Alpinismo

Manolo: “L’alpinismo e la scalata non sono mai state una forma di ossessione”

“Le risposte possibili sono si, no, non so” scherza Roberto Mantovani mentre cerchiamo un angolo di tranquillità nella Statale di Milano in cui dialogare con Maurizio Zanolla, alias Manolo, ospite del BookCity Milano. La montagna è una passione che nasce dai tuoi genitori? “No” Quindi sei il primo della tua famiglia a coltivare questa passione? “Si, no e non so”. Ride Manolo prima di iniziare a raccontarsi. “Non lo so. Le cose spesso accadono senza motivo. I miei genitori assolutamente non avevano la passione né la cultura per la montagna. Io casualmente, come ogni tanto succede, ho preso quella piega strana”.

 La tua carriera alpinistica si è svolta principalmente nel vecchio continente. Non sei mai stato attratto dalle montagne patagoniche o himalayane?

In realtà ho tentato un’esperienza himalayana nel 1979. Eravamo un gruppo con l’ambizione di scalare il Manaslu, ma non ci siamo riusciti. Eravamo forse troppo ambiziosi. Mancavamo di esperienza. Non avevamo una vera esperienza alpinistica. Avevamo usato più o meno gli scarponi con i ramponi per giocherellare un po’ ma questo non faceva di noi un gruppo di alpinisti e tentare di scalare, alla fine degli anni 70 e con queste premesse, un Ottomila era per me tremendamente ambizioso.

 Cosa volevate fare sul Manaslu?

Volevamo tentare una via nuova lungo la cresta est, senza l’uso di bombole d’ossigeno. Siamo arrivati abbastanza in alto, fino a 7800m poi la sfortuna, come sempre, ci ha fermati. Noi ovviamente ci abbiamo messo del nostro e la montagna ha punito la nostra ambizione. Con questo breve capitolo si è sperta e si è chiusa la mia esperienza sulle grandi montagne.

Come mai non hai scelto di riprovare?

Per molti motivi. Innanzitutto per la disponibilità economica, poi per l’enorme lavoro organizzativo che richiedono spedizioni di quel tipo e ancora il fatto che non ho mai potuto sopportare l’idea che un ragazzino di 15 anni mi portasse lo zaino per farmi scalare una montagna. Soffermandomi ancora qualche istante sulle riflessioni, mi sono guardato le mani e ho osservato quelle di chi le ha perse. In quel momento ho capito che io non ero un professionista della montagna e che dovevo mantenere una famiglia, quindi le mani mi servivano. In realtà speravo di poterlo fare più avanti. Pensavo alla Patagonia e alla Groenlandia come esperienze che avrei potuto fare più avanti. Gli anni sono però passati rapidamente e in mezzo ci sono stati infortuni, incidenti e situazioni che oggi non mi permettono di avvicinarmi a quelle situazioni con la certezza di poter tornare di fronte ad un imprevisto. Tutto questo mi ha aiutato a riflettere e a farmi comprendere che quel tipo di alpinismo non era proprio ciò che mi affascinava, per molti motivi.

 Cos’è che invece ti affascina dell’alpinismo e dell’arrampicata?

Sapete che non lo so? Sto però capendo, con l’età, che l’alpinismo e la scalata non sono mai state una forma di ossessione. Se torno indietro con gli anni scopro che ho scalato molto meno di quel che si potrebbe pensare.

Ti sei sempre tenuto lontano dal mondo delle gare. Qual è la parte che non hai mai concepito di questo universo?

Contrariamente a quanto si possa pensare non ho nulla contro le gare. Penso che siano un ottimo sbocco per i giovani e, se me lo permettete, anche uno sfogo che permette ai ragazzi di avvicinarsi ad uno sport che è bello e che come alcuni altri sport bisogna affrontare con una certa cognizione di causa. L’arrampicata è qualcosa che si può avvicinare a qualsiasi età. Io credo che tutti possano scalare tenendo però in considerazione le stupide, basilari regole: attenzione, perché quando ci si alza da terra cadere diventa pericoloso; imparare a fare due nodi e, terzo, chi ci assicura deve essere una persona che guarda quello sta facendo e quello che tu stai facendo.
Tornando però alla domanda, la competizione è una cosa insita in tutti noi. Io forse, ho incanalato molto di più la competizione verso me stesso e ho trovato dentro di me motivazioni per farlo senza avere un contatto con l’avversario. Ho sempre cercato di migliorare me stesso, forse anche troppo ed è per questo che mi ritrovo con i tenditi andati.

 Ci faresti un excursus su com’è cambiato il mondo dell’arrampicata dai tuoi anni giovanili ad oggi?

Non esisteva quando ho iniziato io. Quindi non è cambiato, si è creato un mondo intero e, forse, io ho contribuito in qualche modo a costruire un mostro che è sfuggito alla mia fantasia. Non avrei mai immaginato che si evolvesse fino a questo punto.

 Sappiamo che hai da poco ultimato il tuo primo libro…

Non so come si vengano a sapere queste cose…

Come mai hai scelto di raccontarti in un testo?

Sono stato aggirato (ride). Ho firmato un contratto e mi sono sentito in dovere di rispettare gli impegni presi. A parte gli scherzi però ho scritto solo ora perché non ho mai trovato uno spazio in cui isolarmi. Sembra strano: vivo in una casa isolata, ma ho una famiglia, ho i cani, ho gli agnelli, ho la pioggia, ho la strada, ho il telefono. Non sono mai riuscito davvero ad isolarmi e trovare un momento in cui concentrarmi per cercare di raccontarmi. Alla fine poi, non so come, ma sono riuscito a punirmi davanti ad un computer e ho iniziato a raccontarmi senza nessuna ambizione o aspettativa. Credo di essere riuscito a raccontarmi in quel percorso che dalla periferia della vita mi ha portato al cuore.

È stato un percorso difficile?

Si, molto perché non ho mai avuto la possibilità di avere continuità. Spesso dimenticavo dove ero arrivato, poi ho cancellato tutto è ho ricominciato, poi si sono rotti i computer, insomma, è stato difficile. Io so bene di non essere uno scrittore, non sono nato per scrivere e non avrò mai la passione per la scrittura quindi è stata un’ulteriore violenza che ho dovuto farmi.

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3 Commenti

  1. Pr chi vuol scrivere appunti ed impressioni in tempo reale in ambiente isolato: blocco di carta e matite.Queste infatti scrivono anche al gelo , al contrario degli inchiostri che si aggrumano o solidificano.Poi magari un leggio da ski orienteering indossabile per leggere carte topografiche o prendere schizzi , appunti pure sostando un poco mentre si opera, anche su neve.

  2. Madonna mia che intervista deprimente. Per mi el gaveva gli zebedei girati quel giorno dell’intervista. Ma po digo en do valo sempre con quel capel de lana en testa!!!!

  3. Abbiamo più o meno la stessa età e la stessa passione e vissuto quel periodo pionieristico con la stessa carica .. solo che lui è diventato un numero uno e lo merita in pieno!! .. Manolo sei stato per noi un punto di riferimento e un grandissimo climber, il resto sono solo chiacchere. Grazie

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