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Alpinismo

Alpinismo in Patagonia tra presente e futuro: intervista a Rolando Garibotti

Foto @ La Scarpa

Con la fine della nostra estate, si è conclusa anche la stagione alpinistica invernale in Patagonia.

Abbiamo quindi voluto chiedere a Rolando Garibotti, nome storico dell’alpinismo patagonico – anche se la sua attività ha spaziato per tutto il mondo, di raccontarci come è andato questo inverno, che a noi è parso leggermente più fiacco rispetto al passato.

 

Rolando, si è chiusa la stagione alpinistica invernale in Patagonia, cosa puoi raccontarci in merito?

Non è che ci sia un gran che da raccontare, ma forse le ragioni di questa mancanza di notizie sono interessanti

E quali sono secondo te?

Negli ultimi 10/20 anni in media non ci sono state più di una o due spedizione per inverno nella zona di El Chalten. Questo anno c’erano tre cordate: Marc-Andre Leclerc con Luka Lindic, Ines Papert con Paolo Marazzi, Markus Pucher da solo. Purtroppo la meteo non gli ha aiutati: c’è stata tanta neve e ha fatto tanto freddo. Markus è riuscito a fare la prima solitaria invernale della Aguja Guillaumet ed è arrivato molto alto lungo la Supercanaleta del Cerro Fitz Roy. Marc-Andre e Luka hanno fatto un paio di tentativi su una via nuova sulla Aguja Standhardt, mentre Ines e Paolo ci hanno provato sul Domo Blanco e la Guillaumet.

Guadando le previsioni ed i dati stagionali di NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, n.d.r.) si vede che le condizioni di questo inverno sono state nella norma. Invece l’inverno scorso, quando a settembre Marc-Andre Leclerc e Markus Pucher erano riusciti a fare tante ascensioni, c’erano condizioni molto inusuali con poca neve, tempo molto stabile e temperature alte. Mi sa che non sarà facile ritrovare un inverno del genere e a dire la verità è meglio che non non capitino spesso perché i ghiacciai ed i boschi hanno sofferto tanto: durante il 2016 non c’erano state precipitazioni da maggio fino inizio dicembre ed in primavera le condizioni erano di fine estate con pericoli di incendi forestali, ghiacciai faticosi a percorrere, alberi morti, laghetti vuoti, etc.

Cosa ti aspetti invece dalla stagione alpinistica estiva?

 L’estate scorsa a livello meteorologico è stata una delle stagioni più brutte da tanti anni e per quello si sono fatte pochissime cose. Solo sei vie nuove, tutte su montagne minori. Attualmente la previsione stagionale di NOAA fa vedere una stagione estiva 2017/18 con precipitazioni intorno alla norma (media), questo vorrebbe dire condizioni più difficili di quelle che abbiamo avuto durante le stagioni estive di 2007/08, 2011/12 e 2015/16, quando sono state fatte tante ascensioni, ma è difficile dire quando siano affidabili questi dati. 

Quale sarà secondo te l’evoluzione dell’alpinismo in Patagonia nel futuro?

 Riguardo al futuro, penso che l’evoluzione dell’attività sia nella direzione dell’arrampicata libera, in particolare quando si la fa in stile leggero e con pochi mezzi, come hanno fatto Nico Favresse e Sean Villanueva sulla parete est del Cerro Fitz Roy nel 2011. La loro ascensione rimane uno dei migliori esempi di fair play dell’alpinismo patagonico. 

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