalenza di pino
d’Aleppo) e con erta salita, in circa 30 minuti, si giunge a Pian Grande. Da qui, sulla sinistra (staccionate di protezione) si offrono affacci sui dirupi che incombono sulla plaga di Portonovo. La vista è grandiosa e permette di verificare come la “baia verde” abbia avuto origine da una frana staccatasi da Pian Grande. A un evidente quadrivio (segnavia, capannina e area di sosta attrezzata) si gira a sinistra (301a). Il sentiero, abbastanza sostenuto, sale nel bosco fino ad immettersi in una stradetta, che si segue a sinistra fino a uno slargo. Superato un dosso a sinistra, ci si trova su una piazzola detritica (Belvedere Nord) che permette di spaziare sulla costa da Portonovo fino a Senigallia e oltre. Ritornati sul sentiero principale si sale ancora fino a guadagnare la strada asfaltata nei pressi della cima, dopodiché, con breve discesa, si perviene all’ex Monastero camaldolese passando dal parcheggio sommitale (servizi igienici e acqua potabile) tra i due bar. Percorso un bel viale di lecci secolari si incontrano la Chiesa di San Pietro (XI-XII sec.) e i resti del complesso monastico, in gran parte trasformato in albergo. Il sentiero, superati gli annessi monastici su lato mare (segnavia 301), continua in un bosco di latifoglie (scorcio sulle Due Sorelle), supera uno spiazzo, detto dell’Osservatorio (notare un basamento in muratura, già supporto per l’osservazione e studio dell’eclisse totale di sole del 1961) e scende sulla sinistra, su fondo roccioso e tra fitta macchia mediterranea (leccio, corbezzolo, lentisco, terebinto, cisto, ecc.) che, cambiata l’esposizione del versante, si sviluppa rigogliosa. Continuando la sua discesa, il sentiero conduce a uno splendido balcone naturale: il Belvedere Sud, da cui si hanno vedute superbe sul Passo della Croce (detto anche del Lupo), sulle Due Sorelle, sugli scivoli rocciosi (pareti orientali), sulle località a sud del parco e a volte, sulle opposte sponde della Dalmazia. Dopo il Belvedere si perde quota rapidamente e, superato il bivio a sinistra con la variante 301c (possibilità con breve diversione di vedere la cappella rupestre Grotta del Mortarolo), si scende fino ad intercettare (costeggiata una villa sulla sinistra) una sterrata. Si prende a destra, si oltrepassa un quadrivio (il Vallone) e si continua diritti in salita guadagnando il Bar Belvedere e quindi la strada comunale del Conero (segnavia), che si segue in discesa fino a incrociare sulla destra (spiazzo con parcheggio) il segnavia del 301, che in breve conduce al bivio con il 305. Si gira a destra e, seguendo il 305, si risale la vallecola del Fosso San Lorenzo, fiancheggiata da vecchie cave di pietra e ormai ampiamente riconquistate dalla vegetazione (pini, lecci, corbezzoli, ginestre, ecc.). Una delle cave è sito di rilevanza internazionale per l’osservazione dello strato K/T, che registra traccia degli sconvolgimenti ed estinzioni di massa (tra cui i dinosauri) di 66 milioni di anni fa. Giunti all’ultima cava, il sentiero piega a gomito sulla sinistra e risale tra fitto bosco (pini, lecci, carpini e ornielli), fino a sfociare con lungo viale rettilineo nell’ampia radura erbosa di Pian Raggetti (arboreto con grande esemplare di cedro del Libano, vasto panorama verso le colline e gli Appennini (Sibillini, Laga, Gran Sasso). In discesa si prende la direzione nord ovest e, dopo brevi tratti del 306-306c-307°, si giunge sul 307 alle Grotte Romane, antica cava attiva già dal I sec. a.C., scavata in gallerie parallele sostenute da poderosi pilastri. Seguendo il sentiero 307, con lunga discesa nel folto del bosco si torna al punto di partenza.

Umbria – Alla scoperta del Lago Trasimeno

Dislivello: 600 m. Sviluppo: 14,5 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5 ore.

Descrizione: il percorso, che riserva anche interessanti scorci panoramici, attraversa una delle aree più vocate per la produzione dell’olio d’oliva di qualità del Trasimeno. Si possono osservare le due diverse tecniche di coltivazione utilizzate: verso l’alto si possono ammirare i classici olivi “a vaso” tipici delle colline del luogo; verso il basso, e lo si può osservare nella fase finale dell’itinerario, si nota la disposizione e il portamento tipico dell’olivicoltura intensiva. Si parte dal cimitero di Torale (296 m), immerso in un oliveto, e si sale tranquillamente sino al piccolo borgo (334 m), sede di un’azienda agrituristica. Si continua a salire fino ad arrivare, con alcuni cambiamenti di sentiero, fino al cimitero di Vernazzano (437 m). Arrivati al cimitero, prendendo a sinistra la strada asfaltata si passa davanti alla chiesa di Santa Lucia e, proseguendo, si attraversano le case di Vernazzano Alto, dove tra due edifici, ben indicato, sulla destra un viottolo, che poi diventa sentiero, in circa 500 m conduce all’antico borgo di Vernazzano, costruito sulle pendici del Monte Castiglione e del quale oggi restano in piedi un frammento della chiesa castellare fuori dalle mura, frammenti di case e fortificazioni e la vecchia Torre pendente a picco su un precipizio. Si torna indietro al cimitero, da dove si piega sulla destra e si prende l’ampia strada che sale verso le Tassinaie. Lungo questo tratto, sulla sinistra si costeggia un allevamento di cavalli e sulla destra un edificio piuttosto originale che ospita un museo della civiltà contadina. Dopo Tassinaie, si piega a sinistra e ci si inoltra in un bosco alto che costeggia un fosso, sino ad arrivare a una terrazza naturale, molto luminosa, dove si trova un bel casale a pianta rettangolare. Si continua tra saliscendi fino ad arrivare, facendo attenzione alla segnaletica, alle prime case della Cima di Tuoro o Gosparini. Siamo sotto il Monte Castiglione (802 m) che è uno dei rilievi più importanti di questa fascia collinare. Si continua a camminare toccando l’altezza massima dell’itinerario (704 ), poi si prosegue diritto, imboccando la strada che scende nel bosco (per chi volesse raggiungere la cima del Monte Castiglione, percorso circa 1,9 km da Gosparini un sentiero sulla sinistra, ben segnalato, porta alla sommità, da dove, piegando a destra, si ritorna sull’ampia carrareccia in precedenza abbandonata). Gli alberi si aprono dopo un po’ su un’altra terrazza panoramica, dove s’incontra un esempio di ristrutturazione di un vecchio casale particolarmente riuscita (Casa Vaglie). Ora si continua attraversando una macchia bassa, sino a incrociare la strada che arriva dal Monte Castiglione. Si continua sulla destra e si giunge a una zona a pascoli ricca di erica e particolarmente suggestiva per gli scorci verso il bacino del Trasimeno e i rilievi della zona di Umbertide. Incontrando cavalli al pascolo, si arriva alla Casa Renaglia (596 m), caratterizzata dall’enorme affioramento roccioso sulla quale essa è costruita. Da là si scende verso la Villa del Pischiello attraversando porzioni di bosco di leccio, corbezzolo, cisto, ginestra, roverella, e poi antichi oliveti che si aprono su belle vedute del lago. Si raggiunge il viale monumentale di cipressi del Pischiello, e lo si percorre in discesa per un tratto fino a girare a destra per la stradina che riporta al cimitero di Torale.

Friuli Venezia Giulia – Anello del Monte Lovinzola

Dislivello: 900 m. Sviluppo: 10 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 6 ore.

Descrizione: interessante e panoramico percorso escursionistico nelle Prealpi Carniche, facile e senza eccessivo dislivello, che sale fino ai 1780 m della Forca Cormolina. Si parcheggia alla Sella Chianzutan (955 m) e si prende il sentiero Cai 806. Si vedrà subito una “cavalletta”, cioè un pilone in legno della vecchia teleferica usata un tempo per il trasporto a valle dei blocchi di marmo estratti dalla cava del Monte Lovizola. Il sentiero s’inoltra poi nel bosco, con pendenza sensibile, e raggiunge le prime balze rocciose. Si continua per un bel tratto che segue l’orografia del monte, con comode cenge; superata una selletta, si giunge alla Casera Val (1655 m), con annesso ricovero sempre accessibile. Poco dopo si perviene alla Forca Cormolina (1780 m), il punto più alto dell’intero percorso. A questo punto il sentiero scende alla Casera Lovinzola di sopra e, sempre in mezzo al bosco, aggira tutto il gruppo montuoso (a un bivio occorre prendere il sentiero 809). Toccata la strada sterrata di servizio alla cava, se ne percorre un breve tratto, fino alla Casera Presoldon (1314 m), posta su un panoramico spiazzo che domina la Valle del Tagliamento con gli affluenti Degano e But e i centri abitati di Enemonzo, Villa Santina e Tolmezzo. Nelle vicinanze, il sentiero 809 prosegue, s’inoltra nel bosco e continua l’aggiramento della dorsale che scende dal Colle dei Larici. Dopo un po’ sfocia in un’altra stradina, che porte a un incrocio passato al mattino, poco sopra il parcheggio.

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