Itinerari

Nuovi sentieri da scoprire insieme al Club Alpino Italiano

Il weekend è alle porte ed è il momento di scegliere nuovi sentieri da esplorare. Di seguito i suggerimenti settimanali forniti dal Club Alpino Italiano nell’ambito dell’iniziativa “Scopriamo nuovi Sentieri”. Promossa per evitare assembramenti da parte degli escursionisti sugli itinerari più noti. Le schede tecniche dei sentieri in elenco ricordiamo essere scaricabili dalla pagina Facebook del CAI.

Emilia Romagna – Montovolo e dintorni

Dislivello in salita e in discesa: 500 m. Sviluppo: 7 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Descrizione: il percorso è altamente remunerativo per le tante emergenze storiche e ambientali che si incontrano; è parecchio articolato e, pur non presentando particolari difficoltà, richiede un po’ di attenzione. Lungo il cammino ci s’imbatte in case-torri, con opere scolpite dai Maestri Comacini e che videro all’opera artigiani, muratori, scalpellini, stuccatori; ma avanno anche menzionati i boschi, e i prati che mostrano straordinarie fioriture. Si parte a piedi dalla Chiesa di Vimignano; ci si sposta per meno di 100 metri verso sud e si segue, a destra e in discesa, il segnavia 039a, che si immette sullo 039 nel vicino e antico borgo di La Scola (Sculca), dove si trova un cipresso di 700 anni (quante storie ci potrebbe raccontare!), uno dei centri medioevali meglio conservati del nostro Appennino. Un luogo che nacque come postazione di guardia: c’è ancora il corridoio pensile che permetteva di spostarsi da un edificio all’altro senza mai scendere a terra; e ci sono le feritoie, per vedere i visitatori alla porta. Uscendo dal borgo, si continua in direzione sud est; il percorso attraversa boschi, campi e stradine; in meno di un chilometro si giunge alla casa-torre Ca’ Dorè; poi, seguendo sempre il segnavia 039, nell’arco di 2 km s’incontrano Il Poggiolino e Predolo, dove uno scultore lavora l’ottima arenaria che un tempo veniva estratta in questa zona. Ancora 400 metri e si arriva a un bivio; ignorando a sinistra il segnavia 039a (lavatoio), che occorrerà seguire al ritorno, si continua a destra, sempre sullo 039. Si giunge a La Costa; qui si abbandona l’asfalto per prendere, a sinistra, la vecchia mulattiera che sale verso Montovolo. S’incontra prima la Foresteria, poi il Santuario della Beata Vergine e l’Oratorio di Santa Caterina, che mostra evidenti i segni dell’ultima guerra, e si perviene sul Balzo di Santa Caterina, il punto più alto del percorso, su cui sono collocati 12 sassi dedicati ai bambini vittime del disastro aereo della Scuola Salvemini di Casalecchio (6 dicembre 1990). Per scendere, bisogna seguire le ceramiche che riportano i nomi dei ragazzi (sentiero 039c) per circa 500 m, in parte nel bosco, fino a reimmettersi sul percorso dell’andata fino a oltre La Costa, dove, al lavatoio, si prende il segnavia 039a. In meno di 1km si arriva a Campolo, antico borgo di cavatori e scalpellini; il segnavia 039a si snoda nel centro del borgo e scende sulla vecchia mulattiera immettendosi, prima del Borgo di Cavallino, sulla stradina asfaltata. Ancora 300 m e si rientra a Vimignano.

Lombardia – Family CAI: dal Colle di Valcava al Monte Linzone

Dislivello: 100 m. Sviluppo: 5.5 km. Difficoltà: T/E; percorso idoneo anche ai disabili senza particolari problemi di deambulazione. Tempo di percorrenza: 2.30 ore.

Descrizione: interessante gita che, dalla sommità del Monte Linzone, regala amplissimi panorami sull’arco alpino. Da sud, la sommità del Linzone, uno dei rilievi del sistema montuoso dell’Albenza, appare come un tondeggiante cupolone che, verso est, scende fino alla lunga cresta sovrastante il sentiero che parte dalla Roncola San Bernardo. A nord ovest digrada con un susseguirsi di dossi e avvallamenti fino al Colle di Valcava; dal colle, il percorso segue per lo più il crinale spartiacque fra la valle San Martino e la valle Imagna. L’escursione inizia nei pressi di un ripetitore per la televisione, su una sterrata che, dopo un breve tratto, va abbandonata per prendere, a sinistra, il sentiero un poco accidentato (segnavia Cai 571) che risale una valletta e un largo pendio, fino a raggiungere le recinzioni dei ripetitori. Arrivati a un piccolo colle erboso, si lascia alle spalle l’ultimo ripetitore e, senza perdere quota, si continua a sinistra per superare un breve dirupo e attraversare, con un po’ di attenzione, un passaggio tra roccette e arbusti; superato il passaggio e risalito senza difficoltà un altro pendio, si arriva sul panoramico crinale del Prato della Costa (1418 m). Ora, su terreno aperto e con la croce del Monte Linzone in vista, si cammina tranquillamente verso la cima (1392 m; 1 ora dalla partenza). Vicino alla croce è stata posta, a cura della Sottosezione Cai di Ponte San Pietro, una tavola d’orientamento. Sulla sommità il panorama si allarga a 360 gradi sulle Orobie, sul gruppo del Monte Rosa e le più lontane cime delle Alpi. Nelle giornate limpide, a sud, oltre la pianura padana, si profilano gli Appennini e, verso sud ovest, è visibile anche il Monviso. Dopo una meritata sosta si scende sul versante opposto fino al colle su cui si trova la chiesetta della Sacra Famiglia e il vicino agriturismo Al Colle (1250 m). Variante per il ritorno: dalla chiesetta si può seguire il sentiero pianeggiante sulle pendici meridionali del Linzone; superato un cascinale diroccato, si continua fino abun avvallamento prativo dove si incontrano due baite. Lasciato a sinistra il sentiero che scende nella faggeta, si sale verso il crinale e, nei pressi di una baita, si prende il sentierino che passa tra i faggi; dopo un breve tratto, usciti dal bosco, occorre risalire il pendio fino al piccolo colle dove si ritrova il sentiero 571, percorrendo il quale si ritorna, accompagnati dalle antenne, al Colle di Valcava.

Marche – Anello del Monte Careschio

Dislivello: 915 m. Sviluppo: 14 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5-6 ore.

Descrizione: suggestivo sentiero ad anello anticamente percorso da pastori. Alla confluenza dei torrenti Ussita e Nera, l’antica città di origine medievale di Visso è sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il percorso, risalendo il boscoso fianco sinistro della Valle dell’Ussita permette di ammirare le maestose pareti del Monte Bove Nord e le superbe quinte che lo compongono. Raggiunti i piani sommitali, prima di scendere all’altopiano di Macereto, è doveroso rivolgere lo sguardo a sud per ammirare la Valle di Panico e i monti che la racchiudono: Monte Rotondo, Pizzo Tre Vescovi, Pizzo Berro, Monti Bove Sud e Nord. Nel mezzo dell’omonimo altipiano sorge solenne e ieratico il Santuario di Macereto, complesso religioso rinascimentale tra i migliori esempi di fusione tra arte, storia, cultura e paesaggio montano delle Marche. L’anello si chiude percorrendo un tratto del Grande Anello dei Sibillini. Gli effetti del sisma del 2016 si presentano all’escursionista in più punti del percorso, evidenziando la drammaticità della ferita inferta al territorio, ma allo stesso tempo fanno riflettere sulla tenacia della popolazione montana che, con dolore e fatica, combatte quotidianamente per difendere il suo tessuto sociale, economico e culturale. Il percorso, indicato con la sigla E7 sulla carta del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, inizia dalla Torre del castello di San Giovanni (o della Rocca), dove si imbocca un breve tratto di sentiero che raggiunge il Grande Anello dei Sibillini (GAS). Si risale il GAS fino a quota 813, dove si intercetta sulla destra la partenza del sentiero 307 che occorre seguire in tutto il suo percorso, fino ad incrociare il sentiero 306 che, salendo dalla Guaita di Ussita, arriva alla Sella delle Arette (q. 1113, rifugio di pastori). Di qui, attraversata la strada asfaltata, si segue la sterrata che poco dopo intercetta il sentiero 279 che scende per prati (attenzione agli omini) al Santuario di Macereto. Dopo una breve visita al santuario si riprende il percorso del grande anello in direzione sud sud ovest che, attraversato il fosso in prossimità del santuario, risale per prati e stazzi (ricordarsi di chiudere i cancelli al proprio passaggio) a una sella fiancheggiata dal bosco a quota 1152 (San Macario). Sempre seguendo l’evidente sentiero in direzione sud sud ovest, si incontra la fonte dell’Oppio (1017 m). Poco dopo, proseguendo sulla sinistra al successivo bivio, si ritorna all’interno della pineta fino a raggiungere la deviazione del percorso di salita e quindi la Torre della Rocca.

Umbria – Monte D’Ansciano e Monte Ingino

Dislivello: 500 m. Sviluppo: 7 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 2.20 ore.

Descrizione: itinerario tranquillo, di modesto dislivello e adatto a tutti, che offre interessanti scorci panoramici sulla Valle di Gubbio e su un’ampia porzione dell’Appennino centrale, oltre che la possibilità di una visita al chiostro e alla basilica di Sant’Ubaldo. Si parte dalla porta di San Girolamo, posta lungo le mura a monte della città. Si segue il sentiero n. 253 dapprima su strada asfaltata; dopo qualche centinaio di metri si taglia a sinistra per una scorciatoia su sentiero che permette di evitare i tornanti. Si riprende la strada in corrispondenza dell’ultimo tornante e si arriva al monastero di San Girolamo. Il piazzale antistante l’ingresso è una terrazza panoramica sulla Valle di Gubbio. Si continua a sinistra su una vecchia strada che, dopo un tornante, giunge a una recinzione; si oltrepassa un vecchio cancello abbandonando il sentiero n. 253 e si continua diritti lungo il sentiero n. 261. Il percorso sale nel bosco fino a un tornante panoramico verso sud, per arrivare poi ai prati sommitali dove subito si gira a sinistra continuando lungo il crinale fino alla cima del Monte d’Ansciano. Da lassù si gode di una magnifica vista su Gubbio e sul Monte Ingino e di uno stupendo panorama a 360 gradi su tutto l’Appennino centrale, spaziando fino al Monte Subasio e al Monte Tezio. Si segue ancora il crinale verso destra e poi per prati, in direzione nord, si scende alle strutture turistiche del Parco di Coppo. Alla fontana si gira a sinistra lungo il sentiero n. 251/253, aggirando il promontorio e rientrando nel bosco fino all’incrocio tra i sentieri n. 251 e n. 253. Si continua a destra sul sentiero n. 251 in discesa e, dopo poche centinaia di metri, si giunge a un altro bivio con il sentiero n. 257. Si segue quest’ultimo a destra, si attraversa un fosso e si risale fino alla strada asfaltata che conduce alla basilica di Sant’Ubaldo. Si percorre la strada verso sinistra per 100 m, per abbandonarla dalla parte opposta continuando sul sentiero che sale dapprima a fianco della strada e poi piega a destra poco al di sotto di un palo di una linea elettrica. Si continua a salire in diagonale fino alla cima del Monte Ingino, raggiungendo prima una vecchia rocca, quasi completamente distrutta, e poi una seconda rocca dove si può salire per ammirare dall’alto il panorama sulla Valle di Gubbio. Tornati sul sentiero si scende fino alla basilica di Sant’Ubaldo e, dopo una doverosa visita al chiostro e alla chiesa che custodisce il corpo del patrono di Gubbio, si scende sugli “stradoni””con tornanti fino alla “1a Cappelluccia”. Qui si riprende il sentiero n. 251, che taglia gli ultimi tornanti, e si perviene alla porta di Sant’Ubaldo, sulle mura urbiche a nord della città, 300 m sopra il punto di partenza (che si raggiunge scendendo sulla strada lungo le mura).

Trentino – Monte Tomeabrù e Cima Parì

Dislivello: circa 650 m (400 m senza la deviazione a Cima Parì). Sviluppo: 8,1 km (+ 2,2 per la deviazione a Cima Parì). Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 5.30 ore (4 ore senza la deviazione).

Descrizione: facile escursione nelle Alpi Ledrensi settentrionali, di grande soddisfazione, che da Malga Trat, base di partenza anche per il Rifugio Nino Pernici, raggiunge le cime Carét, Tomeabrù e Parì, punti panoramici e luoghi di notevole interesse naturalistico e storico. Dal bivio antistante Malga Trat si segue il “Senter de la Vache”, dedicato a Jacopo Santoni (n. 435), che costeggia, fra la rada vegetazione, il versante ovest del Dos dei Seaoi e sale al Bochét de Carét (1802 m; 1.15 ore), sul crinale che si affaccia sulla suggestiva valletta di Savàl. Dalla sella si volge a destra (sud ovest), percorrendo, a fianco di trincee e postazioni della Prima guerra mondiale, il panoramico spartiacque fra la Val di Savàl e la Valle di Ledro; lo si segue, passando per Cima Carét (1793 m), privilegiato punto di osservazione sulle Alpi Ledrensi settentrionali, e si cala fino al Monte Tomeabrù (1732 m; 2 ore), splendido balcone sulla Valle di Ledro e sul suo incantevole lago. Percorsa a ritroso parte della cresta, per traccia evidente, si scende in breve a Malga de Savàl (1691 m) per risalire (n. 454) la bella prateria fino a Bocca de Savàl (1740 m; 2.30 ore). Dal valico, una serie di camminamenti della Prima guerra mondiale – che disegnano il versante nord ovest della Cima Parì – conducono fino alla sommità del monte, massima elevazione del crinale fra la Rocchetta e Bocca di Trat, da cui si gode un’eccezionale vista geografica sulla Valle di Ledro e sulle Alpi Ledrensi (1991 m; 3.20 ore). Dalla cima, ritornati a Bocca di Savàl (ruderi di baraccamenti della Prima guerra mondiale nei pressi), ci si immette sul sentiero 413 che, verso nord, conduce al Rifugio Pernici (1599 m; 5 ore). Dalla vicina Bocca di Trat si segue il sentiero 403 che riporta a Malga Trat e al punto di partenza.

Basilicata – Monte Volturino, Sentiero del Ventennale

Dislivello: 1100 m. Sviluppo: 15 km. Difficoltà: E. Tempo di percorrenza: 6 ore.

Descrizione: è uno dei sentieri storici della Sezione di Potenza, disegnato e segnato nel 2010, sulle tracce di antiche mulattiere che mettevano in comunicazione i paesini appollaiati sui monti dell’area più interna della regione. Siamo nel cuore dell’Appennino Lucano, al centro di un ampio e frastagliato gruppo montuoso, spoglio e roccioso da una parte, verdeggiante nell’altra. Il Sentiero del Ventennale inizia dalla Sorgente Copone, situata appena fuori dal centro abitato di Marsicovetere, e termina sulla cima del Monte Volturino. Il parcheggio prossimo alla Sorgente Copone, facilmente raggiungibile in macchina, può contenere numerose autovetture. Chi volesse visitare il centro abitato prima dell’escursione, potrà raggiungere il punto di inizio del sentiero seguendo le indicazioni stradali. Dalla Sorgente Copone si imbocca il sentiero 501 che costeggia il Fosso Salicone e attraversa la Pineta delle Calanche, per poi giungere al quadrivio di Tuppo delle Seti. Da qui si attraversano le praterie sottostanti la strada asfaltata e si procede nella fitta faggeta per arrivare alla fontana ubicata al margine di Piano dell’Imperatore. Si attraversa il pianoro, si raggiunge la chiesetta e si costeggia per un breve tratto il bosco, per poi addentrarvisi e seguire il sentiero che raggiunge la cima del Monte Volturino, da dove si può godere di un’ampia visuale e di un superbo panorama: la Val d’Agri, con i suoi numerosi centri abitati; la vicina Montagna di Viggiano, con il santuario che ospita la Madonna Nera, patrona della Regione. Il profilo delle altre montagne della Basilicata: le guglie gotiche delle piccole Dolomiti lucane ad est, le solitarie vette del Vulture che dominano la Valle di Vitalba e l’ampio cratere vulcanico a nord; a nord ovest l’alta barriera degli Alburni e a occidente le creste del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano; a sud il Monte Sirino e il Monte Alpi, prima dell’ampio e azzurro arco del massiccio del Pollino. Si ritorna seguendo il sentiero 501A lungo la panoramica linea di cresta in direzione sud est, che conduce nuovamente a Piano dell’Imperatore. Dietro la fontana si prosegue lungo il sentiero 501A nella faggeta; poco dopo si attraversa la strada asfaltata e si raggiunge un ampio prato con sorgente e area pic‐nic. Si risale il vallone che separa Scarrone di Mezzo da Serra la Mandra e, una volta raggiunto il passo, aggirando Serra la Mandra, si scende fino a riportarsi al quadrivio di Tuppo delle Seti, dove si incrocia il sentiero 501 che conduce alla Sorgente Copone.

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