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Pakistan: attentato a sede Onu di Islamabad

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ISLAMABAD, Pakistan —  Quando gli italiani del Comitato Evk2cnr sono sbarcati dall’aereo hanno trovato una città blindata. Sono ore di tensione ad Islamabad per l’attentato avvenuto in mattinata contro la sede di un’agenzia delle Nazioni Unite.

Nelle strade, militari armati fino ai denti pattugliano gli obiettivi sensibili. Le sirene della polizia e delle ambulanze fanno accapponare la pelle. E la loro intensità cresce via-via il taxi si avvicina a quella zona della città. Intorno all’edificio bombardato, quello del World Food programme, un fitto cordone di uomini dell’antiterrorismo guarda in cagnesco qualunque cosa si muova, pronto a scatenare una pioggia di proiettili. Mentre dentro, fra la folla di funzionari che urla e si agita su detriti, calcinacci e rottami, le unità cinofile "impazziscono" alla ricerca di tracce di esplosivo.
 
Insomma, è uno scenario di guerra quello che circonda la sede del WFP, uno degli edifici più sorvegliati della città, che dista solo cinque minuti dalla sede di rappresentanza del Comitato Evk2cnr in Pakistan.
 
L’attentato di stamattina è stato un colpo micidiale inferto alle Nazioni Unite e alla cooperazione internazionale. Non è stato ancora rivendicato. Ma ha colpito persone che lavoravano per debellare la fame che regna nel paese. Stando alle autorità pakistane, ci sono tre morti, tutti funzionari dell’agenzia Onu. Uccisi da un kamikaze che è riuscito a penetrare in un ufficio del Programma alimentare mondiale e si è fatto esplodere.
 
Aveva con sé otto chilogrammi di esplosivo, usati nell’attentato, sufficienti a spazzare via un piano intero di un palazzo e oltre. Con quella cintura esplosiva, ha tolto la vita a se stesso ma anche a un iracheno e due donne pakistane, mentre altre 7 persone sono rimaste ferite. Due sono gravi.
  
Aveva 20 anni l’attentatore. Lo ha detto il capo della polizia di Islamabad Ben Yamin, parlando alla televione. Ma ai giornalisti che lo tempestavano di domande non è riuscito a spiegare come quel ragazzo sia riuscito a entrare in un edificio fortificato, attraversando ferree maglie di sicurezza. "L’edificio è circondato da muri antiesplosione – ha detto Yamin -, ed essendo considerato "very sensitive", oltre a una cancellata all’ingresso principale c’erano diversi sbarramenti lungo la strada d’accesso".
 
Non sono bastati. E la falla nella sicurezza desta più di un’inquietudine: nelle vicinanze del compound ci sono anche gli uffici di un’altra importante agenzia Onu e la residenza del presidente pakistano Asif Ali Zardari.
 
Nell’edificio bombardato lavorano ogni giorno 100 persone."La deflagrazione ha crepato i muri" hanno raccontato i testimoni. Un’esplosione fortissima, sentita a diversi isolati di distanza. Una vibrazione secca che ha scosso gli edifici del circondario senza però causare danni. La sede di rapprensentanza del Comitato Evk2cnr, che si trova a meno di un chilometro di distanza, è rimasta intatta. Qui, oggi, la delegazione italiana getterà le basi operative del progetto Seed, che punta a portare sviluppo nelle aree poverissime del nord del Pakistan. Un seme di speranza in un paese di bombe. Ma qualcuno, dicono, ci deve pur provare.
 
WP
 
Nella foto AP, le squadre antiterrorismo fuori dall’edificio subito dopo l’attentato 

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