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Alpinismo, Primo Piano

Piolet d’Or alla carriera a Jeff Lowe

Tra il 12 e il 15 aprile a Grenoble si terrà la 25° edizione degli Oscar della montagna, i Piolets d’Or.  Sappiamo già però che ad aggiudicarsi il premio alla carriera sarà Jeff Lowe. Riconoscimento che nelle edizioni passate è stato assegnato ad alpinisti come Walter Bonatti, Reinhold Messner, Doug Scott, Robert Paragot, Kurt Diemberger, John Roskelley, Sir Chris Bonington e l’anno scorso a Wojtek Kurtyka.

Su Bridavail nel – Photo @ jeffloweclimber.com

La decisione di premiare l’alpinista americano è stata motivata dal fatto che più volte ha rivoluzionato gli standard dell’alpinismo moderno; difficile non essere d’accordo.

Infatti la carriera di Lowe è costellata da grandissimi successi: nel 1971 la via Moonlight Buttress nello Zion National Park’s con Mike Weis, nel 1974, sempre con Mike, ha completato la salita sulle Bridalveil Falls, affermandosi nell’arrampicata su ghiaccio, in cui avrebbe successivamente brillato; nel 1979 partecipò alla spedizione sull’Ama Dablan e apri in solitaria una nuova via sulla parete sud; nel 1982 un’altra via sul Kwangde; una nel 1986 sul KwangdeRi e un’altra ancora sul Taweche nel 1989. Tutte salite che testimoniano la preferenza di Lowe verso l’estetica e la tecnica, piuttosto la ricerca dell’altezza a tutti i costi, trend che poi si è mantenuto nell’alpinismo moderno. E poi ancora la sua più grande avventura alpinistica: nel 1991, con l’obiettivo di completare in solitaria una via diretta, si diresse verso la parete nord dell’Eiger. Aprì Metanoia, che gli richiese tutto quello che poteva offrire e forse anche di più. Quest’impresa lo fece riflettere sul suo modo di arrampicare e lo portò ad una radicale evoluzione, da qui il nome della via. Tre anni dopo applicava la nuova mentalità all’arrampicata su ghiaccio e l’immagine di un uomo appeso alla sua piccozza sotto un tetto di roccia fece il girò del mondo e la via “Octopussy” a Vail, in Colorado, sembrò a tutti un colpo di genio. Significò la nascita di un nuovo sport, il dry tooling, che ha poi cambiato l’alpinismo, la stessa arrampicata su ghiaccio e l’arrampicata in Himalaya.

Metanoia Photo Jeff Lowe Collection

Lowe contribuì allo sviluppo degli sport in montagna non solo con le sue scalate, ma anche attraverso la sua passione per i materiali e le attrezzature, che incanalò nei brand Lowe e Latok: l’abbandono dell’ “otto” in favore del “secchiello”; i Footfangs furono tra i primi ramponi rigidi ed i chiodi da ghiaccio R.A.T.S della Lowe e i Snarg diventarono presto molto diffusi in tutta una generazione di arrampicatori su ghiaccio.

Infine fu anche organizzatore di eventi  e autore di libri, tra cui “The Ice Experience”, pubblicato nel 1979.

Tutti questi motivi rendono l’idea della portata del ruolo che Jeff Lowe ha giocato nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata.

Moltissimi appassionati furono scioccati venendo a sapere che a Jeff fu stata diagnosticata, nel 2002, una patologia neurodegenerativa sconosciuta che ha interrotto bruscamente la sua carriera. In quel momento Jeff ha dovuto superare una nuova “metanoia” e tutt’ora affronta la sua malattia con coraggio e restando fedele al suo amore per la montagne e l’alpinismo, tanto da aver seguito con passione la ripetizione dello scorso fine dicembre, 25 anni della leggendaria Metanoia ad opera di Thomas Huber e gli svizzeri Stephan Siegrist e Roger Schaeli sono riusciti a ripetere Metanoia. L’impresa è stata commentata da Lowe così: “Sono contento e soddisfatto che hanno trovato la via difficile, coraggiosa, bella e visionaria. […] Più di tutti Thomas comprende l’intenzione che avevo con quella salita, ossia tentare di creare un esempio di come gli alpinisti possano progredire con una consapevolezza dell’ambiente che onora lo spirito dell’alpinismo estremo”. 

L’impresa straordinaria di Jeff Lowe su Metanoia è stata raccontata da Jim Aikman nel pluripremiato film “Jeff Lowe’s Metanoia”.

 

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