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Anno delle Biodiversità e degli eco-guai

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BERGAMO — Il 2010 sarà l’Anno Internazionale della Biodiversità. L’annuncio e il lancio dell’iniziativa è stato dato dall’Onu a Berlino nei giorni scorsi. E’ il sintomo di un’accresciuta sensibilità ambientale, ma sul tavolo restano problemi molto concreti ancora da risolvere.

Attraverso questa iniziativa, le Nazioni Unite intendono chiamare i Paesi membri a un’azione puntale per arrestare la quotidiana perdita di biodiversità, passando dagli impegni assunti sulla carta ad interventi concreti. Sì perchè nonostante i proclami e le buone intenzioni, gli studi indicano che le biodiversità, ovvero le diverse varietà di piante e animali, vanno pian piano assottigliandosi.
 
Un fenomeno che si riscontra anche nel nostro paese che – per inciso – è il più ricco di biodiversità in Europa e sta facendo molto per la conservazione delle sue peculiarità di flora e fauna. Se dal punto di vista istituzionale l’Italia è fra i primi posti in assoluto nella tutela dell’ambiente – anche se non abbiamo ancora firmato la Convenzione internazionale sulle biodiversità, siamo stati il primo Stato membro dell’Unione Europea che ha sottoscritto il "Countdown 2010", deciso a Malahide (Irlanda) nel 2004, e promosso la Carta di Siracusa nell’aprile 2009, nell’ambito del G8 Ambiente -, sul versante pratico qualche problema ce l’abbiamo anche noi.
 
Secondo i dati del Wwf, che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri competenti – l’Italia ha un enorme ricchezza di biodiversità. La più grande d’Europa, ma anche una di quelle più a rischio. 
 
Secondo la ricerca condotta insieme a Legambiente, il nostro paese sarebbe un vero e proprio "hot spot" mondiale per la presenza di speci animali e vegetali diverse. Sono oltre 57mila le specie faunistiche presenti di cui l’8,6 per cento endemiche (ovvero esclusive del nostro territorio), e 12.000 le specie di flora, delle quali il 13,5 per cento residenti solamente in Italia.
 
Eppure questo ben di Dio ambientale si sta perdendo, denuncia la ricerca. Attualmente sono a rischio d’estinzione il 68 per cento dei vertebrati terrestri, il 66 per cento degli uccelli, il 64 per cento dei mammiferi, il 76 per cento degli anfibi e addirittura l’88 per cento dei pesci d’acqua dolce. Tra le minacce principali la modifica degli habitat e il consumo del suolo.
 
In Italia oltre 110 chilometri quadrati all’anno, o se preferite 200 metri quadrati al minuto, da ambiente naturale verrebbero, nei modi più svariati, cementificati. Questo provoca, in taluni casi un’alterazione dell’habitat d’intere specie, con conseguenze facilmente immaginabili.
 
Sulla progressiva perdita di biodiversità animali pesano ancora, all’alba del 2010, il bracconaggio ai danni di specie sempre più rare e la caccia eccessiva. Nei prossimi anni avanti di questo passo, avverte il Wwf, rischiamo di perdere specie come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli, la pernice bianca, la gallina prataiola.
 
Vedere un’aquila reale sulle nostre montagne è già una rarità, per la quale val la pena esprimere un desiderio: quello che questi meravigliosi animali non spariscano del tutto. Ne restano una decina di coppie nel Lagorai altoatesino e altre 450 nel resto del paese.
 
Quanto alla flora, la costante conversione del territorio da naturale a cementificato, non favorisce certo l’ambiente e le colture agricole. Un dato per tutti. Alla fine dell’Ottocento nel nostro paese c’erano 8000 diverse varietà di frutta: oggi ce ne sono poco meno di duemila. E il rischio che alcuni tipi particolari di arance, limoni, mele, pere, ciliegie, mandorle, varietà di angurie e meloni spariscano è molto concreto.
 
La standardizzazione delle colture e lo sfruttamento intensivo solo di alcune varietà sono problemi ancora irrisolti. Secondo la Fao, nell’ultimo secolo abbiamo perso il 75 per cento delle colture. Tradotto in soldoni, oggi tre quarti dell’alimentazione mondiale dipende solo da 12 specie vegetali e 5 animali. Frumento, riso e mais forniscono più del 60 per cento delle calorie che consumiamo.
 
Nelle lettere inviate al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente del Consiglio, ai ministri dell’ambiente, degli esteri e delle politiche agricole, il WWF Italia indica come obiettivo prioritario per il 2010 la definizione in un’apposita Conferenza nazionale, aperta al contributo scientifico delle associazioni ambientaliste e dei maggiori esperti italiani. Da questo punto di vista potrebbero essere preziose la competenza e l’esperienza di enti di ricerca come il Comitato Evk2Cnr che si occupa di ricerca scientifica in alta quota, e che in Himalaya ha già messo in campo studi su ungulati e tahr e sui felini che li cacciano, primo fra tutti il meraviglioso leopardo delle nevi.
 
Far sedere intorno allo stesso tavolo – e soprattutto far dialogare – la scienza e la politica sarebbe già un risultato di grande rilievo. Fermo restando che lo scopo finale è quello di definire una strategia nazionale sulle biodiversità e, di conseguenza, redigere un piano d’azione sostenuto da adeguate risorse economiche. 
 
WP

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