Pareti

François Cazzanelli, 7 nuove vie in un anno

Che di spazio per fare qualcosa di interessante sulle Alpi ne esiste ancora lo dimostrano le numerose vie che ogni mese trovano spazio tra la cronaca di montagna. Sia in Dolomiti che sulle Alpi occidentali nascono nuovi tracciati.

Nuovi itinerari meno logici a un primo colpo d’occhio, ma estremamente intuitivi se si osserva con occhio attento il percorso seguito dagli apritori. Certo, per riuscire in questi exploit è necessario conoscere bene le pareti, le valli e, spesso, aver voglia di ravanare per raggiungere gli attacchi delle vie.

Tra i numerosi professionisti della montagna che nel 2019 hanno tracciato nuovi itinerari figura la guida del Cervino François Cazzanelli. 7 le nuove vie che il ragazzo ha aperto tra 2019 e 2020 con vari compagni di scalata. Le ultime due sulla parete ovest della Roisette (3334 m) su cui lo scorso 9 gennaio, con Francesco Ratti, ha aperto la “Goulotte Daricou-Morano” (400 m. III AI 3 M5) dedicata a Federico Daricou e Nicolò Morano, scomparsi il 10 agosto 2019 sul Grand Combin.

François, ci racconti questa via dedicata agli amici andati prima del tempo?

“È una via particolarmente bella, con difficoltà modeste che speriamo possano invogliare parecchie cordate a ripeterla. Una salita piacevole, nel cuore della Valtournenche, durante la quale si gode sempre della vista del Cervino, cosa che mi fa molto piacere. Un tracciato regolare, che si sviluppa per 400 metri. La prima metà è molto impegnativa con un passaggio più difficile di M5. La seconda parte è invece il classico terreno da parete dove troviamo canali e pendii ripidi con risalti rocciosi da superare, il tutto ben proteggibile con friend e protezioni veloci.”

Come mai la dedica a Federico e Nicolò?

“Ci è venuto naturale ricordarli dopo una stupenda giornata di divertimento in montagna. Come detto prima speriamo che molte cordate la ripetano, così che possano anche loro ricordare Federico e Nicolò scalando una via divertente.”

Nel 2019 hai aperto un discreto numero di vie, tutti tracciati che pensi verranno ripetuti o qualcuno di questi finirà nel dimenticatoio?

“Cedo di poter rispondere fifty-fifty. Ricordo due salite di misto, due belle giornate impegnative, vie che fai quasi più per te stesso che per il pubblico. Altre volte invece, con i compagni di salita, abbiamo voluto aprire per dare un’opportunità per nuove scalate in Valtournenche. L’opportunità di sviluppare un tipo di alpinismo che qua da noi è stato poco sviluppato e che per questo ha ancora molto da offrire. Parlo ovviamente di misto moderno.”

A proposito, quanto spazio esiste ancora in Valtournenche e nelle zone limitrofe?

“Ne esiste ancora molto, ma è chiaro che non bisogna aver paura di fare metri di dislivello e di fare fatica. Oltre a questo serve la fantasia, poi si possono aprire molti tracciati e in molti punti.”

Serve anche un certo occhio sulle pareti…

“Si, per noi guide forse è più facile perché abbiamo la fortuna di viver tutti i giorni la montagna e le pareti. Questo ci avvantaggia molto perché siamo sempre sul territorio, lo conosciamo e lo guardiamo in modo diverso. Frequentandolo poi tutto l’anno abbiamo occasione di rivalutare percorsi magari impossibili in altre stagioni. Per esempio in estate alcuni tracciati non sono possibili perché la roccia è inconsistente mentre in inverno, con il gelo, tutto diventa più stabile.”

Ogni mese si aprono molte vie, che valore dai alle tue?

“Ogni via che apri è come un figlio, la senti come qualcosa che hai creato tu. È però vero che ci sono vie e vie, alcune ti rimangono maggiormente impresse, mentre di altre conservi un bel ricordo.

Le ulte due aperte sulla Roisette le porterò sempre con me. La prima, quella dedicata a Federico e Nicolò, per la bella giornata passata; la seconda, chiamata ‘doppio 0’, per la difficoltà. 300 metri di via mai banale con un tiro chiave di M7, anche se direi quasi M7 obbligatorio perché in molti tratti le protezioni si ancorano minimamente e la roccia non è la migliore. Mi ha molto sorpreso vedere come l’inverno e il freddo abbiano bloccato tutto, in altre stagioni non mi fiderei a salire lungo questo stesso tracciato.”

Queste nuove vie sono anche un modo per far appassionare i più giovani al proprio territorio?

“Si, un modo per far prendere coscienza, soprattutto ai locali. Per mostrargli che questo territorio ha molto da offrire, molte possibilità. Io e Francesco (Ratti, nda) ci divertiamo a portare in giro i ragazzi del paese che si allenano per accedere ai corsi guida, è un modo per mostrargli lo spazio ancora disponibile. Soprattutto è l’avventura a portata di mano, senza dover prendere un aereo e fare migliaia di chilometri per cercare qualcosa di nuovo. Una montagna bella, che ti fa crescere provando esperienze importanti.”

Quanto è importante per i giovani conoscere e ricercare nuovi tracciati nella propria valle?

“Fondamentale, e lo dico parlando a campo aperto dalle Dolomiti alle Alpi occidentali.

Le nostre valli hanno una grande tradizione alpinistica, che deve essere portata avanti dai giovani anche se l’alpinismo è una disciplina difficile a cui far appassionare i ragazzi. Chi come me non ha avuto la fortuna di avere il papà, oppure lo zio, l’amico o il cugino, che lo portava a scalare è difficile che si avvicini a questo mondo. Non è come quando si vuole diventare maestri di sci, ed esiste un percorso prestabilito attrverso lo sci club.

Credo sia importante lavorare su giovani e alpinismo, in Italia ci sono realtà che lo fanno molto bene come quella dei Ragni di Lecco che sono tra i più attivi da un punto di vista giovanile. A loro fianco sarebbe bello veder nascere e crescere altre realtà nelle valli alpine, in modo da dare continuità a una tradizioni che in molti casi ha più di cento anni.”

Nel 2019 con Francesco avete anche cercato di portare a termine una straordinaria cavalcata della Valtournenche, inanellandone i principali gruppi montuosi. Ci riproverete?

“L’idea è quella di portare a termine il progetto perché, secondo me, rimane uno dei grandi exploit mancanti in Valtournenche. Si parla di una catena meno nota, escludendo il Cervino e la Dent D’Hérens, ma di certo non banale. Grande e Petites Murailles sono severe, di roccia non tanto solida in alcuni punti, bisogna saperla interpretare. In più la cresta tocca tutte le esposizioni quindi si incontrano tutte le condizioni di neve, che in inverno ho capito non essere sempre uguale.”

 

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