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In trenta raggiungono il campo base dell’Everest usando le scale di casa

L'esilarante spedizione virtuale punta ora alla vetta

Che fantasia e ironia siano i giusti ingredienti per affrontare questa lunga quarantena è risultato chiaro fin dall’inizio. E così il mondo della montagna ha risposto lanciando una serie di idee esilaranti per rivivere tra le mura domestiche le emozioni delle attività outdoor. Tra le numerose challenge proposte agli sportivi spicca quella del trail runner Rory Southworth. È suo il merito di aver lanciato una vera e propria call per una spedizione virtuale al campo base dell’Everest.

Niente realtà virtuale ma vero sudore. Obiettivo della sfida: affrontare un dislivello di 5362 metri in soli 5 giorni, salendo le scale di casa. “Ci ho pensato anche io”, dirà qualcuno di voi. Rory è andato oltre l’idea di una challenge personale ed è riuscito a creare una squadra composta da 30 membri. Il gruppo, perfettamente sincronizzato sugli avanzamenti quotidiani, è arrivato al campo base il 3 aprile.

Dallo Snowdon all’Everest

L’avventura di gruppo è iniziata, come è immaginabile in questo periodo, per gioco. Nella noia della quarantena, Rory ha iniziato a sfruttare Instagram come finestra sul mondo, proponendo agli appassionati online di seguirlo nelle sue piccole follie da reclusione. Ha così intrapreso, nella prima settimana, tre trek in solitaria. Sfruttando scale di casa e giardino per riproporre i dislivelli dell’ascesa di Snowdon, Ben Nevis e Scafell Pike. Notando l’elevato numero di follower che avevano iniziato a sostenerlo in queste mirabolanti imprese, ha deciso di tentare con la challenge di gruppo. Scegliendo appunto una meta non da poco, il campo base dell’Everest.

“C’era tanta negatività nella comunità degli appassionati di outdoor, legata al fatto di dover stare confinati in casa. E ho voluto regalare alla gente una ragione per fare un po’ di esercizio domestico”, ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian.

Una spedizione, quella coordinata da Rory, che è stata pianificata nei dettagli, come mostrano le immagini che ha pubblicato su Instagram. Scatti che immortalano un alpinista fantasioso che si concede cene in tenda nel salotto di casa, con tanto di frontale accesa, o una sveglia già in tenuta da alta quota, sotto lo sguardo perplesso della compagna.

Ogni giorno il capospedizione e gli altri membri del team hanno portato a termine il dislivello prefissato in autonomia, condividendo i propri progressi sui social. Lasciando però 50 metri residui per un final push quotidiano da affrontare in gruppo, tramite Zoom.

Se vi state domandando se Southworth sia mai stato realmente al campo base dell’Everest, la risposta è no. Ma l’esperienza virtuale pare sia stata così appagante da aver già decretato, per la prossima settimana, l’avvio del summit push. La spedizione dunque proseguirà tenace verso la vetta.

 

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6 Commenti

  1. Si fa presto a dire “salire le scale”;c’e’modo e modo.Ogni modo ha una dicitura in inglese…come sivede in :
    http://www.rawtraining.eu/metodi-e-programmazione/affondi-sulle-scale/
    Certo che il custode dello stadio di calcio del mio paesello, in isolamento in casetta interna al recinto., ha a disposizione con cancelli chiusi al pubblico: pista per atletica , corsa, bici, pattinaggio, tribune con decine di scalini , due altezze di scalini a scelta,pareti attrezzate per arrampicata. Poi ha l’incombenza di apertura e chiusura palestra, con all’interno campo di pallavolo e una sfilza di spalliere svedesi.
    Modestamente…vogatore a resistenza viscosa regolabile con applicati bastoncini sci fondo per spingere, stepper , pesi, ciclette , maniglie a molla.Ci sarebbero pure 6 rampe di scale comuni, ma dalle porte degli appartamenti escono sfiati di fritture, cipolle ed aglio in quantita’ industriali, olio fritto bruciato , sigari e sigarette , ascelle acide, forse germi in fuga , che fanno piu’ danno ai polmoni che l’ altro incomodo.
    MA ALLORA E’ COME ANDARE IN MONTAGNA, SU PISTA SCI, in bicicletta nella natura !!!
    SI’.. QUASI, MOLTO QUASI, PRESSAPOCO…ALLA FINE CI SI STUFA.Manca qualcosa..all’occhio, al naso che respira..ai timpani , alla pelle…

  2. Outdoor, challenge, trail runner, call, trek, follower, final push, team, summit push.
    A che cosa stiamo riducendo la nostra bella lingua italiana?

  3. Che tristezza. Questi sono i cervelli che frequentano le montagne del mondo. A certa gente dovrebbe essere vietato l’accesso nella natura. Relegati nelle loro palestre perché non continuino a far danni fuori. Lo sport lo facciano negli stadi invece di insozzare quel poco del mondo ancora pulito.

  4. Perché è stato eliminato il mio commento di stamattina? Era del tutto innocente, privo di qualsiasi tono offensivo o maleducato.

  5. Nel mio piccolo, mi stavo allenando per la stagione di montagna. Poi. il coronino. All’inizio uscivo. Ora non si può più. Quindi mi sono ridotto da tempo alle scale del condom, sempre deserte. Anche oggi. Una ragazza è sempre giù, sotto il porticato dell’ingresso, con i calzoncini di lana e lo stuoino. Ci si arrangia e poi alla mattina, alzandoci, si sente l’effetto. Pian piano si aumenta, con un termine ragionevole e quando apriranno le gabbie, saremo pronti, ciascuno per il suo percorso.

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