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Film

“L’alpinista”, la storia di Agostino “Gustìn” Gazzera – Mountain and Chill

Nell’appuntamento “Mountain and Chill” di questa settimana vi consigliamo una pellicola biografica, disponibile su Prime Video.

Una storia speciale quella raccontata nel film “L’alpinista” (49′, 2015), opera dei registi Giacomo Piumatti e Fabio Mancari. La vita di un personaggio che a inizio anno ha lasciato un vuoto nel mondo della montagna. Stiamo parlando di Agostino “Gustìn” Gazzera, ex operaio FIAT appassionatosi alla montagna nei duri tempi del secondo dopoguerra. Un rappresentante di un pionieristico alpinismo mordi e fuggi, vissuto nei ritagli di tempo tra i lunghi turni in fabbrica.

Il “Vichingo delle Alpi”, come era soprannominato, ha indossato caschetto e piccozza fino ai novant’anni, salendo su pareti e cascate di ghiaccio. Non ha mai smesso fin quando il fisico lo ha consentito, nonostante un congelamento che gli era costato tutte e dieci le dita dei piedi e parte della pianta.

L’alpinismo mordi e fuggi di Gustìn

I ritmi lavorativi cui era sottoposto Gustin nella FIAT del dopoguerra, se rapportati ai tempi moderni, avrebbero portato molti a rivolgersi oggi a sindacati o organizzare proteste. La giornata lavorativa media di un operaio durava 17 ore. Tempo necessario per assicurarsi entrate tali da mantenere la famiglia. Una fatica immensa, che per Gazzera non rappresentava un deterrente dal salire in sella alla sua bici e spingersi da Torino verso le montagne alpine.

Dove la bici non poteva più salire, iniziavano le sue scalate. Partendo dal Monviso per arrivare, in un naturale e graduale crescendo, fino al Cervino. Un’avventura, quest’ultima, che già di suo meriterebbe una pellicola a parte.

Era il 1949. In una giornata di lavoro come ogni altra, Gustin terminò il suo turno e partì in bici pedalando da Torino a Cervinia. L’unica conoscenza in suo possesso della via di salita derivava da una vecchia cartolina raffigurante la Gran Becca. Nonostante fosse la sua prima volta sulla terza vetta più alta d’Italia, fu in grado di salire e scendere in 24 ore. Una volta a valle salì in sella alla bici e corse a Torino, per riprendere a lavorare. Mezz’ora il ritardo con cui arrivò in fabbrica. Un tempo all’epoca non tollerato, che gli causò il rimprovero da parte del capo-squadra.

Un personaggio d’altri tempi, di fronte al quale è inevitabile immergersi in riflessioni sull’alpinismo dei tempi moderni. Un’epoca di record, alta tecnologia e comodità.  

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