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Bivacchi CAI a rischio contagio. Da utilizzarsi solo per emergenza

“Bivacco inagibile causa emergenza Covid-19. L’accesso equivale all’assunzione per l’utente del rischio di contagio da Covid-19. Utilizza il bivacco solo in caso di emergenza”. Questo il testo che campeggia sul cartello inviato dalla Commissione centrale rifugi e opere alpine del Club Alpino Italiano, in formato pdf, ai presidenti dei Gruppi regionali, delle Commissioni regionali rifugi, del Club Arc Alpin e delle Sezioni. Avviso che si fa richiesta alle Sezioni proprietarie dei bivacchi di stampare e posizionare sulla porta di accesso degli stessi.

“Dopo un’attenta ed approfondita riflessione abbiamo concluso che i bivacchi non si possono chiudere poiché, in caso di emergenza, rappresentano l’unico punto di ricovero possibile per gli alpinisti”, ha spiegato il presidente della Commissione centrale rifugi Giacomo Benedetti. “Riteniamo però giusto e corretto ricordare che gli spazi, essendo esigui e non sanificati, non garantiscono all’avventore i requisiti, anche minimi, di sicurezza, esponendoli al rischio di contagio”.

“Esistono bivacchi non in quota, e ci possono essere escursionisti che pensano di poterci andareha aggiunto il Presidente generale Vincenzo Torti durante la diretta Instagram con Hervé Barmasse di domenica 10 maggio – . Il cartello spiega appunto che il bivacco è inagibile e riservato esclusivamente alla più stretta emergenza”.

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6 Commenti

  1. Ma diamoci una calmata! Allora nn si doveva entrare neanche prima ! Vi siete già dimenticati dell HIV ? Cosa pensate che sia meno contagioso??? Basta con il terrorismo! Aprite occhi e mente!

    1. L’Hiv non si prende toccando una cosa toccata da un positivo. Il covid19 sì.

      Forse Angelo, la mente e gli occhi potresti aprirli tu, no?

  2. Si può dormire fuori se si ha il materiale per farlo, l’emergenza è una cosa strana.
    All’Eccles (2 bivacchi?) si va per far vie e le guide ci vanno coi clienti, raramente per emergenza, in altri si va di solito a dormire per non spendere soldi e non doversi portare del materiale da bivacco.
    Bel problema organizzativo, ben risolto,
    Quasi tutti i bivacchi sono cai o caai ?
    Sorgono problemi di competenza e di responsabilità, o basta un bel cartello ?

  3. Imparimo da come gestiscono la crisi i nostri vicini austriaci e svizzeri…loro sono tranquillamente al ristorante con gli amici. Noi siamo vittime della paura che ci hanno inculcato e delle assurde norme da applicare. Svegliamoci italiani. Sono convinto che noi amanti delle montagne siamo già abitati a guardare più lontano degli altri….

  4. Tutto giusto..ma anche prima era uguale..cito esempi.. alpinisti portatori di dermatiti o patologie altre i cui residui biologici restano sulle coperte ,suppellettili,ora ne rifugi da tempo ci sono le lenzuola usa e getta ma pensate ai giacigli ,ai cuscini ,alle coperte,le deiezioni nei pressi dei bivacchi.. e le mani non lavate che si posano ovunque…più soggetti assiepati vicini in spazi ridotti con starnuti etc.etc ..il problema igiene comportamentale,e di accettabilità dei luoghi e da anni che esiste..ma non è cambiato niente vi è solo un virus più cattivo degli altri..più contagioso,più mortifero e che per il 90 per cento ,viene da aree il cui concetto d’igiene è estremamente molto approssimativo…e da aree che hanno visto partire altri tipi di virus..

  5. Anche in era pre Covid…i bivacchi incustoditi da me usati per necessita’ non erano come una sala operatoria sterile..sento ancora odore di coperte e materassini ammuffiti…Potendo sempre meglio tornare a casa o alberghetto a pagamento.

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