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Alpinismo

Valanga in Pakistan: elicotteri arrivati a Gilgit. Bellò e compagni in ospedale

 

Si è conclusa da poco l’operazione di soccorso del team italo-pakistano guidato dal vicentino Tarcisio Bellò, impegnato nella salita di una vetta inviolata, battezzata Lions Melvin Jones Peak, nella remota Ishkoman Valley in Pakistan.

Due elicotteri dell’esercito pakistano sono decollati questa mattina alla volta del distretto nord di Ghizar per raggiungere il campo base a 3.630 m di quota. Stando alle informazioni che trapelano al momento dal Pakistan, sono stati effettuati due voli ad alta quota per recuperare i feriti suddivisi, al momento della valanga che li ha investiti a circa 5.000 m, in due gruppi a una significativa distanza l’uno dall’altro. Il primo recupero ha consentito di portare al campo base 2 italiani e le 2 ragazze pakistane, studentesse della Karakoram International University, scesi nella notte fino al C1 (4.200 m circa). Del gruppo bloccato a quota superiore sono stati salvati soltanto i 2 italiani. Nessuna speranza di ritrovare al momento il corpo della guida pakistana Imtiaz.

Gli elicotteri con i feriti (Tarcisio Bellò, i suoi tre compagni di spedizione Luca Morellato, David Bergamin e Tino Toldo e le pakistane Nadeema, Shakeela) sono appena arrivati a Gilgit dove verranno trasportati all’ospedale militare. Non sembrano versare in condizioni critiche ma presentano diverse fratture, come già dichiarato da Tarcisio Bellò nella telefonata effettuata da quota 5.000 m a sua moglie Isabella Bresolin lunedì mattina, poco prima che le notizie iniziassero a circolare tramite la stampa internazionale. Bellò avrebbe riportato la frattura di una caviglia, la lussazione della clavicola e alcune ferite, di cui una profonda al braccio. Impossibilitato a muoversi in autonomia, è stato trasportato nella serata di ieri al C1.

 

La spedizione 

Partiti alla volta del Pakistan lo scorso 1 giugno, Tarcisio Bellò, Luca Morellato, David Bergamin e Tino Toldo si sono trovati subito a fronteggiare una fase di maltempo, con vere e proprie bufere di neve durata fino al 6 giugno. La mattina del 7 giugno, il tempo variabile in miglioramento e il vento assente hanno consentito di fare una ricognizione dal campo base, posizionato a 3.630 m circa, fino a 4.170 m, così da battere traccia fino a 4.550 m e allestire il campo 1 circa 300 metri più in basso (4.200 m circa), in una zona protetta da uno sperone roccioso, prima di far ritorno al CB.

Sabato 8 i 4 sono saliti al C1 per sfruttare la domenica di bel tempo prevista da Filippo Thiery (seguita da 3 ulteriori giorni di maltempo), passando una notte in quota con qualche apprensione causata dal vento e dalla neve di riporto sulle tende. Approfittando della domenica serena, il gruppo si è spinto verso la seraccata responsabile di aver bloccato il tentativo di salita del 2018, a causa dell presenza di profondi crepacci. Quest’anno la neve caduta abbondantemente ne ha consentito invece un facile superamento. Il team, seppur provato dalla fatica del battere traccia, ha raggiunto quindi un colle a quota 4.980 m sulla cresta tra il Lions Melvin Jones peak e il Pusdan peak, individuando un possibile passaggio per il corridoio di ghiaccio collegato alla vetta.

Lunedì 10 è iniziata la prevista fase di maltempo, con neve abbondante in quota, che ha costretto a una pausa forzata a campo base fino al 13 giugno, tempo utile però per definire la strategia di salita: tornare al colle a 4.980 m, valutare la fattibilità del passaggio sulla seraccata, allestire il secondo campo a circa 5200 metri di altitudine e da lì tentare la vetta con tutta la squadra composta da quattro italiani e tre pakistani.

Il 13, dopo una ennesima nevicata che ha ricoperto anche il CB di 10 cm, finalmente è stato possibile tornare a battere traccia fino al campo deposito e poi al C1, su neve molle e profonda, faticosa fin dai primi tratti. Nel tardo pomeriggio, giunti allo sperone a guardia del C1, hanno scavato nuovamente le piazzole in parte coperte dalla neve per riprendere possesso delle tende.

Venerdì 14 la squadra italiana si è divisa in due: Luca e Tino sono scesi al campo deposito per prendere un’altra tenda e del cibo. Tarcisio e David sono invece saliti in perlustrazione per trovare un passaggio sulla seconda seraccata. Le condizioni non sono apparse ottimali, con 50 cm di accumulo nevoso, ma alla fine è stato possibile trovare un passaggio fino a un corridoio sospeso che “cade a valle con una spaventosa cascata di ghiaccio ma sopra si percorre facilmente”. Nel mentre è giunta a C1 la squadra di supporto pakistana.

Nel pomeriggio la neve ha ricominciato a cadere, portando a una nuova fase di sconforto, soprattutto da parte dei membri pakistani, intenzionati a scendere già in serata. Confortati dalle previsioni meteo di Thiery, hanno alla fine optato per rimandare ogni decisione all’indomani, quando con un tempo ancora variabile, si sono spostati tutti al campo 2 a 5.100 m.

Grazie alla traccia battuta il giorno prima, in meno di due ore è stato raggiunto il colle a 4.980 m. “Dopo una breve pausa abbiamo iniziato il traverso con due tiri di corda e poi risalito il pendio che adduce al colle, raggiungendolo alle 10.30”.

La nebbia e la neve alta hanno però impedito di effettuare una perlustrazione del percorso verso la vetta.

Finora tutto bene, purtroppo le condizioni della montagna non sono facili, stiamo tribolando senza però prenderci rischi inutili. È come una partita a scacchi fra noi e la montagna, ci muoviamo solo meditando bene le nostre mosse. Ma con condizioni ottimali probabilmente la cima l’avremmo salita già da un pezzo. Mai viste condizioni climatiche cosi difficili in Hindukush, altre volte abbiamo adottato la ‘strategia della talpa’ o sarebbe meglio dire della ‘marmotta’ scavando tane sulla neve della montagna e portando la pala invece che la tenda troppo pesante. In questa occasione stiamo adottando la ‘strategia della chiocciola’ con la casetta al seguito”. Nella giornata di sabato

Domenica 16 la neve ha smesso di cadere, lasciando il posto a cielo limpido e temperature basse. Al mattino è stato possibile battere traccia fin sotto alla parete del Lions Melvin Jones peak, che si è presentato apparentemente fattibile. Di fronte all’instabilità dei giorni precedenti, con alternanza di nevicate seguite da una fase di alta insolazione con altrettanto alto rischio di slavine, il team ha deciso di rimandare al mattino di lunedì la decisione di tentare o meno di salire in vetta, sulla base del meteo e delle condizioni della montagna.

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