Rifugi

Alpi Cozie. Un bivacco sostenibile sulla Cima Dormillouse

Un nuovo bivacco ha fatto la sua comparsa da pochi giorni sulla Cima Dormillouse (2.908 m), una vetta delle Alpi Cozie sul confine italo-francese, tra i Comuni di Cesana Torinese in Piemonte e di Cervières nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Una struttura dedicata alla memoria di un giovane appassionato di alpinismo: Matteo Corradini, deceduto nel 2017 dopo una lunga battaglia contro il linfoma di Hodgkin. La costruzione del bivacco, curata dagli architetti Andrea Cassi e Michele Versaci, è stata proposta dal padre di Matteo, Paolo Corradini, per regalare un punto di appoggio agli appassionati di montagna. Un gesto di profonda generosità, come ha dichiarato il messinese Versaci in una intervista rilasciata al quotidiano di Messina Tempo Stretto,perché anche se non ha gli stessi costi di costruzione di una vera e propria casa, quello di un bivacco è un investimento importante. Regalarne uno agli appassionati è un gesto davvero notevole”.

Dopo un primo sopralluogo avvenuto nel novembre 2017, Versaci ha iniziato un lavoro di documentazione su cosa sia un bivacco. “Il concetto di bivacco non rientra propriamente nella cultura mediterranea – spiega l’architetto – Si tratta di costruzioni che si sono diffuse verso la fine dell’Ottocento. Di fatto sono degli avamposti usati per fare delle tappe verso la conquista di vette che superano i duemila metri. Sono particolarmente utili nei posti isolati, lungo itinerari escursionistici che superano la singola giornata. Bisogna tenere presente che in montagna il tempo può cambiare improvvisamente, ed essere protetti da una costruzione solida, in certi casi, può salvare la vita”.

La struttura

Il bivacco “Matteo Corradini” si presenta come un involucro di metallo nero che protegge una struttura interna in legno di pino cembro. Un materiale naturale scelto in quanto sostenibile, rappresentativo del territorio e in grado di trasmettere, grazie al suo odore particolare, un senso di calma. Solo il 25% del bivacco poggia a terra, così da limitare il consumo di suolo. All’interno sono stati installati dei gradoni in legno che rappresentano di base i piani su cui distendersi per dormire ma che diventano anche un punto di incontro, per sedersi insieme e conversare. Grandi vetrate consentono di apprezzare la vista su entrambe le vallate, quella italiana e quella francese.

Assemblare i singoli moduli non è stato facile, vista la quota. Pertanto è stato necessario un pre-assemblaggio in officina e il trasporto a monte in elicottero. Per il montaggio è stata necessaria una settimana di lavori.

“Una sfida stimolante” così la definisce a conclusione l’architetto Versaci, che ammette di essere stato inizialmente intimorito dal mettere mano a un progetto di costruzione di un bivacco senza sapere cosa fosse, e soprattutto senza aver mai lavorato in zona in cui la temperatura può raggiungere decine di gradi sotto lo zero.

Tags

Articoli correlati

7 Commenti

  1. Esteticamente non ci starebbe male un bragozzo da pesca in disarmo ..ben incatramato..contanto di alberi e vele.Trasformato in rifugio spartano. Son pur sempre montagne nate nel mare e spinte in alto , per via della deriva dei continenti e conseguente orogenesi Alpina. Portato in alto intero da elicotterone o smontato e rimontato. Vista foto di Veliero in val Canali, usato per film di Baricco”Lezione 21″; non ci faceva una brutta figura, ma l’hanno poi smontato e portato via, (immagini sul web).

  2. Non vedo la necessita’ di collocarlo proprio in cima…basta una valletta , un anfratto…specie per itinerari escursionistici in ambienti isolati.

  3. Premesso che, di per se, non sono contrario alla posa di un bivacco in cima alla Dourmilleuse (ma se era più appartato non era meglio?), ma quello che mi infastidisce è che non si è più in grado di concepire un bivacco, un rifugio, ecc. che non debba essere per forza avveniristico, con forme, geometrie e tipologie arzigogolate, che nulla hanno a che vedere con l’ambiente in cui si trovano. Ma ci danno proprio così fastidio i classici bivacchi di un tempo di cui sono piene le Alpi? Non siamo più capaci di concepire qualcosa di “normale” ? Tutto deve essere “Hi Tec”, tutto deve essere diverso?

  4. Un UFO nero si intona benissimo col passaggio. Quasi non si vede. Avveniristica la scelta di usare legno e lamiera. Non oso immaginare l’interno fatto a gradoni…. Ogni scarafone è bello a mamma sua

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close