Soccorso Alpino Veneto, l’allarme del presidente: troppi azzardi in montagna, senza mappe e in infradito
Il presidente Zandegiacomo ad AGI traccia il bilancio di un inizio estate frenetico, caratterizzato da troppi escursionisti traditi dal mito della montagna "facile" sui social.
La montagna attrae, incanta e, complice una narrazione digitale sempre più pervasiva, registra numeri da record. Tuttavia, il boom di presenze ad alta quota non è solo una questione di sovraffollamento locale, di impatto ambientale o snaturamento dell’esperienza. È, prima di tutto, un’emergenza in termini di sicurezza.
A lanciare l’allarme è Giuseppe Sampogna Zandegiacomo, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto (SASV). Intervistato dall’agenzia AGI, il presidente ha tracciato un bilancio tutt’altro che rassicurante per l’avvio della stagione estiva 2026, evidenziando come la ricerca di una giornata alla ricerca di fresco e condivisione tra le vette si scontri troppo spesso con una grave impreparazione.
Il caso della piazzola di atterraggio occupata
Le squadre di soccorso si trovano oggi a fare i conti con un numero crescente di situazioni critiche causate – o talvolta ostacolate – da una profonda carenza di educazione alla montagna.
Se da un lato aumentano gli interventi per incidenti legati alla pura imprudenza, dall’altro si registrano comportamenti incoscienti che rischiano di compromettere la macchina dei salvataggi stessa. Un episodio emblematico in tal senso è stato denunciato dal SASV il 30 giugno scorso: l’equipaggio dell’elicottero “Leone”, inviato per un intervento d’urgenza, si è visto impossibilitato ad atterrare sulla piazzola di un rifugio perché occupata da escursionisti sdraiati a prendere il sole, rimasti immobili anche davanti al mezzo in avvicinamento.
Da qui il fermo appello ufficiale in cui si ricorda che le piazzole destinate agli elicotteri (le elisuperfici riconoscibili dalla grande H a terra) sono fondamentali in caso di emergenza. Non lasciarle libere all’arrivo del mezzo del Suem significa ostacolare il lavoro dell’equipe sanitaria e far perdere tempo prezioso a chi sta aspettando di essere salvato.
L’effetto dei social e l’abbigliamento da città
Il cuore del problema, come dichiarato all’AGI dal Presidente Zandegiacomo, risiede nella percezione distorta della montagna veicolata online. Luoghi iconici come il Lago di Sorapis o le Tre Cime di Lavaredo – in queste settimane preda di assalto turistico – vengono proposti come paradisi facilmente accessibili, spingendo turisti improvvisati ad affrontarli con un abbigliamento del tutto inadeguato.
“Questa estate è iniziata con un ritmo frenetico – spiega il Presidente – con un netto aumento dei turisti e quindi anche di persone che hanno bisogno di aiuto. Soccorriamo tante persone al Lago di Sorapis e alle Tre Cime di Lavaredo, luoghi ‘instagrammati’ per eccellenza. Ma sui social tutto sembra facile e accessibile.”
Questa semplificazione digitale si traduce in un campionario di azzardi quotidiani, a partire dalle calzature da spiaggia. Si registrano infatti continui interventi per recuperare persone che affrontano sentieri ripidi con scarpe basse da città, bermuda leggeri e, nei casi più estremi, persino in infradito o con le Crocs ai piedi.
A questo si aggiunge la totale assenza di dotazioni di base: i turisti si muovono spesso senza mappe cartacee, corde, cibo di riserva, sacchi a pelo o torce utili per le segnalazioni notturne. Infine, vi è una fede cieca nello smartphone per orientarsi, ignorando la frequente mancanza di segnale in quota.
Su questo aspetto, Zandegiacomo ha ricordato ad AGI il recente salvataggio di una coppia marchigiana rimasta bloccata per ben sei giorni sulle Dolomiti friulane, sopravvissuta senza cibo né un riparo dopo aver intrapreso un sentiero non agibile e aver perso la traccia. Una situazione in cui i due escursionisti hanno rischiato la vita. Il presidente ha ammonito che un GPS ha una normale approssimazione e se dieci metri di differenza su un sentiero piano sono poca cosa, dieci metri in parete sono una cifra importante.
Oltre al rischio per la vita, chi affronta la montagna con leggerezza rischia sanzioni economiche pesanti. In Veneto – e in maniera similare, in molte altre regioni d’Italia – se l’escursionista è ferito il soccorso è gratuito, ma se è illeso, i costi sono interamente a suo carico.
La montagna non è un parco giochi
Negli ultimi anni, in concomitanza con un aumento dell’appeal da parte del mondo montagna, i dati del Soccorso Alpino confermano che la stragrande maggioranza degli incidenti in quota non coinvolge alpinisti esperti impegnati in scalate estreme, bensì gli escursionisti, spesso traditi dall’imprudenza e dalla disattenzione.
La montagna non è una scenografia artificiale pensata per fare da sfondo a un post sui social, ma un ambiente naturale severo che richiede rispetto, preparazione fisica e consapevolezza dei propri limiti. Puntare su una corretta educazione e sulla cura della propria incolumità rappresenta la necessità primaria per invertire le statistiche.





