Alpinismo

Kammerlander: sono pochi quelli che rischiano

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CAMPO TURES, Bolzano — "Io non credo che l’alpinismo stia diventando più pericoloso, solo più difficile. Ma penso anche che siano pochi quelli che rischiano. Ci sono alpinisti forti ed estremi come gli Huber o Manolo che non rischiano". Questa l’opinione di Hans Kammerlander in merito all’alpinismo e al suo limite etico. Secondo il fortissimo scalatore altoatesino, se è vero che in montagna non si può sbagliare, è anche vero che una vita senza azione e senza rischio non è vita.

L’alpinismo di oggi non va contro il valore della vita, quanto meno non tutto. Certo ci sono alpinisti che rischiano molto, ma non sono poi tanti. Almeno stando ad Hans Kammerlander secondo cui, anzi, per chi decide di dedicare la propria esistenza all’alpinismo, il rischio è in qualche modo ciò che le dona sapore.
 
"L’alpinismo adesso è molto più veloce di come era anni fa – spiega infatti Kammerlander -. Anche l’allenamento è molto diverso da come era prima. Ma io penso che siano pochi quelli che rischiano. Ci sono alpinisti forti ed estremi come gli Huber o Manolo che non rischiano. Poi ho molti amici che vanno in montagna a fare dell’alpinismo difficile e ognuno di loro ha rispetto per la vita. Una vita senza azione e senza rischio non è vita. Un po’ di rischio serve".
 
Negli ultimi anni però abbiamo visto morire in montagna alcuni degli alpinisti più forti del panorama internazionale, certo non degli inesperti. E in alcuni casi secondo lo scalatore di Campo Tures, l’azzardo si è rivelato eccessivo.
 
"Qualcuno di loro ha rischiato tanto, troppo – dice infatti Kammerlander -. Anche al Nanga Parbat Unterkircher ha rischiato: quella parete era troppo pericolosa, c’erano troppi seracchi. Anche Humar ha rischiato tanto, era sempre solo e sempre sotto grandi pareti. Gli altri rischiano meno. Se fai una grande parete, il rischio è per forza alto".
 
Troppo pericolose quindi, le loro imprese, anche se, ricorda l’altoatesino, in montagna la sicurezza assoluta non esiste mai. Il pericolo è un giocatore che fa sempre parte della partita, e di questo chi scala deve essere consapevole.
 
"L’alpinismo non è come la formula 1 o una gara di sci – conclude infatti Kammerlander -. Lì i rischi sono sempre contenuti, c’è sempre qualcuno che va davanti a te sulla pista. Nell’alpinismo non hai quella sicurezza. Un alpinista non può sbagliare, perchè un errore, normalmente, è sempre l’ultimo".
 
Valentina d’Angella 

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