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Cambiamento climatico. Al via la spedizione di ricerca nell’Artico più grande della storia

Il 20 settembre, alle ore 20.30 (18.30 GMT) la rompighiaccio tedesca Polarstern ha abbandonato il porto di Tromso, nel Nord della Norvegia, per intraprendere la più grande spedizione di ricerca della storia nell’Artico.

Una missione internazionale dal titolo “MOSAiC” (Multidisciplinary drifting Observatory for the Study of Arctic Climate), attivata con un finanziamento di 140 milioni di euro, volta ad approfondire le conseguenze del cambiamento climatico sugli ecosistemi, con particolare riferimento alla regione artica.

Si tratta “di un evento importante, un sogno che si avvera”, ha dichiarato il capo della spedizione Markus Rex dell’Istituto Alfred Wegener di Bremerhaven (Germania) in una conferenza stampa a Tromso, a poche ore dalla partenza.

600 scienziati nell’Artico per 390 giorni

Saranno 600 gli scienziati, provenienti da 19 nazioni, impegnati a più turni nella missione che durerà 390 giorni. Durante un anno solare e poco più la Polarstern percorrerà presumibilmente 2.500 km. Nei mesi a venire i team di ricerca si ritroveranno ad affrontare 150 giorni di notte polare, psicologicamente complessi, durante i quali la temperatura può scendere fino a – 45°C. Sei membri dell’equipaggio avranno il ruolo specifico di rilevare e allontanare gli orsi polari.

Una partenza strategica sul finire dell’estate

La partenza a fine estate, un po’ come per la spedizione “Pole2Pole” di Mike Horn risulta strategica per andare incontro al minimo di estensione dei ghiacci.

Nei prossimi giorni la nave si sposterà verso Nord fino ad incontrare un “approdo”, ovvero una lastra di ghiaccio nel Nord della Siberia cui ancorarsi. Tale punto di ancoraggio le consentirà di essere accerchiata dal nuovo ghiaccio che si andrà formando col sopraggiungere dell’inverno, restando di fatto bloccata nel pack per i mesi a venire.

Stretta nel ghiaccio si sposterà con esso, seguendo il suo moto dettato da venti e correnti. Lo spostamento avverrà da est a ovest attraverso il Mar Glaciale Artico, con una media stimata di velocità di transizione del ghiaccio di circa 7 km al giorno. In tal modo la Polarstern dovrebbe essere veicolata a mille chilometri dalla terraferma.

L’esempio dell’esploratore Fridtjof Nansen

L’idea di ancorarsi al ghiaccio e lasciarsi trasportare dalle correnti polari non è nuova. A fine Ottocento l’esploratore norvegese Fridtjof Nansen navigò con la sua nave Fram in direzione dell’Artico, ipotizzando che, lasciandola bloccare nel pack, lo spostamento dei ghiacci l’avrebbe trascinata fino al Polo Nord.

L’avventura di Nansen durò 3 anni. La Polarstern si presuppone che possa raggiungere nel tempo stimato di 390 giorni orientativi il punto tra Groenlandia e isole Svalbard dove il ghiaccio cede il posto al mare aperto.

Cosa faranno gli scienziati?

Gli scienziati a bordo saranno impegnati nella raccolta di molteplici dati e nel recupero di campioni. Nel momento in cui la Polarstern sarà bloccata dai ghiacci invernali, attorno a sé vedrà nascere un vero e proprio campo base scientifico, con tanto di laboratori. Verranno studiate acqua e atmosfera, per meglio comprendere le dinamiche climatiche a tali latitudini estreme.

“Nessun’altra zona della Terra si è scaldata così rapidamente in questi ultimi decenni come l’Artico”, si legge sul sito della spedizione. “Qui si colloca, praticamente, l’epicentro del riscaldamento globale. Tuttavia, finora sappiamo molto poco di questa regione generalmente inaccessibile in inverno. Non saremo in grado di effettuare previsioni corrette sul nostro clima senza pronostici affidabili per l’Artico”.

Il team di supporto

La Polarstern sarà accompagnata da quattro rompighiaccio provenienti dalla Russia, dalla Cina e dalla Svezia, e da elicotteri che gestiranno l’approvvigionamento e consentiranno la rotazione delle squadre di ricercatori.

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