Alpinismo

Manolo libera Eternit, la via "impossibile"

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TRANSACQUA, Trento – "Questa via fa male, fa male alle dita, alla testa, ai piedi. Ha una verticalità leggera, invitante ma può diventare velenosa in qualsiasi momento". Diciannove anni fa l’aveva considerata impossibile, ma con il “Mago” mai dire mai. Si chiama "Eternit" ed è la prosecuzione, valutata di grado 9a, di "O ce l’hai…o ne hai bisogno", nella falesia del Baule, nelle Vette Feltrine. Manolo l’ha liberata pochi giorni fa.

Cinquantun anni e non voler smettere, o forse non riuscirci. E del resto quando i risultati continuano ad essere di massimo livello diventa anche difficile non andare avanti, nonostante la fatica si faccia sentire. La nuova "magia" di Manolo, al secolo Maurizio Zanolla, si chiama "Eternit" ed è una via che l’alpinista ha valutato di grado 9a.

Era un conto in sospeso da 19 anni. Quando nel 1990 il "Mago" aprì  "O ce l’hai… o ne hai bisogno", sulla falesia del Baule nelle Vette Feltrine, quel tratto finale gli parve impossibile. Così posizionò la sosta fin dove quel muro gli sembrava scalabile.

Solo dopo aver liberato "Appigli ridicoli" (un altro 9a sempre nella falesia del Baule), tornò a pensare a quel tratto incompiuto. Ed infine il 24 agosto scorso, è arrivata la soluzione.

"Eternit" prosegue "O ce l’hai… o ne hai bisogno" fino al bordo della falesia. È una via incredibile che, secondo Manolo, apre l’arrampicata su placca verticale a un nuova dimensione.

"Questa via fa male, fa male alle dita, alla testa, ai piedi – racconta Manolo -. Ha una verticalità leggera, invitante ma può diventare velenosa in qualsiasi momento. E’ stato tortuoso e difficile il percorso per arrivare in cima, si sono alternati infortuni frustranti a momenti di forma e stati d’animo diversi, a volte così intensi da creare o smontare qualsiasi motivazione. La lentezza estenuante, ormai indispensabile per i recuperi, non mi permetteva nient’altro, e l’estate mi stava sorpassando come una locomotiva ed io, ormai, potevo solo guardarla passare".

Il dolore fisico, la difficoltà, fanno di questa via una vera lotta con la roccia e con se stessi per arrivare alla fine. Richiede una costante ricerca di motivazioni e determinazione.

"Un attimo di rabbia e mi lancio sul bordo di quegli 11 minuti 38 secondi e sessanta movimenti della mia vita – conclude Manolo -. Esattamente 19 anni dopo aver pensato che era impossibile. Quando ho preso il bordo della falesia gridando, l’ho quasi odiata. Ma in fondo solo per un attimo".

Valentina d’Angella

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