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Rifugi

Associazione rifugisti del Piemonte: “Chiediamo di essere riconosciuti come categoria professionale”

Foto Massimo ManavellaFoto Massimo Manavella

L’Agrap, Associazione Gestori Rifugi Alpini e posti tappa del Piemonte, si propone come ente aggregante per i gestori dei rifugi della regione sabauda, ma non solo. Tra i suoi obiettivi c’è quello di far conoscere queste strutture d’altura a tutti coloro che frequentano la montagna. Un modo per diffonderne la storia, la cultura e creare così una forma di rispetto per un’attività difficile e spesso sottovalutata, soprattutto dalle istituzioni. Siamo andati a conoscerli dialogando con il loro presidente Massimo Manavella, gestore del rifugio Selleries in Val Chisone. L’obiettivo? Capire meglio cosa significa gestire un rifugio tra passione per la montagna, modernità impellente e burocrazia.

 

Massimo, da presidente di Agrap ci vuoi spiegare meglio chi siete e quali obiettivi avete?

“Siamo un’associazione che raggiunta i gestori di rifugio del Piemonte. La sua utilità è quella di rappresentare la categoria del ‘rifugista’ che, al momento, non è riconosciuta. Scopo importante di Agrap è quello di fare gruppo affrontando insieme i problemi, soprattutto quelli burocratici, legati alla gestione.”

Cosa intendi quando dici che la categoria non è riconosciuta?

“Che non esiste. Basta andare su Word e digitale la parola ‘rifugista’ per accorgersi che viene segnalato come errore. Se invece scrivi ‘albergatore’ questa viene riconosciuta. Quella dei rifugisti è una categoria che non è mai stata considerata.”

Come mai?

“Forse perché non ci si è mai posti veramente il problema. Il rifugista è una figura chiave perché rappresenta un custode delle terre alte. Se non ci fosse lui in quota, a gestire le strutture sarebbe un problema. Il rifugista è quello che sta sul posto, sempre informato sulle condizioni delle vie e sulla meteo. È il punto di riferimento per molti, dalla guide alpine che salgono e scendono all’escursionista della domenica. Abbiamo un ruolo fondamentale e, devo dire per onestà intellettuale, che spesso siamo noi rifugisti i primi a non renderci conto di questa importanza. Agrap vuole quindi svolgere il compito di dare voce ai 223 rifugi del Piemonte.”

Prima facevi il paragone tra le categorie “rifugista” e “albergatore”, voi però non siete albergatori e le strutture non sono alberghi… Questo concetto è presente in chi sale?

“Assolutamente no. Sempre più abbiamo una mancanza di consapevolezza verso il luogo in cui ci troviamo. Sovente arrivano richieste fuori luogo, ma non sono fatte in cattiva fede.”

In che senso?

“Molti non ci pensano, non lo fanno apposta. In un mondo in cui tutto appare scontato, in cui è normale trovare servizi e comodità un po’ ovunque, non stupisce che si diano per scontate le comodità cittadine anche a 2000 metri. D’altronde abbiamo una funivia ce ci porta fino a 3700 metri sul ghiacciaio, dove troviamo negozi, shop, bar e ristoranti.”

Rimanendo in tema di difficoltà, oltra a quella dell’inconsapevolezza quali altre problematiche si trovano ad affrontare i rifugisti?

“Sicuramente quelle burocratiche che sono molto intense e quasi opprimenti. Non ci sono molte differenze, per quanto riguarda parte fiscale, burocratica o organizzativa, tra rifugio e albergo. Qualcosa in meno c’è, per esempio i metri cubi d’aria di una camera d’albergo sono diversi rispetto a quelli di una stanza in rifugio. Per il resto però non cambia nulla, parlo di normative antiincendio e di HACCP, per non parlare della parte fiscale. Già siamo obbligati alla fattura elettronica, mentre dal primo gennaio 2020 saremo anche obbligati allo scontrino elettronico. Normative con cui si da per scontato che ci sia una connessione a internet, cosa che non è possibile in tutti i rifugi.”

Non siete riusciti ad avere una deroga?

“No. Una delle poche deroghe che abbiamo risale al periodo fascista e riguarda i rifugi alpini che non ha obbligo di inviare i dati relativi ai clienti che pernottano nella struttura. Ci appigliamo ancora oggi a questa per avere un’agevolazione sul lavoro.

Devo anche dire che per un rifugio come il Selleries che gestisco, dire che non posso inviare i dati è poco credibile perché poi, giustamente, il Carabiniere che dovrebbe riceverli potrebbe dire: com’è che però tutti i giorni pubblichi gli aggiornamenti meteo? Esistono però molte altre strutture che non hanno corrente elettrica, se non per poche ore al giorno, o che magari si trovano in luoghi dove è impossibile avere connessione. Per loro si tratta di una facilitazione importante.”

Esiste differenza tra rifugio privato e rifugio Cai?

“Direi di no. Il Club Alpino sta lavorando molto bene secondo me. Hanno alzato moltissimo il livello dell’accoglienza nei loro rifugi, richiedendo molta competenza. Come Agrap lavoriamo molto con il Cai, abbiamo un protocollo d’intesa firmato tre anni fa. Si collabora molto bene, in modo pratico e concreto.
Bisogna però precisare che i rifugi piemontesi sono 223 e solo 70 sono di proprietà del Cai, anche per questo c’è un interesse da ambo le parti a collaborare e a parlarsi tra le due realtà associative in modo da raggiungere tutti insieme lo scopo comune.”

Per il futuro quali potrebbero essere i punti su cui focalizzare l’attenzione politica per dare  un vero aiuto ai rifugisti e ai rifugi?

“Come Agrap stiamo continuando a chiedere il riconoscimento come figura professionale. Una volta ottenuto a caduta verrà tutto il resto.”

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1 Comment

  1. Parlare di Rifugio per chi frequenta normalmente la montagna è scontato. Al tal punto che in un’epoca come questa che si definisce dei Diritti, non è ancora riconosciuta la Professionalità dei rifugisti e francamente non mi sono mai posto il problema.Conoscendoli e conoscendo le loro qualità di organizzatori penso che questo riconoscimento sia sacrosanto. La cultura della montagna senza di loro non esisterebbe nemmeno. 365 giorni all’anno ci aiutano e stimolano il nostro amore per le cime e i loro panorami.Un grazie non basta ormai più. Che sia riconosciuta pienamente la personalità giuridica di questi Personaggi.

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