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Alex Txikon: corde fisse, velocità e stazioni meteo. I segreti per vincere il K2 invernale

Foto archivio Alex TxikonFoto archivio Alex Txikon

“Inizialmente ho cercato di avere i permessi per andare sul versante Nord dell’Everest in inverno, ma i cinesi me li hanno negati”. Per questo lo scalatore Basco Alex Txikon ha deciso di cimentarsi sulla seconda montagna della Terra, ancora inviolata durante la stagione invernale. Oltre a questo, ci spiega, “tentare tre volte consecutivamente l’Everest significa assumersi un certo numero di rischi: superare il Khumbu con corde e scalette è molto pericoloso. Volevo avere altre opportunità, così ho scelto il K2”.

Lo troviamo indaffarato Alex, corre da una presentazione all’altra. In Spagna il suo racconto invernale è molto richiesto e lui cerca di accontentare tutti. Un po’ di tempo lo trova anche per noi, per raccontarci il suo sogno invernale da innamorato della freddissima aria rarefatta. Ci parla del K2, di come pensa di poterlo salire, della strategia che vorrebbe mettere in campo. Ha tante certezze Alex, frutto di un lungo inverno passato nel tentativo di toccare per primo gli 8611 metri della montagna pakistana.

 

Com’è il K2 in inverno?

È una montagna su cui si può salire molto velocemente, i campi sono abbastanza vicini. Dal campo avanzato a campo 3 servono circa 8 ore, su altre montagne le distanze tra un campo e l’altro sono maggiori e richiedono più tempo. Per fare un esempio sul K2, in tre giorni, siamo saliti fino a campo 3 mentre sull’Everest, al secondo tentativo, non siamo andati oltre campo 1, nello stesso tempo.

A livello climatico invece?

Non è molto diverso dagli altri Ottomila dell’area.

Tra le cose da migliorare, per la prossima spedizione, ci saranno certamente le previsioni meteorologiche, soprattutto per quanto riguarda i venti. Ci sono state grosse discrepanze tra le informazioni teoriche e l’effettiva velocità del vento sulla montagna. Per essere più precisi sarebbe certamente utile riuscire ad installare una seconda stazione meteo nei pressi di campo 3. Questa, congiuntamente a quella presente a campo base, permetterebbe di inviare dati precisi sul vento in quota.

Hai messo su una spedizione veramente massiccia, con tanti uomini al campo base e un buon numero in parete, come mai ha fatto questa scelta?

Perché con una piccola spedizione non è possibile scalare il K2 in inverno. È necessario mettere le corde fisse, scalare lo sperone Abruzzi in stile alpino non è possibile, devi andare su veloce usando le corde.

Quindi la chiave del successo sta nella velocità?

Si, tutto sta nell’essere veloci. Ovviamente per farlo bisogna essere forti e molto allenati, salendo rapidamente lungo le corde fisse. Solo così si può salire il K2 in inverno.

Con te al campo base avevi anche alcuni droni ad alte prestazioni, oltre che per le riprese sono stati utilizzati anche per valutare le condizioni della montagna?

No, non li abbiamo mai usati per scrutare la montagna o la via di salita. Una volta abbiamo provato a portarli a campo 1 ma le batterie si sono subito scaricate a causa del freddo.

In generale le via Abruzzi è un percorso molto noto, su cui ci sono molte informazioni. È facile identificare le via seguendo le corde fisse lasciate dalle spedizioni estive.

Tornerai anche il prossimo inverno?

Si, ma direttamente sullo sperone Abruzzi, l’unica via possibile per scalare il K2 in inverno dal lato pakistano. Forse sul versante cinese ci sarebbe qualche possibilità, ma la burocrazia è veramente complessa.

MI piacerebbe riuscire a mettere su un team internazionale, unito e coeso. Un gruppo dove a prevalere su tutto sia la meta, dove gli egocentrismi individuali siano messi da parte in favore dell’obiettivo comune. Una squadra grossa con scalatori di valore, accomunati dalla passione  per la montagna.

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