Alpinismo

Latok II: quel soccorso generoso

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ISLAMABAD, Pakistan — "E’ stupefacente come quei ragazzi siano partiti subito per il Pakistan, pur non avendo l’acclimatamento, per soccorrere il loro compagno. Non credo siano molti quelli disposti a farlo. Loro davvero si prendono cura l’uno dell’altro". L’americano Dave Ohlson parla così della missione di soccorso spagnola sul Latok II, dove un mese fa, Oscar Perez era rimasto bloccato nella bufera con una gamba spezzata. Ohlson, che arrivava dal K2, si è unito alla squadra e ora racconta del disperato tentativo di salvare la vita allo spagnolo.

La tragedia del Latok II ha tenuto il fiato sospeso a mezzo mondo la settimana prima di Ferragosto. Perez, ferito durante la discesa, rimase bloccato sulla parete a 6200 metri, mentre il compagno Alvaro Novellon scendeva al campo base per cercare aiuto. L’appello raggiunse in breve tempo diversi destinatari, tra cui Ohlson, Fabrizio Zangrilli e Chris Szymiec che avevano tentato il K2 con la spedizione Field Touring alpine.

"Stavamo rientrando dal K2 quando abbiamo sentito di un alpinista spagnolo intrappolato sulla cresta del Latok II – ha raccontato Ohlson a Explorersweb -. Ce ne ha parlato Sebastian Alvaro, che era nel nostro stesso Hotel di Skardu. Era il 10 agosto e Perez era bloccato da circa 3 giorni. Per noi è stato automatico decidere di aiutare. Non c’è stato nemmeno bisogno di chiederlo. Oscar è uno di noi: speriamo sempre che i nostri fratelli ci aiutino se abbiamo bisogno".

Novellon, infatti, era al campo base con dei seri congelamenti e nei dintorni non c’era nessuno. Ohlson racconta come Sebastian Alvaro, ex leader delle spedizioni Al Filo de lo Imposibile, abbia preso in mano la situazione e usato la sua grande esperienza per organizzare il soccorso. Ha tenuto i contatti con il Pena Guara climbing club in Spagna, che ha immediatamente spedito laggiù un team di alpinisti tra cui Jordi Corominas (salitore del K2 dalla Magic line), e ha coordinato l’Askari Aviation e l’Ambasciata in Pakistan.

"L’11 agosto Fabrizio è volato al campo base – dice Ohlson – volevamo andare anche noi ma i piloti non hanno voluto caricare nessun altro. Il giorno dopo lui e Alvaro sono ritornati per pianificare l’intervento. La parete era estrememanente ripida e tecnica: abbiamo pensato di avvicinarci al luogo dove doveva trovarsi Perez salendo dalla Sud. Il 13 agosto Fabrizio, 3 spagnoli e 11 portatori di cui 4 d’alta quota sono volati al base con un MI-17. Li hanno lasciati all’incrocio tra i ghiacciai del Biafo e del Baintha e hanno dovuto camminare per 8 chilometri per trovare i rifornimenti lasciati da un altro elicottero. Solo il giorno dopo io, Chris, Alvaro e gli altri spagnoli siamo stati portati nello stesso punto".

"Abbiamo iniziato subito a salire, ma non siamo riusciti a trovare Perez – prosegue l’alpinista -. Lui non aveva mezzi per comunicare. Aveva solo un sacco a pelo, un fornelletto, del cibo. Il 16 agosto il soccorso è stato interrotto per il maltempo: enormi nubi temporalesche hanno coperto il cielo. Al base pioveva e sopra nevicava. Sarebbe stato un azzardo muoversi per i soccorritori".

Ohlson non ha che commenti positivi per tutta l’operazione di soccorso, purtoppo risultata vana. "Lo sforzo di quei ragazzi partiti dalla spagna è stato straordinario – dice l’alpinista – non erano acclimatati ma sono arrivati in quota, erano forti. Il loro aiuto, anche solo nella parte bassa della montagna, ha consentito a noi di lavorare più in alto. Anche l’aiuto e la presenza di Alvaro sono state determinanti".

"E’ stato ottimo che la Spagna abbia avviato un’azione diplomatica col Pakistan per velocizzare la burocrazia – prosegue Ohlson nell’intervista, pubblicata da Explorersweb -. L’aiuto dell’ambasciata è stato inestimabile, e penso che l’attenzione dei media sia servita a velocizzare tutto il meccanismo. Il Pena Guara Club ha pagato le nostre spese dei giorni del soccorso, per il resto penso sia intervenuta un’assicurazione".

L’ultima nota dell’alpinista riguarda gli elicotteri pakistani, che da molti sono stati criticati per i ritardi e l’inefficienza. "Bisogna anche considerare come e dove loro lavorano – dice Ohlson -. Ho visto il pilota della ‘Fearless Five’ navigare con una cartina che vendono a tutti i turisti nel nord del Pakistan. Sarebbe utile organizzare degli scambi, farli volare sulle Alpi o in Alaska con esercitazioni avanzate di soccorso in quota. Bisognerebbe anche sveltire le loro procedure: abbiamo aspettato ore, e nessuno sapeva perchè".

Sara Sottocornola

Foto courtesy D. Ohlson. Interview Mounteverest.net

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