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Cronaca, Primo Piano

Il Soccorso Alpino dell’Alto Adige dona attrezzatura al Soccorso pakistano

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La recente morte di Tom Ballard e Daniele Nardi sul Nanga Parbat, le molte giornate dedicate prima a rintracciarli lungo lo sperone Mummery e poi a comprendere se fosse stato possibile recuperarli hanno indotto il Presidente del CNSAS dell’Alto Adige Giorgio Gajer a un gesto di solidarietà donando attrezzatura ai volontari che in Pakistan si occupano di Soccorso.

Giorgio Gajer, presidente del CNSAS Alto Adige

Non che il Soccorso Alpino in Pakistan esista così come lo conosciamo qui da noi: ci sono tentativi di attivarlo, di supportare e formare squadre di alpinisti, alcuni effettivamente esperti, che negli anni hanno sviluppato una sensibilità e anche un’attitudine a intervenire in caso di soccorso. Un po’ come da noi qualche decina di anni fa.

Sul ghiacciaio del Baltoro per alcuni anni Michele Cucchi, Maurizio Gallo e altre guide alpine hanno formato nell’ambito del progetto italiano SEED per la creazione del Parco del Karakorum, con la collaborazione dell’Associazione Riconosciuta EvK2CNR, un centinaio di alpinisti pakistani alle tecniche alpinistiche e del soccorso alpino. Qualcosa di buono ne è nato e il numero unico per le emergenze di ogni tipo, il 1122 (l’equivalente del nostro 112), sta cercando di sviluppare una sua specifica attività legata alla montagna.

L’aumento esponenziale dei turisti in Gilgit Baltistan in questi anni, che portano certamente ricchezza ma anche qualche guaio e l’interesse per la loro sicurezza e benessere, ha convinto le autorità governative della Regione a investire. Siamo ancora ai primordi, ma si stanno formando squadre di volontari e sempre più gli alpinisti pakistani che lavorano per le spedizioni sul K2, il Broad Peak, i Gasherbrum e sulle innumerevoli montagne di quel territorio vengono chiamati in caso di necessità. Un po’ quello che è accaduto anche in Nepal, dove ormai il soccorso lo fanno i locali.

L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, che come tutti i diplomatici italiani che lavorano a Islamabad con l’alpinismo e il soccorso ha dovuto confrontarsi a volte dolorosamente, ha dimostrato grande sensibilità in tutte le occasioni nelle quali alpinisti italiani (e non solo) hanno avuto successo sulle montagne del Pakistan, a maggior ragione in caso di incidenti.

Ancor più significativo il dono del Soccorso Alpino dell’Alto Adige se si considera che sul Nanga Parbat è rimasto il corpo dell’indimenticato Karl Unterkircher, soccorritore e presidente dell’Aiut Alpin Dolomites.

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