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“Alti Tauri”: il nuovo numero di Meridiani Montagne è in edicola

È in edicola il numero di Meridiani Montagne in cui verrà posata la lente su un arcipelago di cime e grandi dorsali appena oltre i confini italiani: gli Alti Tauri. 

Gli Alti Tauri, all’interno dell’omonimo parco nazionale, la più grande area protetta delle Alpi e una delle maggiori d’Europa, tra Tirolo, Carinzia e Salisburghese, si eleva il Großglockner, che con i suoi 3798 metri costituisce il Tetto dell’Austria.

Dalla bianca piramide del Johannisberg (3453 m) discende il Pasterze, il più lungo e più esteso ghiacciaio delle Alpi Orientali: oltre sei chilometri, per una superficie che supera i 17 chilometri quadrati, vero e proprio Eden dello scialpinismo. E ai suoi piedi appare il romantico villaggio di Heiligenblut, una delle capitali dell’alpinismo storico, che sta al Großglockner come Zermatt al Cervino o Courmayeur al Monte Bianco. Uno scrigno di cultura montanara, con storie sorprendenti e una grande epopea alpinistica ancora tutta da raccontare.

L’editoriale del direttore

A presentarci il numero “Alti Tauri”, il direttore di Meridiani Montagna Marco Casareto:

Un arcipelago di cime e grandi dorsali che chiudono l’angolo nordest delle Alpi, appena oltre i confini italiani. Questo sono gli Alti Tauri. Un’area montagnosa vastissima, che si estende su tre regioni (Tirolo Orientale, Carinzia e Salisburghese) e racchiude i maggiori rilievi dell’Austria. Al centro la piramide compatta del Großglockner (3798 m), a ovest la parete ondosa del Großvenediger (3666 m), a est lo spuntone aguzzo dell’Ankogel (3252 m). E intorno a loro una corte di 266 cime tutte oltre i tremila metri.

Una possente barriera tra Nord e Sud Europa che i viaggiatori di un tempo valicavano con fatica e a rischio della vita, dalle foreste vergini del Salisburghese su su fino agli alti passi di montagna, presidiati da antichissimi ospizi, per discendere poi lungo le verdi vallate della Carinzia e proseguire fino al mare, all’Adriatico. Il viaggio di Montagne negli Alti Tauri parte proprio da questo aspetto, dalle antiche vie di attraversamento, ripercorrendone la trasformazione nel corso dei secoli, con la costruzione delle prime strade alpine e lo sviluppo del turismo. Ma lontano dai valichi resistono valli ancora poco antropizzate, ambienti ampi, dall’aspetto quasi canadese. Come canadese si potrebbe definire anche la ricchezza d’acqua dei Tauri, custodi di uno sterminato numero di laghi d’alta quota e di alcune delle maggiori cascate delle Alpi. Una risorsa destinata a diventare sempre più preziosa e per questo valorizzata attraverso sentieri lungo i torrenti, canyon attrezzati, parchi acquatici, percorsi curativi che ne sfruttano gli effetti benefici. Lungo le rive di cascate e fiumi sopravvivono anche alcune rare specie animali e vegetali. E questo grazie al fatto che una buona parte degli Alti Tauri rientra nei confini dell’omonimo parco nazionale, istituito nel 1981 e ampliatosi nel corso del tempo fino a raggiungere un’estensione di 1856 chilometri quadrati, che ne fanno oggi la più grande area protetta delle Alpi e una delle maggiori d’Europa.

Un patrimonio naturalistico che vale oro. E per una volta non è solo un modo di dire. L’oro scende davvero da questi monti, trasportato dalle acque e depositato lungo le rive sabbiose, che i moderni cercatori setacciano ancora armati di pala e batea.

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