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Reinhold Messner, 3 libri da leggere assolutamente

Soprannominato “il re degli Ottomila” Reinhold Messner è una delle figure internazionalmente più note in campo alpinistico. Il suo carisma e il tenore delle sue imprese hanno saputo farsi largo al di fuori degli ambienti montani, conquistandosi un posto nella cultura di massa. Capace di imprese al tempo ritenute impossibili è stato uno scalatore eccezionale, ma non solo. Come Walter Bonatti anche l’alpinista altoatesino è stato un prolifico narratore delle sue imprese. Decine i libri prodotti nel corso della sua vita, oggi vi consigliamo i 3 che più di tutti raccontano la sua storia e il suo modo di pensare.

La montagna nuda

Reinhold ritorna a narrare il Nanga Parbat dopo molti anni. Lo fa decenni dopo la pubblicazione di “Razzo rosso sul Nanga Parbat” acido racconto degli eventi che l’hanno visto protagonista insieme al fratello Günther nell’estate del 1970. In “La montagna nuda” Messner ha una maturità diversa e riesce a trasmettere sentimenti profondi. Le sue capacità narrative permettono di cogliere sfumature uniche sulla nona montagna del Pianeta: il Sacro Graal dei migliori alpinisti. Attraverso le pagine ne ripercorre buona parte della storia, quella che lo riguarda, partendo dalla spedizione degli anni trenta di Willy Merkl, fratellastro di quello che sarà il suo capospedizione: karl Maria herrligkoffer. Un uomo ossessionato dall’idea di conquistare la montagna in nome del fratello. Nel 1970 programma di raggiungere la cima dal versante Rupal. Ci riesce: Reinhold e Günther sono i primi a salire lungo quella via, ma qualcosa va storto e si vedono costretti a scendere lungo il versante opposto, quello Diamir. Ridiscendono l’intera parete passando lungo lo Sperone Mummery. Quando poi giungono ai piedi Günther viene travolto da una slavina e scompare per sempre. Dopo trent’anni Reinhold decide di ritornare mentalmente sul Nanga Parbat per raccontare la sua versione dei fatti.

Settimo grado

Un volume che appartiene alla storia della letteratura alpinistica, provocatorio e retorico al punto giusto. Reinhold racconta una parte importante della sua vita: quella prima dell’himalaysmo, quella dedicata alle vie più estreme delle Dolomiti dov’è ha dato il suo contributo all’abbandono dei mezzi artificiali in favore dell’arrampicata libera. Uno dei primi a chiedere l’aggiunta del settimo grado. Il volume racconta momenti importanti della sua giovinezza, quelli verticali vissuti sulla Philipp-Flamm, sul Sass dla Crusc, sulla Verte. Sarà difficile trovarlo, è ormai un oggetto per collezionisti, qualcuno di certo l’avrà in casa. Magari lo si può recuperare da qualche libreria paterna o materna.

La mia vita al limite

“La mia vita al limite” è il riassunto di un’esistenza incedibile. Nelle pagine di questo volume Reinhold si racconta partendo dalla tenera età, racconta il suo moto di ribellione che l’ha portato in cerca di un’esistenza diversa, lontana da quella della mera vita di valligiano. Una vita alla ricerca di limiti da superare. Sono i limiti, come dice anche il titolo, la vera essenza delle esperienze vissute da Messner. Viverli e cercare di superarli il suo obiettivo. Lo fa nei primi anni di scalata in Dolomiti, quando rivendica un nuovo grado di difficoltà, oltre il sesto; lo fa in Himalaya, quando nel 1978 raggiunge la vetta dell’Everest senza ossigeno; lo fa sul Nanga Parbat scalato in solitaria passando per il versante Diamir. Con gli anni riporta questa filosofia dal mondo verticale a quello orizzontale: in età già matura attraversa gli enormi deserti di sabbia o ghiaccio che ricoprono parte della crosta terrestre. “Di mia spontanea volontà cerco l’inferno” scrive. E in questo risiede la sua eccezionalità.

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3 Commenti

  1. Settimogrado…1974
    Bonatti:Le mie montagne ’61.I giorni grandi ’71
    Maestri : arrampicare e’ il mio mestiere ’61, Duemila metri della nostra vita ’73
    Pare ieri che si leggevano in campeggio libero in zone montagne (oggi vietatissimo) invece son passate decine di anni.

  2. Di Messner ricordo di aver letto molti anni un piccolo libro “La mia strada”. Mi è rimasto impresso. Complimenti per il vostro sito

  3. “Il limite della vita”, “Everest” ma soprattutto “Nanga Parbat in solitaria” sono quelli che preferisco di Messner. Bello anche “La mia strada” Antonio.

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