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Nanga Parbat, l’ambasciatore italiano Stefano Pontecorvo: c’è una grande solidarietà nel mondo della montagna

Il versante Diamir del Nanga Parbat. Foto Facebook Daniele NardiIl versante Diamir del Nanga Parbat. Foto Facebook Daniele Nardi

Quando scatta l’emergenza per un connazionale disperso all’estero una delle prime persone a intervenire è l’ambasciatore. Nel caso della vicenda, relativa al Nanga Parbat, che in questi giorni sta occupando le prime pagine dei quotidiani e tg, le figure sono Stefano Pontecorvo, ambasciatore italiano in Pakistan, e il suo corrispettivo inglese. Anche lì, nel Paese delle mille e una notte, se ne parla ovunque, ci confida l’ambasciatore. Non solo perché il Nanga Parbat è una delle montagne simbolo della Nazione, insieme al K2, ma anche perché Daniele Nardi, attualmente disperso sul Nanga Parbat insieme al compagno Tom Ballard, è una figura conosciuta e apprezzata dall’ambiente alpinistico pakistano.

Pontecorvo in questi giorni ha dovuto gestire una difficile situazione diplomatica dove, il caso alpinistico, si è mescolato alla delicata situazione politica venutasi a creare in seguito all’abbattimento di due aerei indiani da parte dell’esercito pakistano. Una scintilla di guerra che ha richiesto una buona dose di lavoro diplomatico per far alzare in volo gli elicotteri permettendo così di iniziare gli interventi di ricerca, che proseguono tutt’ora, sulla nona montagna del Pianeta. Cerchiamo però di capire cosa accade e quale macchina si mette in moto quando scatta l’allarme attraverso la testimonianza del nostro delegato.

 

Daniele Nardi con l'ambasciatore Stefano Pontecorvo lo scorso dicembre a Islamabad
Daniele Nardi con l’ambasciatore Stefano Pontecorvo lo scorso dicembre ad Islamabad

Ambasciatore cosa accade quando arriva un allarme di questo tipo?

In genere quando si parla di incidente in montagna qui in Pakistan il meccanismo è ormai abbastanza oliato. Si tratta di un Paese molto frequentato dagli alpinisti, un paradiso per gli appassionati.

Cosa intende con “oliato”?

Che la macchina si muove in modo molto fluido. Esistono degli interlocutori fissi, solitamente appartenenti alle forze armate, e una locale comunità di guide e alpinisti che si mettono a disposizione. Oltre a queste ci sono poi agenzie di trek ben organizzate a cui si appoggiano i nostri connazionali, ma non solo. Quando quindi arriva una segnalazione si procede cercando di coordinare tutto questo.

Non è la prima volta in cui si trova a gestire situazioni di questo tipo…

No, prima di questa ricordo la vicenda legata al caporal maggiore Maurizio Giordano scomparso sul Gasherbrum IV nell’estate 2018 e prima ancora ricordo l’altrettanto tragica vicenda di Leonardo Comelli deceduto sul Laila Peak nel 2016. In tutto mi sono trovato a gestire 4 situazioni di questo tipo.

Questa volta però tutto è stato complicato dalla difficile situazione politica che si è venuta a creare tra Pakistan e India. Quanto impegno è stato necessario per ottenere un corridoio di volo?

Devo dire innanzitutto che le autorità militari pakistane sono state estremamente comprensive e di grande aiuto, anche se a volte i passaggi burocratici sono stati meno rapidi di quanto auspicabile. Hanno però compreso esse stesse la situazione, per intenderci quelli che erano impegnati nella difesa aerea del Paese erano gli stessi che dovevano dare l’autorizzazione al volo degli elicotteri e, nei primi giorni dell’emergenza, l’unico mezzo aereo in movimento era quello dei soccorritori.

È stata una situazione complicata, ma semplificata dall’assoluta volontà dei pakistani di darci una mano.

C’è qualche persona in particolare che bisogna ringraziare?

Sul lato pakistano ci sarebbero tantissime persone, ma si tratta di gente molto riservata.

Nel corso degli anni ha avuto occasione di conoscere molti alpinisti, tra cui Daniele Nardi…

Si, di qui sono passati in tanti: lui, Simone, Tamara. Chiunque passi di qui diventa un amico. Daniele è un giovane appassionato, un ragazzo che quando parla di montagna si illumina. Una persona molto amata e apprezzata qui in Pakistan, dove ha fatto un sacco di bene.

Conosce anche Alex e Alì che, nel 2016 dopo la vetta invernale, sono stati suoi ospiti…

Come Daniele anche loro sono dei professionisti di gran cuore, senza pensarci un attimo hanno scelto di lasciare i loro impegni per cercare Daniele e Tom. Pensiero che estendo anche ai russi guidati da Vassily Pivtsov che si son subito offerti per dare tutto il sostegno possibile. Tutti si sono resi disponibili volontariamente, c’è una solidarietà incredibile nel mondo della montagna. Davvero ammirevole.

Speriamo di trovarli presto.

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