Arrampicata

Alessandro Zeni libera “Cryptography”, la placca più dura al mondo

Lo scorso 11 gennaio Alessandro Zeni, agile atleta della Sezione Militare di Alta Montagna del Centro Sportivo dell’Esercito di Courmayeur, è riuscito nell’impresa di salire una delle placche più dure al mondo, a Saint Loup, in Svizzera. Un enigma, come lo definisce il giovane climber di Mezzano (TN), risolto grazie alla identificazione di una linea nuova che ha ribattezzato “Cryptography” (9b). Non poteva scegliere nome più adatto Zeni, per riassumere il progetto, iniziato nel 2017, che lo ha portato al successo. Una vera opera di decifrazione delle possibili linee in falesia, fino a trovare la soluzione.

“La crittografia è la capacità di rendere un messaggio incomprensibile a tutti tranne che al legittimo destinatario – spiega Alessandro – . Quest’arte di non farsi capire è anche parte della Natura stessa e senza il giusto sistema di decriptazione certi enigmi non possono essere risolti”.

La notizia non giunge a caso al termine del lockdown, ma come decisione ponderata del Centro Sportivo dell’Esercito e del team Karpos, di cui Zeni è ambassador. “Siamo stati molto combattuti nel farlo uscire in questo momento così delicato per il nostro Paese e per il mondo intero – spiega Giuseppe Lira Brand Manager di Karpos – . Ma forse sono proprio imprese di questo tipo che ci possono aiutare a trovare l’energia per pensare a nuovi progetti e nuove sfide e superare le difficoltà che oggi viviamo”.

L’arrampicata in placca, tra intuito e equilibrio

Giochi di intuito e di equilibrio quelli che a quanto pare affascinano Alessandro, che ha deciso di cimentarsi in quella che è una forma di arrampicata un po’ dimenticata. Non perché salire in placca risulti di scarso fascino. Ma perché, come tiene a sottolineare il protagonista, non basta essere allenati farcela.

“Per me – racconta – è la massima espressione della scalata perché su questi specchi di roccia verticale si cela il dubbio dell’incertezza. Non c’è parte del corpo che possa essere dimenticata, il solo movimento di un piede, un movimento del bacino, delle spalle, del viso possono fare la differenza. Ma anche quando tutto sembra essere perfetto e ogni tassello al proprio posto, vieni trascinato verso il basso dal vuoto e ti ritrovi a pensare dove hai sbagliato. E più ci pensi, e più ti convinci che era tutto perfetto per davvero. Forse proprio per questo che viene ripudiata, perché a volte, come penso sia nella vita, per quanto tu sia preparato può comunque arrivare una sconfitta”.

Un fallimento che a detta del giovane non dipende da sé ma “semplicemente qualcuno ha deciso che non era il tuo momento”. Destino, ignoto, magia, introspezione. C’è tanto di celato dietro i passi in parete di Zeni. “Credo che questa danza verticale sia qualcosa che va oltre alla semplice riuscita o sconfitta, è un insegnamento per me molto più importante. E’ combattere fino in fondo con la consapevolezza di essere accompagnato dall’incertezza del dubbio che colora ogni movimento e ogni mio più piccolo passo”.

Nel campo del dubbio e dell’incertezza non va dimenticato poi il ruolo del meteo. Per prese così piccole e taglienti come quelle affrontate su “Cryptography”, deve fare freddo. Altrimenti i polpastrelli si tagliano, le liste scivolano e cadere è un istante.

Tre anni di decifrazione per “Cryptography”

Il progetto di Zeni a Saint Loup inizia nel 2017 quando decide di tentare la via “Bain de Sang”, chiodata e liberata nel 1993 dal grande Fred Nicole, diventando all’epoca il terzo 9a al mondo nonché la prima via di placca di tale grado.

“Fu per me una grande emozione ripercorrerla tutta e superare quella placca divenuta famosa per le sue piccole liste ad ali di mosca – racconta Alessandro – . Ma dopo questa salita la sete di ricerca non volle abbandonarmi, voltai lo sguardo a destra e scoprii ‘Bimba Luna’. Una linea chiodata e liberata da François Nicole, fratello di Fred che, a differenza di “Bain de Sang”, con andamento abbastanza continuo, “si concentra in un boulder di appena 8 movimenti posizionato a metà lunghezza e gradato 8b/+”.

“Mi immersi totalmente in questo progetto che poco tempo dopo si concretizzò, riuscendo in una delle rare ripetizioni di questa placca incredibile”. A quel punto non restava che puntare a qualcosa di più ardito e innovativo. “Qualcosa che ancora non era mai stato fatto”.

Primi tentativi, primi fallimenti

Nella mente del giovane climber scatta così una scintilla, “dopo aver saputo di quel curioso collegamento salito da Fred Nicole nel 1988 che andava a collegare le due parti ”più facili’ di queste due vie e che prendeva il nome di ‘Anaïs et le cannabis’, gradato 8c. In quel momento realizzai che sarebbe stato un progetto  interessante provare a collegare le parti più difficili di queste due placche leggendarie, la prima parte di ‘Bain de Sang’ con la seconda di ‘Bimba Luna’”.

Una bella idea, forse irrealizzabile. Alessandro inizia a tentare, trova un possibile collegamento ma c’è qualche problema. “Mi resi subito conto di quanto più difficile fosse il blocco di ‘Bimba Luna’ arrivandoci con le dita già stanche e la ghisa all’avambraccio. Un altro grosso problema era legato al fatto che gli appigli di ‘Bain de sang’ nella prima parte erano estremamente taglienti e pure il blocco di ‘Bimba Luna’ bucava con facilità i polpastrelli. Quindi il passo successivo fu anche quello di perfezionare la tenuta di ogni singola presa in modo da tagliarsi in punti differenti per avere almeno due tentativi al giorno a disposizione”.

Accorgimenti importanti che però non bastano per risolvere l’enigma. Zeni torna in falesia nel marzo 2019. Prova a salire in notturna e fallisce per un soffio.

“Cryptography” diventa realtà

Alessandro si allena un intero ulteriore anno e quando torna su “Cryptography” nel gennaio 2020, si rende conto “che qualcosa era finalmente cambiato. Non ero solamente migliorato fisicamente ma avevo acquisito una calma e una consapevolezza che forse furono la vera chiave per poter decifrare questo enigma”.

“Quel giorno riuscii a sopportare il dolore e a tenere quelle prese infime e taglienti come rasoi, spalmando i piedi sul niente, superando finalmente quel rebus che per un anno mi aveva fatto penare e sognare. Scalai libero da ogni pensiero e da ogni preoccupazione, seguendo semplicemente il mio istinto e quando finalmente afferrai quel bucone, alla fine delle difficoltà, l’energia svuotata lasciò il posto ad una calma piena e meravigliosa. ‘Cryptography’ era divenuta realtà!”.

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