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Ombre sul futuro del Melloblocco

L’evento che da 13 anni attira in pochi giorni migliaia di scalatori da tutto il mondo in quella che, per la community dei climbers, è considerata la Yosemite italiana, quest’anno potrebbe non vedere la luce, nonostante la crescita e i continui successi che hanno marchiato tutte le edizioni passate e la conferma della volontà di partecipare degli sponsor principali, delle aziende e dei vari collaboratori.

Il Melloblocco, una delle manifestazioni di arrampicata più importanti al mondo, potrebbe essere a rischio non per mancanza di fondi o di entusiasmo, ma perché mancano i presupposti per garantire una buona riuscita della manifestazione, assicurando gli standard organizzativi che un evento di rilevanza internazionale richiede. Iris Gherbesi, della Casa delle guide della Valmasino, sentita dal quotidiano Il Giorno, aveva detto: “Non ci sono più i tempi tecnici necessari per l’organizzazione e quindi non verrà fatto. Nel mese di dicembre l’amministrazione comunale ha convocato le associazioni e gli operatori che organizzano gli eventi chiedendo che Melloblocco fosse organizzato in collaborazione con tutte le realtà presenti in Valmasino, Pro loco e Alpini in prima linea entrando anche dal punto di vista tecnico. La manifestazione è sempre stata organizzata dalla stessa associazione che per anni si è occupata della sua buona riuscita e che l’ha portata ad essere uno degli eventi internazionali più importanti di quella categoria. Già lo scorso anno l’amministrazione aveva posto dei veti e delle condizioni che hanno messo a rischio l’evento e quest’anno invece non si farà addirittura. Ormai è troppo tardi e le difficoltà di comunicazione con il Comune sono aumentate anche perché, purtroppo, al nostro interlocutore Stefano Scetti non è stato rinnovato il contratto. Era lui che gestiva i rapporti fra il Comune e gli operatori. Mancando lui diventa davvero impossibile”.

Secondo il Sindaco Domenico Iobizzi i vincoli che rallentano l’organizzazione sono imposti dalla legge e quindi imprescindibili: “Chiedere che tutte le associazioni del territorio collaborino per la buona riuscita dell’evento, sotto l’egida del Comune, non mi sembra francamente qualcosa su cui montare polemiche come invece è stato fatto – aggiungendo – polemiche a parte il Melloblocco si farà e lo abbiamo deciso sabato sera (21 gennaio. Ndr) durante un incontro con i consiglieri comunali. Adesso dobbiamo vedere per la questione del marchio e poi cercare gente capace di organizzare l’evento ed eventuali sponsorizzazioni. Intanto che noi lavoriamo qualcuno ci deve spiegare dove sono andati a finire i soldi destinati alla Valmasino per la realizzazione delle infrastrutture: questa mi sembra una cosa importante da sapere”.
La questione del marchio però non pare essere di certo un problema, dato che gli storici organizzatori, tra cui Michele Comi e Nicola Noè, lo hanno dichiarato cedibile “per la prosecuzione del raduno e per consentire di impostare la programmazione futura”.

Un peccato che il Melloblocco, che in tanti anni aveva contribuito a creare un sistema equilibrato e sostenibile, raggiunto dopo esser passato da un’economia invasiva e devastante come quella delle cave a un’economia ecosostenibile basata sul turismo (come testimonia anche l’istituzione, nel 2009, della Riserva Naturale della Val di Mello) e sugli sport outdoor sia a rischio. Forse a determinare questa situazione ha influito anche il nuovo indirizzo che il sindaco proponeva già in campagna elettorale per uno sviluppo poco attento all’ambiente basato su un modello datato, dannoso e abbandonato da tempo. Per un progetto di sfruttamento industriale del territorio si starebbe abbandonando la valorizzazione di un turismo ecosostenibile, tanto che anche un’altra manifestazione cardine della Valle di Mello, come il Trofeo Kima, quest’anno è a rischio per le medesime ragioni.

Il Melloblocco, e con lui il modello sociale che ne è conseguito, sono le prove che puntare sugli sport outdoor per rilanciare una località non solo funziona, ma permette di farlo anche in modo sostenibile, anche in Italia. Non resta che stare a vedere.

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