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Monte Bianco e la montagna instupidita

Non è certo stupida la vetta più possente, amica e talvolta pericolosa del nostro continente, il Monte Bianco. Ce lo racconta in questi giorni perfino il Corriere della Sera.

Il vezzo di umanizzare i soggetti naturali protagonisti delle nostre aspirazioni, pensieri, ammirazione è universale. In positivo e in negativo. Lo facciamo con i nostri gatti, cani, con le vacche e i serpenti, ma anche con gli alberi e i fiumi, con le montagne, con i pianeti e le costellazioni. Li amiamo fino a “instupidirli”, ai nostri occhi ovviamente.

Per Jean-Marc Peillex , 65 anni, sindaco di Saint Gervais les Bains, il Monte Bianco, dopo una prima conquista previo elicottero nel 2003 e una risalita in vetta a piedi del 2010, è diventato un’amante esclusiva da isolare ossessivamente dalle tentazioni e proteggere da ogni pensiero e azione o intemperanza altrui che non abbia chiesto a lui, gran maitresse delle alte quote che solo può concedere i favori del suo “amore”. Ebbe un tripudio, diciamo così, quando Google piazzò il “suo” confine, del sindaco Pellix non della Francia, sul Mont Blanc di Courmayeur, un bel po’ distante e a sud dalla “sua” vetta del Bianco. Poi Google mise le cose quasi a posto, si suppone con gran delusione del sindaco che qualche settimana fa ha emesso un’ordinanza “universale”, annettendosi l’intero Monte Bianco. Qualche strillo per i calli pestati salì dalla Valle di Courmayeur e d’Aosta a confortare coloro che i confini li reputano ancora sacri, almeno finché non verranno concordemente aboliti.

Il numero chiuso al rifugio Gouter rimane, duro e puro. Il Sindaco e la Prefettura dell’Alta Savoia hanno emesso gli editti sotto forma di nuove linee guida. Ma qui l’informazione va un poco aggiustata.

Intanto la “Brigade Blance” c’è sempre stata. Da una quindicina di anni dopo aver raggiunto il Nide d’Aigle a 2380 m, col turistico trenino a cremagliera che il sindaco consente di riempire all’inverosimile visto che si pagano 38 euro per un’andata e ritorno, si prosegue a piedi e in 3 orette di cammino slow si raggiunge la sommità di una cresta che dà accesso al rifugio Tete Rousse 3165m, un superbo balcone sul regno del sindaco Pelliex. Proprio in cima alla salita e prima di traversare, l’amministrazione comunale ha realizzato un posto di controllo e lì da oltre dieci anni incontro un amico Sherpa che avevo conosciuto tanti anni fa nella valle del Kumbu, sopra Nanche Bazar. È sorprendentemente sempre lui con il suo sorriso che ti accoglie quando un poco affaticato dalla ripida salita ti affacci sul nevaio. E lì, sulla casetta in legno, ci sono affisse le informazioni per l’uso del luogo e della montagna e da sempre in gran risalto l’informazione principe: “Se vuoi andare a dormire al Gouter devi prenotare altrimenti torna indietro”. Ora questa imposizione vale anche per la Tete Rousse.

Dunque, alla Tete Rousse tutti, ma proprio tutti, possono salire, ma se non hanno prenotato devono tornare giù. Tre ore in salita e un paio per il ritorno. Il trenino meglio prenotarlo, soprattutto al ritorno. Cosa è cambiato quest’anno? Praticamente ben poco, a parte che si è deciso di far rispettare l’obbligo di prenotazione e di sanzionare a caro prezzo i trasgressori. Inoltre, è stato introdotto il divieto campeggio libero fuori dal rifugio e si è istituito un “Campo Base” ufficiale, dove un posto in tenda costa 50 euro.

Ma torniamo alla Brigade Blance. Tre anni fa con Stefania e Ash, il mio bracco, dopo aver salutato nella sua postazione l’amico sherpa, avevo incrociato una signora con due piccoli bimbi, era pomeriggio inoltrato. Pericolosamente inesperta e non attrezzata, con i bambini esposti senza alcun controllo ai ripidi e anche verticali salti di roccia del sentiero. La pregai di fare attenzione sperando che stesse per raggiungere qualcuno al rifugio che la prendesse in custodia. Seppi poi il giorno dopo che l’amico Sherpa l’aveva fermata allertando il soccorso che era intervenuto riportando a valle sani e salvi lei e nipotini.

Ora pare che l’attenzione sia aumentata, giustamente, da quelle parti e non si vedono cose inenarrabili dal punto di vista dell’incoscienza e a volte dall’imprudenza che rasenta l’imbecillaggine.

Bene, l’attenzione e la prevenzione fanno parte dei doveri di chi amministra territori e per questo riscuote tasse e prebende, ma senza farsi attanagliare dalla smania del controllo punitivo che talvolta il sindaco Pelliex dà l’impressione di voler applicare, soprattutto quando vien preso, novello Napoleone, da smanie di annessione territoriali.

Bisognerebbe informare e diffondere la cultura della montagna, del rispetto della natura, della frequentazione lenta, sicura e piacevole della montagna. “Instupidirla” non serve a molto.

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4 Comments

  1. Anni fa ebbi a leggere un articolo inchiesta dissacratorio sul Monte Bianco come meta di turismo di massa.Sintetizzando al massimo il giornalista alla fine proponeva di cambiare nome in “Monte Giallo”.Infatti, travestito da alpinista, noto’ che il percorso era tutta una scia punteggiata fittamente, quasi continua ,di minzioni , impossibile perdersi. La cima conquistata veniva festeggiata con pisciata collettiva…appunto una calotta Gialla…con varie gradazioni.

  2. Lasciamo la salita dal Gouter ai francesi e alle loro fissazioni. Saliamo al Gonella, e incrociamo le orde che arrivano da li solo nella parte finale! Altra soddisfazione, come quella di non aver pagato al Gouter come al Cipriani di Venezia!

  3. Sempre avanti, un lasso, ne basta uno sig. Agostino e la montagna tornerà ad essere quella che è sempre stata. Bella e fiera e da rispettare, perché con tutta la nostra tecnologia, non siamo più capaci di ascoltare davvero cosa dice la roccia e il nostro cuore. Grazie per avercelo ricordato !

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