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Nepal, pronto il nuovo Parlamento

KATHMANDU, Nepal — Sarà Girija Prasad Koirala, ex primo ministro, il nuovo capo del Parlamento nepalese. L’opposizione ha indicato il suo nome e celebrato il nuovo corso dello stato himalayano con una "marcia della vittoria", tenutasi ieri nella capitale. Dopo l’annuncio del Re le opposizioni hanno invitato la popolazione a continuare pacificamente la protesta. E sembra che il clima sia in questi giorni un pò più disteso.

Ma una testimonianza ci giunge direttamente da chi vive in prima persona le tensioni ormai da alcune settimane. Un’analisi lucida, inviataci qualche giorno fa da Martino Nicoletti, la voce nepalese di montagna.tv.

"Primo mattino senza coprifuoco. Tempo per rendersi un po’ meglio conto della situazione dopo i tumulti che si sono susseguiti senza sosta per quindici giorni. Un re appare alla televisione nella serata di ieri. Parla ai suoi sudditi. Quella proclamata sembra essere una promessa.

Citando la costituzione nepalese del 1990 fa riferimento all’articolo 35, secondo il quale il potere esecutivo è nelle mani del popolo. A questo si aggiunge poi la richiesta alla coalizione dei partiti di indicare il nome di un candidato come primo ministro, in vista della formazione di un consiglio di ministri che possa governare il Paese in accordo con la Costituzione.

Sempre ieri sera mi telefona dall’Italia un giornalista che, appresa la notizia del messaggio del re, mi domanda: “ma allora è vero che il re ha dato le dimissioni, che si sa da lì?”. Io rispondo che un re di una dinastia che regna in Nepal da più di 200 anni non da le dimissioni come un qualsiasi amministratore pubblico colto con le mani nel sacco. Non è questo né il clima né la situazione.

La situazione è, al contrario quella di un sensibile passo avanti verso una negoziazione tra re e coalizione di partiti. Questo è nell’aria ed è questo ciò che sentono i nepalesi se si parla con loro per la strada questa mattina.

Eppure accanto e dietro tutto ciò sembra esserci dell’altro. Sebbene pubblicamente il monarca Gyanendra affermi che la dinastia degli Shah ha sempre regnato in accordo con il volere e i desideri del popolo suo suddito, la situazione appare diversa. In realtà né la moltitudine dei manifestanti scesi in piazza, né tantomeno i leader dei partiti che hanno proclamato nei giorni passati lo sciopero generale sembrano accogliere di buon grado la proposta del Re.

Il proclama pubblico di ieri sera non sembra infatti, in nessun modo, tener conto delle reali richieste della coalizione. Le manifestazioni e i morti dei giorni scorsi non chiedevano semplicemente di potersi pronunciare sulla nomina di un primo ministro. Il disagio e gli obiettivi si trovano altrove.

Quello che si chiede a più voci è la formazione di un’assemblea costituente. Ben altro quindi. E lo chiedono non solo i rappresentanti della guerriglia maoista. Lo domanda anche il coordinatore dei movimenti di massa di questi giorni e, più sommessamente, anche i portavoce dei partiti.

Di altro avviso sembrano invece essere le posizioni di quelle nazioni che, negli ultimi giorni, più che altre – per non dire sole – si sono interessate alle sorti politiche del Nepal. Come riporta l’Himalayan Times del 22 aprile il portavoce del dipartimento americano di Stato Sean McCormack, seppur lodando il popolo nepalese nella sua coraggiosa lotta per la democrazia, invita caldamente i partiti a scegliere un primo ministro venendo così incontro all’invito e alle aspettative del Re.

Lo stesso portavoce aggiunge che, nel proclama del monarca Gyanendra, si trova la conferma e il riconoscimento che la sovranità del Nepal risiede nel popolo nepalese. L’India, più cautamente, ritiene che l’annuncio del re ponga le basi concrete per l’istaurarsi di un nuovo clima di stabilità e sicurezza nel Paese. L’India stessa offre la propria diretta assistenza in questo delicato processo.

Nell’atteggiamento di USA e India sembra potersi leggere in tutta chiarezza la radiografia di cosa stia accadendo in Nepal e, soprattutto, di cosa il Nepal stia rappresentando nel costituendo assetto geopolitico asiatico.

Il minuscolo regno himalayano ha da sempre costituito una realtà altamente strategica, un sorta di regione cuscinetto, posta a cuneo tra le due enormi potenze di India e Cina. Nel Nepal, dunque, un luogo di transizione, una sorta zona franca, mai realmente contesa tra le due potenze, ma sempre oggetto di giochi di influenza e di ascendenza.

Ascendenza a cui ha corrisposto una storica dipendenza da parte del Nepal, facile da capirsi in un Paese che ha poche, ma davvero poche, risorse naturali ed economiche e che, per forza di cose, deve dipendere dai propri vicini.

A un passo dal turbolento Pakistan, il Nepal di oggi rappresenta una realtà estremamente cruciale dal punto di vista politico. Un ago della bilancia, piccolo ma fondamentale nell’attuale configurazione degli equilibri nell’immenso universo asiatico.

La premura statunitense e indiana sembrano dunque rispondere in gran parte al desiderio di mantenere, attraverso il Nepal, una zona stabile e sicura nel cuore dell’Asia, che possa continuare ad avere una fisionomia e una funzione analoga a quella che ha avuto per molti anni.

E’ chiaro, e va da sé, che un regime monarchico da sempre forte, e forte da sempre nell’appoggio di una buona fetta dell’aristocrazia nepalese, offra in questo senso garanzie maggiori rispetto ad un regime democratico parlamentare che abbisogna ancora di concreti banchi di prova e di consolidamento.

Ci sono poi i maoisti, spina nel fianco del Re, piaga per tutto paese e punto irrisolto per tutti i partiti. Elemento instabile e destabilizzante che, al momento attuale, sembra essere un indesiderabile e, forse anche démodé residuato politico nell’Asia contemporanea così lanciata in un’accelerazione irraggiungibile verso forme di capitalismo che hanno pochi eguali.

Qualora l’opinione internazionale vada ad allinearsi con le posizioni proposte da USA e India è probabile che i movimenti di questi giorni rischino l’isolamento internazionale. Da qui il silenzio, il disinteresse, la condanna forse.

Mentre, anche se da lontano, nazioni straniere congetturano e prendono posizione sui buoni propositi del Re Gyanendra, le manifestazioni continuano. Ricevo ora al telefono la notizia che un foltissimo gruppo di manifestanti sta tentando di raggiungere il Palazzo reale. Pallottole metalliche esplose dall’esercito e un manifestante colpito alla testa.

Prosegue quindi un clima che non sembra essere troppo diverso da quello che si è vissuto nei giorni scorsi. Nella sola giornata di venerdì circa 100 sono stati i feriti. Come se non bastasse si aggiungono le notizie di corpi di manifestanti uccisi non restituiti alle famiglie. E’ il caso di Basu Ghimire, attivista del Partito del Congresso nepalese, ucciso giovedì scorso durante le manifestazioni in un quartiere di Kathmandu. Il suo corpo sequestrato dalle forze dell’ordine è stato cremato in tutta fretta nel santuario-crematorio di Pashupatinath, contrariamente ai desideri della famiglia che avrebbe voluto riportare la salma nel proprio luogo natale.

Nel contempo le medesime forze dell’ordine impongono ai familiari di Basu Ghimire di firmare un documento in cui si dichiara di aver ricevuto in consegna il corpo del defunto. Con analogo stile alla vedova del manifestante morto le forze dell’ordine hanno egualmente intimato di sottoscrivere una dichiarazione in cui si affermava che il defunto marito era un terrorista. La negazione di un copro morto è solo l’aspetto umbratile della negazione di corpi vivi.

In Nepal persone stanno scomparendo, desaparesidos vittime del sospetto ed inghiottite nel nulla. Il Kathmandu Post del 22 aprile porta una lista con sette nomi di persone scomparse nel corso dei disordini tra l’11 e il 20 aprile.

E’ in un clima come questo che si avanza. Un clima in cui la promessa di un prim
o ministro, che fa solo seguito a reiterate e sempre smentite promesse di elezioni, non può di certo quietare gli animi di una nazione che domanda una concreta rappresentanza politica. E intanto di nuovo coprifuoco, da due ore. Elicotteri in volo sulla città."

 
Martino Nicoletti

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