• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
Itinerari

Ad Arquata del Tronto rinascono i sentieri dopo il terremoto

acquata, terremoto, appenninoArquata del Tronto oggi

La prima parola chiave è “marraccia”, che in dialetto di Arquata del Tronto indica la roncola, fondamentale per pulire i sentieri. La seconda parola è terremoto, la serie di eventi sismici che ha sconvolto nell’agosto e nell’ottobre del 2016 i borghi tra i Monti della Laga e i Sibillini. 

Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto, e naturalmente Arquata, hanno sofferto molto. La maggioranza delle 299 vittime ha perso la vita nel Lazio. Nelle Marche i morti sono stati 4 ad Arquata, e ben 47 a Pescara. Quest’ultima, a causa dello smottamento del terreno, non potrà essere ricostruita dov’era. 

Tra i Monti Sibillini e la Laga, però, si lavora da tempo per rinascere. E’ un processo che riguarda anche i sentieri, e richiede di utilizzare la marraccia. 

Il 25 aprile, due anni e mezzo dopo le ultime scosse violente, i volontari dell’associazione Arquata Potest hanno finito di pulire dai rami, dalle pietre e dai rovi lo storico sentiero che collega il capoluogo e la Via Salaria con Faete, Spelonga e Pescara del Tronto. Una diramazione, rimessa a posto a febbraio, raggiunge Grisciano, nel Lazio.

L’associazione è nata nel 2011, per rilanciare i festeggiamenti in onore del SS. Salvatore” spiega Carlo Ambrosi, uno dei soci più attivi. “Negli anni successivi, in estate, abbiamo iniziato a organizzare passeggiate, coinvolgendo fino a 80 persone, tra residenti e turisti”. Nell’estate del 2016, poco prima delle scosse che hanno devastato Amatrice, i soci di Arquata Potest hanno iniziato a lavorare sui sentieri, ripristinando il tracciato dal capoluogo a Spelonga. “Sotto ai rovi c’era un sentiero bellissimo, affiancato da muri a secco alti fino a due metri” spiega Ambrosi. 

Poi è arrivato il terremoto, che a molti ha cambiato la vita. Ma il lavoro sui sentieri non si è fermato. “Dai 1100-1200 residenti del passato, Arquata e le frazioni sono scese a 600, in buona parte ospitati nelle “casette” della Protezione Civile” spiega Carlo Ambrosi. “Molti dei nostri 250 soci, arquatani che vivevano altrove, passavano qui l’estate. Oggi le loro case non ci sono più, ma molti continuano ad aiutarci. Io vivo e lavoro a Bologna, ma ci tengo a dare una mano al mio paese”. I sentieri servono a mantenere un’identità, e sono un invito ai forestieri a visitare il territorio, e a spendere negli esercizi commerciali ancora aperti” conclude Ambrosi.

Così, un colpo di marraccia dopo l’altro, sono stati riaperti i sentieri da Spelonga a Faete, da Faete a Trisungo, e poi quelli verso Grisciano e Pescara del Tronto. Il sogno di soci di Arquata Potest è il GADA, il Grande Anello di Arquata, che tocchi le frazioni ai piedi dei Sibillini, da Piedilama a Pretare, e che si allunghi in direzione della Laga fino a Colle. 

Il lavoro dell’associazione è stato riconosciuto anche dal Comitato Sisma Centro Italia, che gestisce importanti fondi privati nelle zone terremotate. Arquata Potest, da poco, è stata ufficialmente incaricata di realizzare la segnaletica orizzontale e verticale dei sentieri. 

Tra i Monti Sibillini e la Laga, sul confine di due Parchi nazionali, da qualche anno, i sentieri e i cammini di trekking si stanno moltiplicando. “E’ vero, e noi ci vogliamo coordinare con il resto” spiega Carlo Ambrosi. Siamo in contatto con chi organizza il Cammino delle Terre Mutate, che attraversa il nostro territorio. Siamo in ottimi rapporti con la sezione di Ascoli Piceno del CAI. Siamo pronti a coordinarci con il CAI di Amatrice e del Lazio, che operano oltre il confine regionale”. 

Chi vuole partecipare ai prossimi interventi di pulizia, scaricare le mappe e le tracce gpx dei sentieri, o partecipare alle camminate estive di gruppo può informarsi sulla pagina Facebook di Arquata Potest, sul sito (fermo in questi giorni) www.arquatapotest.it, o chiamare il 348.2633810. 

Nella prossima estate, un altro appuntamento inviterà a visitare Arquata e le sue frazioni. La Festa Bella, da secoli, ricorda la vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto del 1571, e la partecipazione di una nave con equipaggio composto da spelongani. “Si celebra ogni tre anni, nel 2016 è stata bloccata dal sisma, quest’anno si riparte” spiega ancora Carlo Ambrosi. “I giorni più spettacolari saranno il 9, il 10 e l’11 agosto, quando un tronco di abete tagliato nel Bosco Martese, sul versante opposto della Laga, verrà trainato a Spelonga per diventare l’albero della nave”. 

Sabato 17 agosto l’albero verrà innalzato, l’indomani gli si costruirà intorno lo scafo. Poi la nave di legno di Spelonga ospiterà incontri gastronomici, concerti e discussioni. Grazie ad Arquata Potest si parlerà anche di sentieri, e di come utilizzarli per rilanciare questi luoghi.      

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.