Teli sul Presena, protezione o greenwashing? Il ghiacciaio che resiste solo sotto coperta
Dopo il posizionamento dei teli protettivi sul ghiacciaio è comparso uno smile triste, accompagnato dal messaggio "morte sicura". Una protesta sul campo che riaccende i riflettori sullo scontro tra la difesa dell'economia dello sci e le accuse di greenwashing.
Come accade ormai ogni anno dal 2008, con l’arrivo dell’estate il ghiacciaio Presena, situato tra i 2.700 e i 3.000 metri nel massiccio della Presanella, viene “messo sotto coperta”. Nei giorni scorsi è stato avviato il posizionamento dei teli geotessili, grandi strisce bianche in tessuto non tessuto (TNT) stese con l’ausilio di gatti delle nevi e mezzi meccanici per schermare la superficie dai raggi solari e rallentare la fusione glaciale.
Un’operazione imponente che ogni anno si accompagna a un dibattito mai sopito tra difesa dell’economia montana e accuse di greenwashing. Quest’anno, oltre alle consuete esternazioni condivise sul web, si è registrata una contestazione sul campo: su uno dei teli, a poca distanza dai rivoli di acqua di fusione, è comparso uno smile triste accompagnato dal messaggio “morte sicura”.
Teli geotessili sul Presena, perchè?
L’iniziativa di copertura della superficie glaciale mediante teli geotessili è nata a seguito di un evento: all’inizio degli anni 2000 lo sci estivo sul Presena (tradizione iniziata nel 1969) subì uno stop forzato a causa del progressivo affioramento di rocce nell’area centrale del ghiacciaio. Per evitare che il ghiacciaio “si dividesse” in due, la società Carosello Tonale (parte del Consorzio Pontedilegno-Tonale) ha avviato nel 2008 la prima sperimentazione, con il supporto scientifico del Comitato Glaciologico Italiano e dell’Università di Milano.
Nel corso degli anni, il numero di teli impiegati e, conseguentemente, la superficie schermata, sono cresciuti. Dai primi 40mila metri quadrati si è arrivati a oltre 110.000, impiegando centinaia di teli – larghi 5 metri e lunghi 70, spessi 4 mm – dal costo di circa 2 € al mq, secondo quanto riportato dal Consorzio. Se un tempo i lembi venivano termosaldati, oggi vengono cuciti sul posto per azzerare gli scarti di materiale. Un’operazione interamente autofinanziata dal Consorzio per un costo annuo di circa 350.000 euro.
Le accuse di greenwashing
Le analisi scientifiche condotte negli anni confermano l’efficacia termica dello strumento: secondo l’Università di Milano, i teli riducono la fusione estiva di neve e ghiaccio del 52%, riflettendo gran parte dei raggi solari. Lo stesso Consorzio riconosce ad ogni modo sul proprio sito che non si tratta della soluzione definitiva al riscaldamento globale – ogni anno il ghiacciaio perde comunque 600.000 metri cubi di massa a fronte dei 350.000 stoccati in inverno –, ma di un modo per rallentare il processo.
Tuttavia, la finalità dell’operazione solleva da anni forti critiche. Dietro la nobile finalità di porre un freno alla fusione, c’è chi vede la necessità commerciale di conservare la neve per anticipare l’apertura della stagione sciistica invernale all’autunno, a garanzia dell’indotto turistico. A ciò si aggiungono i timori legati al potenziale rilascio di microplastiche nelle acque di fusione a causa del progressivo deterioramento del materiale sintetico. Per ridurre l’impatto dell’iniziativa, il Consorzio punta ad avviare progetti di economia circolare per i teli dismessi e “strategie per l’upcycling affinché l’intero processo possa essere completamente environmentally friendly”.
Quando si smetterà di sciare sul ghiacciaio Presena?
I teli geotessili non rappresentano dunque una panacea ma un sistema in grado di rallentare la fusione localizzata del ghiacciaio, consentendo al contempo di proseguire con le attività sciistiche. Se però, come confermano i dati scientifici, il ghiacciaio continua a perdere massa, anche per lo sci è da prevedere la parola fine. Ma quando?
La domanda compare tra le FAQs del sito del Consorzio. La risposta, in estrema sintesi, è “prima di fine secolo”. Scendendo nel dettaglio, viene riportato uno studio predittivo commissionato nel 2021 al MUSE (Museo delle Scienze di Trento) che ha analizzato l’evoluzione del ghiacciaio Presena fino a fine secolo basandosi sui diversi scenari di emissione di gas serra.
I modelli indicano che, senza la protezione artificiale e nello scenario peggiore di emissioni, il ghiacciaio andrebbe incontro alla totale estinzione volumetrica tra il 2070 e il 2100. Con l’uso costante dei teli lo zero volumetrico non verrebbe teoricamente mai raggiunto, ma il ghiacciaio si ridurrebbe a una massa geometrica e artificiale coincidente esattamente con la superficie coperta. Se in termini di superficie, il ghiacciaio sarà in grado di persistere nelle aree coperte dai teli, a livello di spessore la situazione sarà invece diversa. Tale parametro è destinato a ridursi nel tempo, in quanto influenzato da temperature e precipitazioni nevose.
Il vero limite per la fruizione turistica non sarà dunque la fusione completa del ghiaccio, bensì i cambiamenti morfologici del terreno. I modelli evidenziano infatti che, sotto ogni scenario futuro di emissioni, la depressione geologica presente sopra la stazione intermedia (a 2.720 metri) rimarrà colma di ghiaccio solo fino al 2030.
“Se non verranno applicate rigide norme globali per la protezione del clima – riporta il sito – , la depressione inizierà a notarsi nella seconda metà del presente secolo ed emergerà completamente entro il 2080. Ciò comporterà una contropendenza che prima renderà difficile e poi impossibile lo sci sul ghiacciaio.”






