Alta quota

Adam Bielecki: “Aiutare chi è in difficoltà sta alla base dell’alpinismo”

Adam Bielecki, che abbiamo avuto occasione di incontrare più volte, è stato uno dei grandi protagonisti di questa ventiquattresima edizione del Ladek Mountain Festival. Durante la serata dei Piolets d’Or a lui, Denis Urubko e Jarosław Leszek Botor è stata consegnata la Legione d’Onore, più alta onorificenza concessa dal governo francese, per il salvataggio di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat.

L’abbiamo trovato ancora zoppicante, a causa di una frattura alla gamba, così ci siamo seduti all’ombra di un albero nel parco di Ladek a riflettere e ragionare su ieri, oggi e domani.

 

Adam, come va la gamba?

“Meglio, anche se non mi sono ancora rimesso del tutto. Ho la fortuna di essere seguito da ottimi specialisti che mi stanno aiutando nel velocizzare il recupero. Per la prossima stagione primaverile dovrei essere tornato in completa forma, ma probabilmente già per la stagione invernale dovrei essere ok.”

In questo periodo, a vedere i tuoi social, ti sei dedicato molto al volo… ti stai costruendo un’alternativa all’alpinismo?

“Più che altro mi piacerebbe combinare le due cose. Ho fatto un corso di paracadutismo e sono tornato a volare in parapendio dopo molti anni. Avevo lasciato perché non era molto utile nell’arrampicata. Oggi però mi sto appassionando al concetto di Hike&Fly, credo possano nascere delle grandi potenzialità unendo il volo alle grandi montagne del pianeta.”

Stai immaginando di salire un Ottomila per ridiscenderlo in parapendio?

“Perché no? La discesa sarebbe molto più rapida.”

Passiamo a un argomento serio. Durante la serata dei Piolets d’Or tu, Denis e Jarosław siete stati insigniti della Legione d’Onore dal console francese in Polonia. Che effetto ti ha fatto ricevere questa onorificenza?

“Ho provato un misto di sentimenti. Da una parte sono contento e mi sento onorato per un riconoscimento come questo. Dall’altra parte invece faccio difficoltà a capire.”

In che senso?

“Io e i miei colleghi in passato abbiamo preso parte anche ad altre operazioni di soccorso in montagna e non riesco bene a comprendere come mai questo singolo evento abbia riscosso una così grande attenzione. Soccorrere una persona in difficoltà in montagna è alla base dell’alpinismo. Certamente l’eco che si è venuta a creare è utile a promuovere questo comportamento, ma lascia comunque qualche domanda.

Guardando alla medaglia vorrei approfittarne per ricordare a tutti che, in questo momento, nel mondo ci sono tante persone che ne stanno aiutando altre sulle montagne, nelle strade, negli ospedali. Persone che salvano la vita ad altre senza avere al petto una medaglia d’oro. Non si soccorre qualcuno per un riconoscimento.”

Torniamo a parlare di alpinismo. L’ultima volta in cui ci siamo incontrati ti stavi preparando alla partenza per l’Annapurna…

“Alla fine non ci abbiamo nemmeno provato. È la vita. Ci sono stati alcuni errori e poca fortuna con la meteo. Il primo errore è stato il Langtang Lirung, montagna difficile e pericolosa, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici. Quest’anno poi è stata resa estremamente pericolosa  causa delle valanghe. Durante l’inverno è caduta tanta neve e abbiamo avuto un periodo di venti estremamente forti in altissima quota. Quando poi è finalmente arrivato il momento di tentare la vetta ci siamo trovati sulla montagna in condizioni climatiche davvero dure. I rischi erano troppo alti così abbiamo deciso di rientrare, una saggia scelta.”

Hai sofferto questa decisione?

“In parte si perché ero davvero preparato. Ero ben allenato, la spedizione era organizzata fin nei minimi dettagli, tutto andava bene. Per avere successo sull’Annapurna non c’erano però le giuste condizioni climatiche e noi non eravamo sufficientemente acclimatati. Abbiamo fatto la scelta giusta.”

Tornerai all’Annapurna?

“Certamente voglio tornare, ma non l’anno prossimo.”

Se la gamba recupera in fretta partirai già questo inverno per qualche nuovo progetto?

“Non credo. Ho pensato di andare in Patagonia o a Yosemite, alla ricerca di scalate tecniche. Per ora però devo pensare a rimettermi in forma, quando la gamba sarà ok tornerò a scalare.”

Un’ultima domanda. Ci sarai anche tu al K2 nell’inverno 2020/2021?

“Io voglio andare, voglio provare di nuovo a scalare in K2 in inverno. Voglio partecipare, ma dopo aver parlato ed essermi confrontato con il leader della spedizione e con il team. Questo perché io voglio andare per scalare il K2, non solo per provare. Se la spedizione è affiatata e la squadra ha le idee chiare su come portare a casa l’obiettivo ci sarò, altrimenti non credo.”

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