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Siberia. In fiamme tre milioni di ettari di foreste. La foto dallo spazio

siberia, incendi, foreste, esaL’immagine da satellite diffusa dall’ESA in cui si vedono gli estesi focolai attivi sulla Siberia – Foto www.esa.int

Le foreste della Siberia bruciano da settimane. Un problema di cui si è iniziato a parlare solo pochi giorni fa, quando l’estensione dei roghi è apparsa devastante anche da satellite. Secondo l’agenzia forestale federale russa, sono quasi 3 milioni gli ettari di foresta attualmente in fiamme in sei diverse regioni della Siberia e dell’Estremo Oriente. Dodici milioni gli ettari già distrutti. 

Circa 400 gli incendi boschivi all’attivo in aree remote e difficilmente raggiungibili, su cui sta cercando di intervenire il servizio antincendio della Federazione Russa. Le autorità sono riuscite finora a spegnere 31 roghi su un’area pari a 217 ettari. Ne restano attivi ancora 174 su una superficie di 132 mila ettari. Un lavoro complesso che vede impegnate 3.326 persone, 428 mezzi e circa 100 velivoli del servizio antincendio.

In una nota ufficiale era stato dichiarato alcuni giorni fa che gli incendi in atto non rappresentassero una minaccia per i centri abitati. L’estendersi del fenomeno, con il manifestarsi di malesseri tra la popolazione a causa del fumo, ha però determinato la necessità di dichiarare lo stato di emergenza nelle regioni di Irkutsk e Krasnoyarsk, in due distretti della regione della Buriazia e in un distretto della regione del Sakha. I fumi si sono poi espansi negli ultimi giorni ben oltre la Siberia, invadendo gli Urali e il Kazakistan. 

Una scelta tardiva, a detta degli abitanti della Siberia, che accusano il governo di essere intervenuto troppo tardi. Per sollecitare un intervento rapido era stata anche avviata una petizione popolare.

Di fronte alle difficoltà di intervento e risoluzione, non resta che sperare nell’arrivo di una perturbazione. Purtroppo al momento le previsioni meteo non preannunciano piogge. D’altro canto in caso di precipitazioni la caduta di fulmini potrebbe innescare nuovi focolai.

La Siberia in fiamme vista da satellite

Il 28 luglio l’ESA (European Space Agency), tramite i satelliti Copernicus Sentinel-3, è riuscita a immortalare la Siberia in fiamme dallo spazio. Nell’immagine diffusa sul web si notano i roghi e il fumo in espansione. Nell’atmosfera è in corso al momento un abnorme rilascio di anidride carbonica, particolato e gas tossici. Un rischio per l’ambiente e la salute umana.

Il fumo degli incendi, secondo le dichiarazioni della NASA, avrebbe addirittura raggiunto fin dallo scorso mercoledì l’Alaska e parte della costa occidentale del Canada. Non sembrerebbero esserci pericoli di espansione dei fumi sul territorio invece degli Stati Uniti. “Il fumo viaggia ad altitudini così elevate che è improbabile che abbia un impatto significativo sulla qualità dell’aria negli Stati Uniti, a meno che le correnti del vento non raggiungano la superficie”, ha dichiarato in merito lo scienziato Colin Seftor del Goddard Space Flight Center della NASA.

Preoccupante è che non sia solo la Siberia a bruciare ma che focolai attivi siano presenti anche in GroenlandiaCanada e Alaska. Una distruzione estesa di ecosistemi naturali in aree laddove il fenomeno degli incendi è in realtà piuttosto comune, soprattutto tra maggio e ottobre. La particolarità dei fenomeni attivi in queste settimane, come chiarito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, risiede nella loro intensità e nel periodo anomalo.

La causa degli incendi

Alla base degli incendi vengono chiamati in causa ancora una volta i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale sta facendo sentire i suoi effetti in maniera significativa alle alte latitudini. Nel periodo di giugno in Siberia la temperatura media è risultata essere di 10°C oltre la media del periodo (dati medi tra 1981 e 2010). Al pari in Alaska, dove il 4 luglio sono stati registrati picchi di 32°C, una temperatura che naturalmente tende ad alimentare le fiamme. L’estensione degli incendi attuali a livello delle foreste boreali sembrerebbe non essere mai stata raggiunta a partire da 10 mila anni fa.

C’è di contro chi segue la pista dell’incendio doloso. Il primo ministro russo Dmitry Medvedev giovedì 1 agosto ha richiesto alla polizia russa di indagare in tal senso, per verificare se l’incendio sia stato appiccato per nascondere qualche attività di disboscamento illegale.

Terza pista sarebbe rappresentata dalla caduta di un fulmine sulla foresta, dopo un lungo periodo di siccità.

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