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L’Aquila, dieci anni dopo

Dieci anni fa, alle 3.32 di una notte destinata a passare crudelmente alla storia, due scosse di terremoto devastano L’Aquila e decine di borghi vicini, da Paganica a Onna e da Pizzoli a San Demetrio ne’ Vestini. Gli effetti del sisma si fanno sentire anche nel Teramano, a Sulmona, nella Marsica e a Roma. E ad Amatrice, tra i Monti della Laga e i Sibillini, destinata a soffrire a sua volta nel 2016. 

Le vittime sono 309. Tra loro otto ragazzi e ragazze uccisi nel crollo della Casa dello Studente, costruita negli anni Sessanta e che avrebbe dovuto essere a norma. I feriti sono 1600. Ad agosto quattro mesi dopo il sisma, gli sfollati sono 48.000. 

L’Italia si mobilita subito per L’Aquila. Scendono in campo la Protezione Civile e l’Esercito, sorgono le tendopoli. Dall’8 al 10 luglio, il G8 al quale partecipano Silvio Berlusconi, Barack Obama, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy fa del dramma dell’Abruzzo un evento globale.

Poi arrivano la ricostruzione e gli scandali, che sporcano l’immagine della Protezione Civile di Guido Bertolaso. I MAP (Moduli Abitativi Provvisori) di qualità insufficiente, i milioni di tubi e giunti di ferro utilizzati per puntellare i palazzi che vengono affittati a tempo indefinito dallo Stato. 

Momenti di grande attenzione, come i giorni dell’adunata degli Alpini nel 2015, si affiancano a lunghe fasi di abbandono. Oggi quella dell’Aquila è una realtà a due facce, che può essere letta in modi diversi. 

Dall’autostrada lo skyline del centro sembra un puntaspilli di gru, l’immagine di un grande cantiere operoso. In centro, lungo Corso Vittorio Emanuele, i restauri di molti palazzi sono finiti. Sono state riaperte le basiliche di Santa Maria di Collemaggio e San Berardino, il Palazzo dell’Emiciclo (che ospita la Regione Abruzzo), il Castello. L’Università è rinata, insieme a eccellenze come il GSSI, il Gran Sasso Science Institute, che accoglie studenti e ricercatori di tutto il mondo. Accanto alla Fontana delle 99 Cannelle è il nuovo Museo Nazionale d’Abruzzo. L’elenco delle iniziative culturali include mostre, eventi, concerti, e il Festival della Montagna che celebra il 13 e il 14 aprile la sua “Spring session”. 

Ma non è tutto così. In alcune zone del centro, oltre le barriere della “zona rossa”, molte case sono rimaste come il 6 aprile 2009. Nei dintorni sono borghi ricostruiti come Villa Sant’Angelo, di cui è stato sindaco Pierluigi Biondi, oggi primo cittadino dell’Aquila. In altri, da Onna a Paganica e a Fossa, è stato fatto poco o nulla. Il torrione mediceo di Santo Stefano di Sessanio, borgo alle pendici del Gran Sasso, è ancora sostituito da una triste struttura metallica.   

Negli anni, sono arrivati atti d’accusa durissimi. Già nel 2010 Draquila, l’Italia che trema, un documentario di Sabina Guzzanti, denunciava le lentezze e il business della ricostruzione. Una situazione, aggravata dal tempo, denunciata nel reportage di Fabrizio Gatti uscito lo scorso 31 marzo su L’Espresso. L’articolo riepiloga cifre impressionanti. Dei 17 miliardi e 458 milioni già spesi, quasi la metà è andata in opere provvisorie, che dovranno essere smantellate a caro prezzo. “La ricostruzione-show firmata B&B, cioè Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso, ha consumato miliardi senza aver finora restituito la vita” scrive Gatti.  

Ora, per qualche giorno, l’Italia guarderà ancora una volta verso L’Aquila. Quotidiani, telegiornali e talk-show dedicheranno al decennale ampi spazi. Tra i più impegnati sarà come sempre Bruno Vespa, aquilano doc, con il suo Porta a porta. 

Dal 16 aprile, su Rai Uno, andrà in onda L’Aquila grandi speranze, una serie in sei puntate ideata da Stefano Grasso e diretta da Marco Risi. Tra i protagonisti Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini, e molti ragazzi, quasi tutti aquilani. Il mio personaggio rappresenta la solitudine degli aquilani. Sono state fatte scelte scellerate, come quella di dividere la popolazione. Spero chi di dovere faccia qualcosa nel minor tempo possibile, e lo faccia anche per Amatrice” ha spiegato Valentina Lodovini nella presentazione alla stampa.  

Ci sono state telecamere e flash anche nella notte tra il 5 e il 6 aprile, quando migliaia di aquilani hanno partecipato alla fiaccolata partita alle 22.30 dal Tribunale e salita verso la “zona rossa” e il centro. 

Alle 3.32, in Piazza Duomo, 309 tocchi della campana della chiesa di Santa Maria del Suffragio hanno ricordato le vittime del sisma. Poi, com’è giusto, arriveranno le commemorazioni ufficiali e i politici. Prima però, la città ha vissuto il momento del ricordo privato e del dolore. Forza L’Aquila!

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