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Nuova via sull’Aguja Stanhardt per Della Bordella, Pasquetto e Bernasconi. Il racconto della salita

Primo risultato patagonico per la spedizione di Matteo Della Bordella, Matteo Pasquetto e Matteo Bernasconi. Partiti per l’Argentina lo scorso 28 gennaio, i tre alpinisti hanno raggiunto El Chalten con l’obiettivo primario di salire il “diedro degli inglesi” sulla parete est del Cerro Torre.

Nell’attesa di trovare le migliori condizioni per il Torre, i tre Matteo non hanno perso tempo e sono riusciti a sfruttare una finestra di tre giorni di meteo favorevole per aprire una nuova via sulla parete nord dell’Aguja Stanhardt (2700m). Il “Dado è tratto” è una linea di 600 metri di sviluppo con difficoltà fino al 7b e A1.

Il tempo in Patagonia, si sa, non è dei migliori e quest’anno non è certo un’eccezione anzi, finora i giorni di tempo stabile sono stati veramente pochi. Tuttavia Matteo della Bordella, Matteo Bernasconi ed io decidiamo comunque di tornare a Sud per scalare su queste bellissime montagne” ci racconta Matteo Pasquetto parlandoci di come è nata la via sull’Aguja Stanhardt, una linea individuata da Della Bordella nei suoi precedenti viaggi in Patagonia. “La parte alta della linea immaginata da Teo tuttavia era ancora sporca e siamo costretti ad aspettare un giorno; ma perché aspettare un giorno senza scalare quando il tempo è così bello? Saliamo così anche sei bellissime lunghezze che corrono tra diedri e fessure strapiombanti sull’avancorpo sottostante la cengia. Dopo un bivacco accompagnato da qualche fiocco di neve che per fortuna non ci ha bagnati, il giorno seguente saliamo i tre tiri del diedro e dopo una parte più facile ma molto divertente arriviamo verso sera in cima alla prima spalla della Standardt: nasce così “Il Dado è Tratto” una spettacolare via di 15 lunghezze nuove fino al 7b e A1 di 600 metri che vanno poi a unirsi a Festerville. Bivacchiamo al termine della nostra nuova via sulla cima della prima spalla della Standhardt a picco sullo Hielo Continental Sur circondati da imponenti montagne pronti per raggiungere la cima della Aguja il giorno seguente. Dopo una fredda notte e una veloce colazione, aspettiamo i primi raggi del sole per calarci nell’intaglio e salire i tiri successivi che portano sotto il fungo di neve di una ventina di metri che segna la vetta: presto ci troviamo tutti e tre in cima felici per questa avventura vissuta insieme. Dopo una serie di interminabili doppie sotto una cascata di acqua per le alte temperature siamo di nuovo alla nostra tenda con qualche giorno di bello in meno ma una spettacolare  esperienza vissuta!” ci dice entusiasta Pasquetto.

Il racconto di Della Bordella

Mercoledì 5 febbraio è iniziato un periodo di bel tempo di alcuni giorni, la prima “finestra” vera e propria di questa stagione, fino ad ora caratterizzata da un tempo peggiore anche degli standard Patagonici.

Berna (Matteo Bernasconi), Matteo Pasquetto ed io siamo saliti al nostro campo avanzato proprio quel giorno per verificare le condizioni delle pareti. Pur avendo un’idea chiara in testa, ovvero quella di tentare il diedro degli inglesi sulla Est del Torre, abbiamo discusso a lungo tra di noi su cosa fare. Alcune parti della nostra linea, in particolare gli ultimi 400 metri, erano totalmente ricoperti da uno spesso strato di ghiaccio e brina, tanto che la roccia che avremmo dovuto scalare non era nemmeno visibile. Queste condizioni ovviamente lasciavano pochissime o nessuna chance di successo sulla parete Est del Torre e, in aggiunta, rendevano molto elevato il pericolo di essere colpiti da alcuni di questi blocchi di ghiaccio che inevitabilmente si sarebbero staccati dall’alto con il bel tempo in arrivo.

Eravamo tutti d’accordo che i rischi che avremmo dovuto assumerci sarebbero stati troppo alti, e le possibilità di successo troppo basse e così abbiamo preso la decisione di tentare il nostro piano alternativo.

Era già qualche anno che, durante le mie visite e scalate nella valle del Torre, ero stato incuriosito da una linea sull’Aguja Standhardt che sembrava non essere mai stata salita. La linea da me immaginata saliva l’evidente spigolo Nord di questa montagna, parallelamente ed a un centinaio di metri di distanza rispetto alla via “Festerville” che avevo già percorso con Berna e Luca Schiera nel 2013. Quando quest’anno ho proposto l’idea ai miei amici hanno subito risposto con entusiasmo e così, abbiamo colto l’occasione al volo per fare un tentativo.

Alla fine ne è uscita una linea di qualità anche superiore a quella che avevo immaginato!

La via segue un sistema di fessure logicissimo e i tiri scorrono uno dopo l’altro in maniera spettacolare… indimenticabile è il diedro strapiombante a metà della via solcato da una fessura perfetta lunga 100 metri con decine di metri di fila di incastro di mano!! Un tiro veramente da sogno! La parte alta della via si è rivelata più facile ma non meno bella e, dopo un gelido ma spettacolare bivacco sotto la prima “punta” della Standhardt, abbiamo raggiunto la cima vera e propria la mattina del 8 febbraio.

Proprio in cima abbiamo incontrato gli amici Belgi Nicolas Favresse e Sean Villanueva, anche loro avevano aperto una nuova e difficile via in un altra zona della nostra stessa montagna…un momento bellissimo.

Dopo Cerro Torre e Torre Egger, ora anche la sorellina minore, ovvero la Aguja Standhardt ha una via aperta dai Ragni di Lecco!

Nel frattempo, tanto del ghiaccio che era attaccato alle pareti del Cerro Torre è caduto o si è sciolto e quindi ora le condizioni sarebbero potenzialmente buone per il nostro progetto principale… teniamo le dita incrociate speriamo di avere ancora una finestra di bel tempo che ci permetta un tentativo!

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