Alpinismo

Sergi Mingote alla conquista di quanti più Ottomila possibile in 365 giorni

Lo scorso autunno il catalano Sergi Mingote aveva fatto parlare di sé per aver completato la salita di tre Ottomila in soli 70 giorni. A luglio il K2 e il Broad Peak in Pakistan, poi a settembre il Manaslu in Nepal cui avrebbe dovuto fare seguito il Daulaghiri, target abbandonato a causa del maltempo.

Tre vette inserite in un progetto ambizioso dal titolo “3X2X8000”, che prevede l’ascesa delle 3 montagne più alte del Pianeta in 365 giorni e, come corollario, di salire quanti più Ottomila nello stesso tempo, tutti rigorosamente senza ossigeno.

Con l’arrivo della primavera, Mingote è tornato a lavorare al suo progetto, volando nuovamente in Nepal per dare il via alla salita in successione del Lhotse, dell’Everest e se tutto andrà bene, anche del Kangchenjunga. C’è da sperare che riesca a portare a termine le tre salite prima che sopraggiunga il monsone.

Una volta completate le vette nepalesi sulla lista, si sposterà nuovamente in Pakistan, puntando ai Gasherbrum.

Completare i 3x2x8000 gli consentirebbe di abbattere il record di Silvio Mondinelli, uno dei salitori dei 14 Ottomila, che scalò K2, Everest e Kangchenjunga in 3 anni e 74 giorni.

Completare almeno 6 Ottomila senza ossigeno in un anno (considerando come data di scadenza il 23 luglio, giorno della salita del K2 nell’estate del 2018) rappresenterebbe un altro Guinness conquistato.

Sergi ammette in ogni caso che sarà molto complesso portare a termine la sua missione, considerando che salire senza ossigeno il Lhotse e poi dell’Everest gli lascerà poco tempo residuo per conquistare anche il Kangchenjunga prima della fine della stagione.

Il programma prevede che la salita dell’Everest segua quella del Lhotse (prevista per la prima metà di maggio) senza ridiscendere al campo base ma tornando al C4 sul Colle Sud o C3. Poi con un volo in elicottero si sposterebbe al Kangchenjunga. Unica possibilità per raggiungere in tempo la montagna che si trova all’estremità occidentale del Nepal, al confine con il Sikkim.

Indipendentemente dall’incognita Kangchenjunga, il 13 giugno il catalano sarà a Islamabad per guidare una spedizione internazionale diretta ai Gasherbrum I e II.

Una sfida impegnativa che non sembra turbarlo affatto. Il progetto è infatti nato in collaborazione con l’High Performance Sport Center di Sant Cugat (Barcellona) e mira ad applicare la teoria delle alte prestazioni atletiche all’alpinismo d’alta quota. Insomma, come nel caso della particolare preparazione fisica di Kilian Jornet in vista della doppia ascesa dell’Everest nel 2017, anche in questo caso ci troviamo di fronte a un alpinista con alle spalle uno stringente allenamento fisico, supportato da un team di esperti, che hanno gestito non solo il training ma anche la sua nutrizione.

Dopo una fase di acclimatazione pre-partenza sul Nevado Ojos del Salado e altri due vulcani in Cile, ha iniziato in questi giorni le rotazioni tra campo base (5.340 m) e C2 (6.395 m) sull’Everest insieme a tre alpinisti con cui condivide il permesso di scalata, il cileno Juan Pablo Mohr, il brasiliano Juan Carlos Garranzo e un altro alpinista brasiliano. Ognuno dei quattro ha però il suo obiettivo, insomma un “team ma non troppo”.

Non ci saranno Sherpa a supportarlo in quota, prevedendo la presenza di corde fisse delle passate stagioni. Avrà però con sé due fotocamere e un drone per filmare le sue imprese. Sergi, che fa parte di una compagnia cinematografica, utilizza infatti i documentari autoprodotti per autofinanziarsi durante le spedizioni, almeno per pagare i permessi.

Di certo la tenacia non manca a questo alpinista, film-maker, atleta e sognatore. Restiamo in attesa di suoi aggiornamenti.

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4 Commenti

  1. Grande rispetto per questa persona, che onestamente non conoscevo, e per gli obiettivi che si pone, onestamente ed eticamente. Chapeau, qualunque sia il risultato

  2. 3 x2 x 8000….elicotteri per lo spostamento dei campi base….record da battere…velocità…ecc….ma andate tutti a quel paese….poi ognuno la montagna se la vive come vuole come diceva il buon vecchio Messner…in montagna non ci sono regole….etica a parte. Ecco io esprimo il mio punto di vista…saluti a tutti.

    1. ti sei contraddetto in 2 righe, primo lo mandi al diavolo per lo stile e poi dici “ognuno la montagna se la vive come vuole” . siete proprio dei montanari.

      1. caro mauri , non puoi non essere daccordo con francesco. montanaro o no , sentire di elicotteri e velocità in montagna è semplicemente ridicolo. lo spirito è un altro…assolutamente!

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