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Arrampicata

“Parole sante”. Nuova via aperta sul Sassolungo a 150 anni dalla prima salita

Lo scorso luglio Aaron Moroder, Titus Prinoth e Matteo Vinatzer hanno aperto “Parole Sante”, una nuova via sulla parete Nord del Sassolungo (3.181 m), in Dolomiti. 1.050 m di lunghezza con difficoltà fino al VIII/A1.

Una impresa a 150 anni dalla prima salita del Sassolungo

Una grande soddisfazione per i tre alpinisti sudtirolesi quella di aver compiuto una simile impresa a 150 anni esatti dalla prima salita del Sassolungo, realizzata il 13 agosto 1869 dall’alpinista austriaco Paul Grohmann insieme a due guide alpine: il viennese Franz Innerkofler e il carinziano Peter Salcher.

“Parole Sante” aveva catturato l’attenzione del trio Moroder-Prinoth-Vinatzer già nell’estate del 2018. Il primo tentativo di salirla risale infatti al 15 agosto di un anno fa. L’intento era di intraprendere la salita e bivaccare in parete ma i primi tiri avevano rivelato difficoltà superiori al previsto e roccia non di ottima qualità. La salita si era arrestata nella parte gialla della parete Nord, in corrispondenza di una nicchia ottimale.

Quest’anno, in data 14 luglio, Moroder e Prinoth sono tornati in parete. Vinatzer ha dato forfait causa impegni. I due hanno raggiunto la nicchia dell’agosto 2018, seguendo la vicina via Sisyphos. Trovandosi ancora una volta ad affrontare della roccia non di ottima qualità, hanno effettuato un traverso per portarsi su roccia migliore, raggiungendo una fessura ben evidente dalla valle.

Moroder, arrampicando in libera e artificiale, ha affrontato la fessura fermandosi in sosta sotto il tetto. Prinoth ha avuto il compito di affrontare l’ultimo tiro complesso, in arrampicata artificiale.

Superato tale scoglio hanno proseguito con un tiro in comune con la Sisyphos per un totale di 16 tiri e 650 metri. Da qui si sono portati lungo la via Pichl, percorrendo altri 400 metri fino alla vetta del Sassolungo.

“Parole Sante”, una linea logica dettata dalla natura

Come raccontato da Moroder al quotidiano Alto Adige: “La via non è particolarmente “piacevole” per chi la ripeterà. Nei circa 650 metri di terreno nuovo abbiamo infatti piazzato chiodi soltanto lì dove assolutamente necessario, non uno di più e non uno in meno. Ci piace pensare che questo itinerario, su una grande parete in Dolomiti, sia un segno per una via che segue una linea logica dettata dalla natura, che può essere salita molto bene anche senza spit”.

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