Ambiente

Himalaya, fiumi avvelenati: risolto mistero

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WASHINGTON, Usa — Tutta colpa di batteri affamati. Alcuni scienziati della Stanford University, nei giorni scorsi, hanno annunciato di aver risolto il mistero dell’arsenico presente nelle acque che scendono dall’Himalaya e causano, ogni anno, migliaia di casi di cancro e avvelenamento in Bangladesh, Cambogia, India e Vietnam.

Il problema dell’arsenico nelle falde acquifere del sud est asiatico è conosciuto da una quindicina d’anni e, secondo i dati della World Health Organization, ha provocato milioni di morti. La causa di questo fenomeno, secondo gli scienziati, è da ricercare nella geologia dell’Himalaya, che nasconde ambienti ricchi di arsenico e rilascia sedimenti avvelenati nelle acque dei fiumi più importanti del continente: il Mekong, il Gange-Brahmaputra, l’Irrawaddy e il Fiume Rosso.

Questo processo, però, presentava molti punti oscuri. Per esempio, nessuno era mai riuscito a capire come l’arsenico potesse passare da uno stato solido (il sedimento) ad uno stato liquido. In altre parole, come finisse per sciogliersi e avvelenare l’acqua potabile. Purtroppo, senza chiarire questo passaggio, risultava impossibile trovare soluzioni efficaci per fermare il "flagello".

Oggi, finalmente, alcuni scienziati della Stanford University sembrano aver risolto il mistero, grazie ad una ricerca condotta sul Mekong River in Cambogia, iniziata nel 2004 da Scott Fendorf.

Secondo Fendorf e colleghi, l’avvelenamento dell’acqua avverrebbe nel momento del contatto con il terreno, per colpa del metabolismo anaerobico di alcuni batteri che vivono nel suolo e che, in assenza di ossigeno, sopravvivono assorbendo i minerali di ferro che contengono l’arsenico.

L’arsenico, infatti, scorre nei fiumi himalayani intrappolato in particelle di ruggine (ossido di ferro). Nell’avvicinarsi al delta, però, le acque passano in diversi strati di terreno che "seppelliscono" queste particelle e creano un ambiente anaerobico, senza ossigeno.

Alcuni tipi di batteri, che di norma respirano ossigeno, sono in grado di sopravvivere anche in un ambiente anaerobico metabolizzando altri prodotti chimici, per esempio i minerali di ferro come la ruggine, che in quei fiumi contiene l’arsenico. Sono i batteri, quindi, che con il loro metabolismo trasformano l’arsenico "solido" in una soluzione solubile in acqua.

Sulla base di questa teoria, Fendorf ha suggerito diverse soluzioni per bloccare l’avvelenamento di massa nel sud est asiatico: scavare pozzi in zone sicure, dotare i villaggi di filtri di arsenico, utilizzare l’acqua piovana.
 

Sara Sottocornola

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