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Il Nepal si ferma, almeno 500 i trekker stranieri bloccati

Il Nepal si è fermato. Lunedì 22 marzo, dopo la conferma del secondo caso di coronavirus, il governo di Kathmandu ha decretato il lockdown, il blocco quasi completo del paese. Oltre alle scuole e agli uffici si sono fermati i voli interni, e i bus che raggiungono anche i centri più remoti. 

La chiusura, nella capitale e non solo, riguarda anche alberghi, ristoranti e agenzie di viaggi e trekking. I voli da e per l’aeroporto di Kathmandu si sono praticamente fermati. Alle frontiere di terra con l’India entrano solo i cittadini nepalesi, con l’impegno di mettersi per 14 giorni in quarantena. Il confine con la Cina a Kodari è sbarrato da due mesi. 

Di questa situazione, oltre alla popolazione locale, sono vittime i trekker e gli alpinisti che non sono ripartiti in tempo. Secondo il quotidiano in lingua inglese Nepali Times, “i turisti ancora nel paese sono almeno 10.000”. Per The Himalayan Times, “circa 500 trekker sono rimasti bloccati sui sentieri a causa del lockdown”. Secondo Shradha Shrestha, manager del Nepal Tourism Board, “ci sono circa 150 trekker a Jomosom, circa 250 a Lukla, 8 nel Langtang, 100 o più sui sentieri del Manaslu e del Solu”. Insieme alla Trekking Agencies Association of Nepal, stiamo cercando di concentrare i trekker in luoghi sicuri prima dell’evacuazione” aggiunge Sudhan Subedi, un funzionario del NTB. 

Come sempre in questa stagione, sui sentieri dell’Everest, dell’Annapurna, del Langtang e del Mustang sono arrivate persone di ogni parte del mondo. Il blocco dei visti per i cittadini italiani, in vigore dal 7 marzo, ha però ridotto al minimo il numero dei nostri connazionali.  

“Il Nepal ha reagito benissimo, al contrario di gran parte dell’Europa. Come dopo il terremoto del 2015, i cittadini e si sono stretti intorno al governo” spiega Navyo Eller, un imprenditore italiano che gestisce da trent’anni un’agenzia di viaggi e trekking a Kathmandu. Fino a oggi, casi confermati nel paese sono stati solo tre. A dare l’allarme, a gennaio, è stato il mancato arrivo delle migliaia di turisti cinesi che vengono ogni anno a festeggiare il loro Capodanno qui” prosegue Eller. Il vero numero dei trekker bloccati è difficile da sapere, sicuramente ce ne sono anche nel Dolpo. Si tratta di backpacker, di camminatori “fai da te”. Noi, come tutte le agenzie, già all’inizio di febbraio abbiamo cancellato tutti i nostri programmi”. In questi giorni, Kathmandu e il resto del Nepal danno lezioni di solidarietà. “Il governo comunica ai viaggiatori bloccati i nomi dei pochi alberghi rimasti aperti, chi ha finito i soldi può mangiare gratis al ristorante. A Lukla, i lodge accanto all’aeroporto ospitano gratis camminatori e alpinisti che attendono di tornare” spiega ancora Navyo Eller.

La solidarietà riguarda anche i nepalesi. “Le agenzie di trekking, da anni, versano parte dei loro incassi a un fondo di solidarietà. Ora lo stiamo utilizzando per indennizzare guide, cuochi, portatori e impiegati che perdono due mesi di lavoro” conclude l’imprenditore italiano.  

In ultime ore, tutti i paesi che hanno un’ambasciata a Kathmandu hanno invitato i loro connazionali a segnalare la loro presenza, e ne organizzano l’evacuazione. Un bus organizzato dal governo nepalese ha portato mercoledì 60 trekker da Jomosom a Pokhara. Per evacuare gli stranieri da Lukla verranno utilizzati gli elicotteri.  

Secondo il Nepali Times di oggi, l’Ambasciata tedesca “ha organizzato per venerdì e sabato due voli-navetta con la Qatar Airways”, e “un charter dell’Ambasciata di Francia ha portato mercoledì da Pokhara a Kathmandu 60 turisti e trekker”. A quanto riferisce il quotidiano “molti altri si sono rifiutati di partire, e preferiscono restare nel Khumbu”. 

Cinque anni fa, quando un terremoto ha devastato Kathmandu e il resto del paese, il Consolato d’Italia a Kolkata (India), competente per il Nepal, si è attivato subito per individuare i nostri concittadini. Oggi l’impegno sembra meno intenso. 

Gli italiani in Nepal sono invitati a contattare il nostro Consolato onorario a Kathmandu ai numeri 00977.1.4169089 / 4169088 o alla mail kathmandu.onorario@esteri.it. Il numero per le emergenze del Consolato di Kolkata è 0091.983.1212216. 

Se i nepalesi che lavorano per le agenzie di trekking dovrebbero non perdere lo stipendio, le cose sono più difficili per chi fa lo stesso mestiere da freelance, per i portatori, o per i proprietari delle centinaia di lodge (piccoli alberghi) che sorgono accanto ai sentieri. Ha subito un duro colpo anche il business delle spedizioni commerciali all’Everest, che ogni anno, tra marzo e maggio, fattura molti milioni di euro. 

La montagna è chiusa, per noi è un colpo terribile” spiega Kami Rita, lo sherpa nato nel villaggio di Thame che detiene, con 24 ascensioni, il record del numero di salite all’Everest. “Stiamo cercando di spostare la stagione e le spedizioni all’autunno. Ma è troppo presto per sapere se riusciremo a farlo”. 

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