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Valnerina. Trovate morte due aquile reali e una volpe probabili vittime di bocconi avvelenati

Nel corso di una escursione sui monti della Valnerina in Umbria, un gruppo di escursionisti del CAI sezione di Leonessa si è trovato di fronte ad una scena drammatica, soprattutto per gli amanti degli ambienti montani.

A circa 1500 metri di quota in località Capo la Valle hanno notato le carcasse di due aquile reali e di una volpe, a breve distanza l’una dall’altra. Le interiora esposte e parzialmente mangiate della volpe hanno fatto ipotizzare che sia stata il pasto dei due rapaci, rimasti probabilmente avvelenati dallo stesso cibo che ha avvelenato il canide.

Immediata la segnalazione ai Carabinieri del Nucleo Forestale di Monteleone di Spoleto che hanno avviato le indagini e consegnato gli animali all’Istituto zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche di Perugia, per svolgere delle analisi al fine di verificare l’attendibilità di quella che sembra essere più che una ipotesi, una macabra certezza, ovvero che gli animali siano stati vittime di bocconi avvelenati.

Chi potrebbe dunque aver posizionato dei bocconi letali nei boschi? Come ipotizzato dal Presidente del CAI di Leonessa Luigi Carbonetti, dietro un gesto simile potrebbero nascondersi dei cacciatori di tartufi, che spesso utilizzano questo espediente per avvelenare i cani non da tartufo, che in un certo senso disturbano le loro attività.

Da escludere la mano di un pastore, che rischierebbe di vedere compromessa la sopravvivenza dei suoi stessi cani a guardia delle greggi.

Una perdita, soprattutto per quanto concerne le due aquile reali con apertura alare oltre i due metri, che risulta estremamente grave, considerando che secondo un censimento del WWF risalente a qualche anno fa, il numero di individui distribuiti lungo l’Appennino umbro-marchigiano non risulterebbe superiore a qualche decina.

La perdita delle aquile reali è una gravissima e brutta pagina da scrivere a danno dell’ecosistema” – ha dichiarato Marisa Angelini, sindaco di Monteleone di Spoleto in un post di denuncia su Facebook – “L’uomo che distrugge non è degno di vivere tra la meraviglia del nostro ambiente. Ogni altra considerazione non può essere che di disprezzo. Chiedo a tutti la massima vigilanza ed ogni elemento sospetto deve essere posto all’attenzione delle forze di polizia e del Comune. Vigilare sull’ambiente e la sua fauna è un dovere di tutti. Ogni volta che uno squilibrio avviene muore il futuro armonico dei nostri figli“.

 

 

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3 Commenti

  1. Chiunque ami la montagna dovrebbe boicottare il mercato nero illegale di tartufi e funghi.

    Sono predatori senza scrupoli che prelevano senza ritegno dalle montagne.

    Purtroppo trovano sempre chi compra a caro prezzo i frutti del loro (devastante) lavoro.

  2. Se sono stati dei pastori a mettere i bocconi avvelenati
    ed è molto probabile non meritano di fare il loro lavoro;
    ora come ora i pastori non vivono più insieme alle greggi
    come si faceva una volta, sono deventati troppo comodi.
    La protezione delle greggi non si può affidare solo ai cani,
    la perdita dei capi di bestiame causa animali selvatici rientra
    nei possibili rimborsi da parte dello stato, quindi chi provoca
    volontariamente la morte di un animale selvatico che appartiene
    a una specie protetta come quella dell’acquila reale per come
    la vedo io deve essere messo nelle condizoni di non poter più
    nuocere, ovvero tolta la licenza di allevamento animali in maniera
    perpetua, multe a 5 zeri e magari lavori socialmente utili per 5 anni.
    Se invece è stato un atto fatto da chi fa del bracconaggio di specie protette
    la ragion di vita, dovrebbe essere obbligato a portare un collare al collo tipoquelli degli orsi, così da poterlo controllare a vita.

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