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Montagne e guide alpine dopo l’emergenza coronavirus

L’emergenza coronavirus ha portato a profonde modifiche della nostra quotidianità, che si ripercuoteranno anche nel futuro quando potremo uscire di casa. La domanda che sorge spontanea è, una volta liberi di tornare alla “normalità”, come cambierà il nostro approccio alla montagna. Un quesito cui hanno provato a dare risposta cinque guide alpine del team Grivel provenienti da tutto il mondo, immaginando lo scenario che si troveranno ad affrontare una volta tornati operativi.

Una tavola rotonda virtuale, che può essere letta per intero sul sito Grivel, che ha visto riuniti gli italiani Anna Torretta e François Cazzanelli, rispettivamente membri della Società delle Guide Alpine di Courmayeur e della Società delle Guide del Cervino, insieme al francese Damien Tomasi, membro della Società delle Guide di Chamonix e professore all’ENSA (Ecole Nationale Ski et Alpinisme), l’austriaco Hans Zloebl, pilota di elicottero e guida alpina, e da El Chalten la guida Tomas Roy Aguilò.

Il desiderio di tornare in montagna sarà grande, ma non facile

Le cinque guide alpine sono concordi sul fatto che, al termine dell’emergenza Covid-19, proveremo un forte desiderio di tornare in montagna. Ma tra desiderio e realizzazione dei propositi si potrebbe presentare qualche ostacolo.

Per François Cazzanelli la principale limitazione potrebbe essere di carattere economico. “Sicuramente quando riapriranno le porte delle montagne ci sarà molta voglia di uscire stare all’aria aperta soprattutto in luoghi isolati e selvaggi. Credo che però nell’immediato non tutti potranno permettersi il lusso di ingaggiare una guida alpina e questo sarà un problema soprattutto in vista dell’estate. Anche rifugi e funivie sono un bel punto di domanda. Temo che ci saranno delle restrizioni e magari alcune nuove norme da seguire”. Ma una volta che la situazione economica si sarà assestata, “nuovamente ci sarà un incremento importante delle richieste soprattutto per salite e montagne più isolate e meno di grido”.

Damien Tomasi è dell’idea che il limite maggiore sarà legato alla difficoltà degli spostamenti transfrontalieri. “A Chamonix, ma come ovunque nelle Alpi, abbiamo una clientela da tutto il mondo: francese, ovviamente, ma anche inglese, americano, nordico, cinese. Il loro ritorno non avverrà dall’oggi al domani e sicuramente non nelle stesse condizioni rispetto a prima” dice la guida di Chamonix, che aggiunge: “La questione della riapertura delle frontiere è fondamentale anche per le guide che hanno sempre esercitato la propria professione senza preoccuparsi troppo dei limiti geografici dei paesi”.

“Nessuno sa quando le situazioni si “normalizzeranno” in tutto il mondo – gli fa eco Tomas Roy Aguilò -. Voglio dire che ci saranno restrizioni con i voli internazionali, a seconda delle misure adottate da ciascun paese, dal momento che non tutte le nazioni stanno attraversando lo stesso stadio del virus”.

Per Hans Zloebl non saranno tanto limiti esterni a cambiare l’approccio del cliente nei confronti della montagna, ma il percorso di maturazione interiore cui questa quarantena ci sta spingendo: “Il virus pericoloso per la vita e il mondo chiuso, è l’occasione per pensare e cambiare in molti aspetti della nostra vita. Presto un vaccino proteggerà dal virus, ma la cognizione fondamentale che dobbiamo cambiare rimarrà. Il vincitore della crisi COVID-19 è l’ambiente. Il nostro cliente potrebbe chiedere in futuro di guidare con il minor impatto ambientale possibile. Può essere facilmente una montagna nel tuo cortile, non dall’altra parte del globo”.

Una visione per certi versi positivi dell’esperienza che stiamo vivendo, su cui concorda anche Tomas: “Salvo molte cose positive da questa pandemia. Il momento di introspezione, di autocritica, pensando che possiamo cambiare e migliorare per contribuire con il nostro granello di sabbia nella società. Il momento familiare, perché la routine di questo mondo capitalista ci ha in qualche modo distanziato dai nostri cari. Il riposo che stiamo dando al Pianeta Terra”.

Il virus diventa pertanto un movente per maturare tutti una nuova coscienza nei confronti della montagna. “Credo che come durante e dopo qualsiasi cambiamento, nel futuro che ci aspetta, sarà la prudenza che ci farà compagnia – sintetizza Anna Torretta -. Credo che tutto il mondo, non solo quello dell’outdoor e della montagna, sarà più attento. Per qualsiasi cosa ci saranno delle precauzioni in più. Ci sarà un ritorno entusiasta, come se si scappasse di prigione, all’outdoor, alla vita all’aria aperta, ne sono sicura. Ma ci saranno delle limitazioni, e il ritorno sarà lento, perché non sarà permesso di farlo subito, tutti insieme. La montagna sarà controllata e soggetta a limitazioni, perché i rifugi non potranno avere più di un certo numero di persone tutte insieme, le camerate non potranno essere sovraffollate, le sale da pranzo neanche, ci saranno dei numeri massimi di ingresso, le salite saranno programmate per tempo, indipendentemente dal meteo, come in parte già avviene”.

Un ritorno lento ma corposo, quello che immagina Anna Torretta. “Credo che le montagne cominceranno a ripopolarsi di gente che scappa dalla città. Ci sarà più gente che vive in montagna e ne prende la residenza, lavora telematicamente da casa, ci saranno tante piccole Chamonix, con manager che proveranno a vivere in pianta stabile, in piccole località dislocate e con meeting di lavoro sempre più virtuali. Sarà il boom dei piccoli centri in montagna, un bene per le valli secondarie, e per la nostra regione. E per tanti posti, molto belli ma meno conosciuti, da riqualificare perché la parte del leone l’ha presa qualcun’altro. Ci vorrà il coraggio di autorità e sponsor per costruire un nuovo tessuto, un nuovo network e un nuovo contesto outdoor”. 

Come cambierà il mondo delle guide alpine

Il mondo della montagna ci metterà un po’ a tornare dunque alla normalità. E forse non sarà mai del tutto uguale a prima. La domanda è come potrebbe essere l’impatto sul lavoro delle guide alpine.

Damien immagina una fase di rientro all’operatività delle guide in versione locale “con i clienti francesi e forse europei sulle montagne francesi. Poi europee in un secondo tempo”. Idea che sembra non spaventare affatto Hans. “Con l’età, ora 54, sono diventato un po’ stanco di viaggiare e soprattutto di guidare. Sono diventato una cosiddetta “mucca domestica” moderna. Internet e i social media mi danno informazioni e accesso a tutti i luoghi del mondo, e quello che vedo è turismo eccessivo quasi ovunque”.

François, ipotizzando un ritorno di moda di salite più selvagge, ritiene che “bisognerà calcolare avvicinamenti più lunghi e le singole gite richiederanno più tempo. Quindi credo che il numero delle giornate potrebbe diminuire, però ne potrebbe guadagnarne molto la qualità del nostro lavoro”.

Per l’argentino Tomas, la guida alpina, che già riveste un ruolo di riferimento per il cliente, dovrà diventare un esempio: “Lavarsi le mani, coprirsi la bocca quando si tossisce, sono questioni di rispetto e igiene che dovremmo sempre fare: ciò che è molto difficile in Argentina è non condividere il Mate!”

Una visione, quella della guida che istruisce il cliente con delle buone norme, condivisa pienamente dalla Torretta: “Noi guide alpine possiamo inserirci come formatori della nuova sicurezza in montagnaafferma, aggiungendo che “la gente rivaluterà l’importanza materiale corretto e del suo uso, più di quanto faceva prima. E l’alpinismo visto da tanti come principalmente un’attività individuale, potrebbe tornare ad avere caratteristiche di equipe”.

La guida alpina, al pari del cliente, sarà così chiamata ad adattarsi ai cambiamenti imposti dal mondo post Covid. Sarà richiesta “più apertura mentale, più adattamento e più fantasia”, come sintetizza Cazzanelli. Fantasia anche nel cercare itinerari alternativi, lontani da quella che Aguilò definisce “la zona comfort dei rifugi e delle funivie”, dove si rischiano assembramenti. “Dovremo accompagnare i nostri clienti a scoprire gli angoli più remoti del nostro territoriodichiara Anna Torretta -, a prescindere dalla facilità di accesso, facendo capire il valore della vita, con la formazione e la cultura, su percorsi che prima non avremo mai intrapreso”.

“Sicurezza e responsabilità individuale e collettiva, raggiungimento di obbiettivi individuali e collettivi, saranno le nuove parole chiave del nostro adattamento al nuovo modo di vivere – aggiunge – . Sarà vietata l’attività a “rischio” morte, probabilmente non sarà possibile andare a sciare fuori pista con pericolo 4, come in realtà già avviene nella Società Guide di Courmayeur. Tanti limiti per la nostra attività sono già definiti, come il numero di persone che una guida può accompagnare per ciascuna salita, limitazioni dettate dal buon senso che già ci sono e basterebbe fare rispettare a tutti gli alpinisti.  

Con lo sguardo rivolto al futuro

“Sono positiva perché la guida sa sempre cavarsela, grazie ai nostri studi e all’esperienza ripetuta – dichiara Anna Torretta -. Il nostro mestiere è fatto di questo, sapere trovare la via dove non si vede”.

Per Aguilò essenziale sarà portare con sé gli insegnamenti di questa esperienza. “Spero che dopo questa emergenza non torneremo alla normalità. Spero che a poco a poco ci saranno meno confini, così da pensare come un pianeta, come una umanità e non come paesi indifferenti a ciò che accade ai nostri vicini”. Un futuro in cui gli esseri umani mostrino di aver imparato a “valorizzare la libertà, ad avere più empatia per gli altri” e aver acquisito maggiore consapevolezza “che un consumo eccessivo alla fine fa male alla natura e al nostro pianeta terra. Siamo più ecologici, usiamo di più la bicicletta, meno macchine. Ricicliamo, separiamo i rifiuti. Supportiamo le aziende che hanno a cuore l’ambiente e i loro dipendenti. Spero che i governi siano più presenti e che diano la priorità al benessere di tutti i loro cittadini. Spero anche che torneremo presto in montagna”. 

Ad augurarsi un mondo migliore, meno consumista e globalizzato, è anche Tomasi. “La globalizzazione sta causando inquinamento e riscaldamento globale e siamo nella posizione migliore per vederne l’impatto sulle montagne, i ghiacciai e tutta questa natura che amiamo e amiamo scoprire. In poche settimane di confinamento, possiamo vedere che senza la presenza dell’Uomo, la natura rivendica il territorio: gli animali scendono nelle valli, il cielo è limpido senza aerei, l’aria nelle valli alpine è chiara, non c’è più rumore”.

“Vorrei che tutti uscissero dall’emergenza più forti di prima – aggiunge Zloebl – e vedano il futuro più chiaro che mai. Spero che comprendiamo le grandi possibilità del pulsante ‘reset. Sulla montagna voglio incoraggiare le persone a salutarsi, ad essere amichevoli e rispettose”. Rispetto per gli altri ma anche e soprattutto dei propri limiti.

Cazzanelli, dal canto suo, si augura di poter tornare quanto prima sulle vette himalayane: “Il mio sogno sarebbe quello di partire per il K2. Ma rimanendo con i piedi per terra la vedo una cosa complicata”.

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7 Commenti

  1. bastera’ aggiungere all’equipaggiamento kit prontosoccorso alcuni guanti e flaconcino di disinfettente gel alcoolico…visiera di plalstica trasparente al bisogno.Qualcuno ha qualche ricordo di cesso di rifugio ridotto a cloaca e camera a gas? di sentieri costellati di montagnole di cacca con spezzoni di carta igienica? di percorsi su ghiacciaio o itinerario skialp resi evidenti da punteggiatura di chiazze gialle?
    Convivemmo a lungo con l’infezione di poliomelite…finche’ apparvero i vaccini.
    La trasmissione del polio virus…???
    “contagio avviene per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Il poliovirus si moltiplica nella mucosa oro-faringea, nell’intestino e nei tessuti linfatici sottostanti e può diffondersi anche attraverso le feci, ben prima che i sintomi della malattia siano evidenti.”
    Quindi sarebbe bastato lavarsi o disinfettarsi le mani dopo le defecate e seppellire le feci….anche in escursioni …Oggi come allora, controllo dell’ igiene e applicazione norme di buona educazione.Quando mai e’ stato chic starnutire e tossire in faccia alle persone?Usare per giorni lo stesso fazzoletto infetto appallottolato ed incollato di muco rappreso??Perche mai i medici giravano in ambulatori e reparti senza mascherine, con camici usati anche al bar interno o al wc, e con cravatte incubatrici di germi?Abbiamo gli smartphone ma in campo rispetto si va avanti indietro come il gambero.,
    ,trascuriamo l’economia dei bisogni primari per far sviluppare quella dei gadgets

  2. Purtroppo io ho il sospetto che la montagna rimarrà chiusa tutta l’estate e probabilmente anche l’inverno. Rifugi baite funivie. Per la normalità come ce la sventolano i nostri politici bisognerà aspettare il vaccino e il 2021

    1. Forse rifugi e funivie si…ma la montagna da salire riapre quando ci sarà il via per uscire da casa, e non potrà essere più di tanto posticipata….

      1. Speriamo, soprattutto perché la montagna si presta ad attività per le quali, con un minimo di attenzione si può mantenere un notevole distanziamento sociale. Il movimento e ľattivitá contribuiscono a mantenerci in salute.

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