Alpinismo

La Pasaban: mai abbassare la guardia

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BERGAMO — "Sul Kangchenjunga mi sentivo tanto male, volevo che mi lasciassero lì. Mi sono spaventata. Ma sapevo che i miei amici di Al filo non mi avrebbero mai lasciata, siamo una grande squadra. E ora ripartiamo per l’Himalaya". Parla così Edurne Pasaban alla vigilia della partenza per lo Shisha Pangma, 8.027 metri, che dovrebbe diventare il suo 13esimo ottomila. Sulla carta, una montagna facile: "ma non bisogna mai abbassare la guardia" dice l’alpinista basca in questa videointervista rilasciata a Montagna.tv.

La Pasaban partirà la prossima settimana insieme a Ferran Latorre, Asier Izaguirre e Alex Chicon, oltre a due operatori e il direttore del programma tv di Al filo de lo Imposible. L’obiettivo è una scalata veloce dalla parete Sud, magari da compiere con un unico tentativo dopo aver completato l’acclimatamento su altre montagne.

La voglia di portare a casa il 13esimo ottomila è tanta, ma nella mente è ancora fresca la brutta esperienza del Kangchenjunga, dove la Pasaban non esita a dire che ha rischiato la vita. In questo video, l’alpinista ripercorre la salita, analizzando gli errori fatti, come quello di aver voluto tentare la cima nonostante una bronchite.

Ora, però, è tempo di guardare avanti. Per diventare la prima donna ad aver salito i 14 ottomila, alla Pasaban mancano Shisha Pangma e Annapurna, che ufficialmente è programmato per la primavera prossima. "Ho lasciato l’Annapurna per ultimo – racconta la Pasaban – come hanno fatto gli altri spagnoli, Juanito Oiarzabal e Alberto Inurrategi. So che dovrò stare attenta perchè è pericolosa, ma anche su quelle più semplici, come lo Shisha, non bisogna mai abbassare la guardia perchè potrebbero trasformarsi in una trappola".

La Pasaban parla anche delle sue "concorrenti": Gerlinde Kaltenbrunner, Nives Meroi, la coreana Oh Eun Sun che potrebbe raggiungere i 14 ottomila già quest’autunno sull’Annapurna, e Mi Sun Go, tragicamente scomparsa sul Nanga Parbat qualche settimana dopo questa videointervista, girata a fine giugno in Valsesia.

"Le coreane hanno una filosofia totalmente diversa da me, Gerlinde e Nives – racconta l’alpinista basca – . Non vivono la montagna, arrivano con gli elicotteri ai campi base dove da 3 settimane gli sherpa lavorano per preparare la loro via. Ho parlato con una di loro diverse volte al campo base, ma non sapeva mai se aveva una tenda o del cibo ai campi alti, non sapeva le previsioni del tempo. Si affidava totalmente al manager".

"Magari finiscono prima loro, se hanno fortuna – conclude la Pasaban -. Ma a me dispiacerebbe perchè, alla fine, la storia di me, Gerlinde e Nives in questi anni è stata bella. Preferirei una di noi".

Sara Sottocornola

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