Itinerari

Dalla Tuscia alle miniere del Sulcis: due cammini uniti da storia e turismo lento

Due "terre", due cammini: un gemellaggio nato per unire passi, culture e memorie storiche oltre il confine del mare.

C’è un cammino che partendo dalla Tuscia viterbese consente di raggiungere la costa di Civitavecchia: è il Cammino Terra e Mare. Un itinerario che invita a sognare, a domandarsi cosa c’è oltre il blu dell’orizzonte e desiderare, prima o poi, di raggiungere quella sponda lontana e trovare una risposta. Una sponda da cui si diparte un altro itinerario, che invita invece a ripercorrere una storia profonda del passato, neanche troppo distante, della Sardegna, quella delle attività minerarie: il Cammino Minerario di Santa Barbara.

Due terre distanti agli occhi, ma facilmente raggiungibili in aereo o nave, le cui stesse storie si sono intrecciate nel passato, tra migrazioni di persone e tradizioni. A Damiano Fabbri, ideatore del Cammino Terra e Mare, che fin da piccolo sognava di arrivare in terra sarda incamminandosi dal suo paese d’origine nel viterbese, è venuto spontaneo gettare un ponte virtuale tra queste due realtà, attraverso un gemellaggio ufficiale tra i due cammini. Un gesto simbolico o qualcosa di più? Lo abbiamo chiesto proprio a Damiano e a Ponziana Ledda, referente per la Fondazione CMSB (Cammino Minerario di Santa Barbara) della fruibilità del Cammino.

Un gemellaggio tra cammini del “continente” e cammini dell’isola: è una scelta da interpretare semplicemente in termini simbolici, come un abbraccio tra due mondi, o c’è una finalità anche pratica?

Damiano Fabbri: Il gemellaggio non nasce con il solo scopo di fare notizia. L’intento è inserirsi in un progetto a lungo termine di promozione dei territori attraverso il turismo lento. È un percorso che come Freedom APS abbiamo già avviato con una serie di iniziative sul Cammino Terra e Mare, come “Scuole in Cammino” e “Strade Maestre”. Il Terra e Mare nasce in particolare dal mio desiderio d’infanzia di raggiungere il mare partendo a piedi dal mio paese, Villa San Giovanni in Tuscia. Mio nonno aveva un casale in cui faceva il pastore: da lì si potevano scavalcare i Monti della Tolfa e arrivare a Civitavecchia. Questa idea fanciullesca si è unita successivamente alla voglia di prendere un traghetto e scoprire cosa c’è dall’altra parte di quel mare. Muovendosi dall’entroterra verso la costa si incontra il Cammino dei Minatori di Allumiere, un paese fondato proprio da maestranze minerarie che conserva una storia splendida (legata anche ai primi movimenti femministi) che vi invito a scoprire. Ecco, questo è già un primo elemento storico che dà forza e significato al gemellaggio tra i due percorsi.

Un altro legame profondo è sensoriale: penso agli odori che il vento porta dal mare verso terra e viceversa. Inoltre, non dimentichiamo che in passato la Tuscia ha accolto molti emigranti dalla Sardegna. Il gemellaggio vuole far scoprire due territori geograficamente distanti, ma le cui storie si intrecciano. Mi auguro che questo accordo possa fungere anche da stimolo – lo dico anche in veste di Guida Ambientale Escursionistica – per accompagnare le persone lungo i due cammini in maniera consapevole. Il mondo dei cammini è una rete di itinerari che si incontrano sulla carta ma che spesso mancano di una collaborazione attiva, sarebbe bello poter fornire un esempio virtuoso in questo senso.

Ponziana Ledda: Il progetto presentato da Damiano è stato accolto con grande favore dalla Fondazione del CMSB. Abbiamo avuto il piacere di vederlo incamminarsi nelle scorse settimane lungo le prime quattro tappe del Cammino, per sancire questa unione virtuale che considero un’idea davvero splendida. Anche perché parliamo di un’unione naturale, non forzata. I due cammini possono essere vissuti in sequenza senza grandi difficoltà logistiche: il pellegrino può arrivare sull’isola in nave o in aereo fino a Cagliari, e da lì in appena un’ora si raggiunge Iglesias, punto di partenza del Cammino Minerario di Santa Barbara.

Ponziana, la storia del Cammino Terra e Mare l’abbiamo scoperta di recente proprio chiacchierando con Damiano. Ci può raccontare invece come nasce il Cammino Minerario di Santa Barbara?

Ponziana Ledda: Il progetto è nato oltre dieci anni fa dall’impegno di un gruppo di volontari dell’associazione Pozzo Sella, il cui presidente, Giampiero Pinna, è stato l’ideatore del percorso. Si tratta di un itinerario ad anello che parte da Iglesias e attraversa tutto il territorio minerario del sud-ovest della Sardegna: 500 chilometri suddivisi in 30 tappe, pensati per raccontare la storia estrattiva dell’isola. Parliamo di oltre 150 anni di intensa attività, conclusasi con la chiusura delle ultime miniere negli anni Novanta. Il Cammino nasce per recuperare questo patrimonio che rischiava di essere abbandonato o dimenticato, invitando a non perdere la memoria delle persone che hanno lavorato e vissuto in questi luoghi. L’obiettivo è duplice: mantenere vivo il ricordo e trasformare questo antico giacimento minerario in un nuovo giacimento culturale ed economico. Come Fondazione siamo nati nel 2016 per gestire e valorizzare l’itinerario, siamo un ente partecipato da pubblico e privato che oggi unisce 28 comuni del territorio, due diocesi e l’associazione Pozzo Sella.

Come mai il cammino è dedicato proprio a Santa Barbara?

Ponziana Ledda: Perché è la Santa patrona dei minatori, ma non solo: protegge anche tutte le categorie che hanno a che fare con il fuoco e gli esplosivi, come i vigili del fuoco, i marinai, gli architetti e i geologi. Lungo il percorso si incontrano numerose chiese a lei dedicate. In passato, ogni villaggio minerario aveva una chiesa o una cappella per la Santa; oggi molte sono chiuse, ma diverse sono ancora accessibili. Naturalmente, accanto all’epopea mineraria, c’è un aspetto paesaggistico straordinario. Nonostante le modifiche morfologiche legate agli scavi minerari, la natura circostante è predominante e variegata. Di tappa in tappa ci si ritrova davanti a scenari completamente diversi.

In termini di difficoltà, è un cammino adatto a tutti?

Ponziana Ledda: Non è un cammino facile, serve un minimo di preparazione. Ci capita anche di accompagnare gruppi di persone che non hanno esperienza pregressa di cammini e tutti comunque riescono a farcela, anche se ovviamente i tempi di percorrenza si dilatano. Se si ha l’obiettivo di percorrerlo tutto, bisogna considerare che sono 500 chilometri, quindi un po’ di allenamento è necessario.

Damiano Fabbri: Se posso aggiungere un commento personale, la vera bellezza di questo cammino risiede proprio nella sua accessibilità. Non essendoci particolari difficoltà tecniche, muovendosi a passo lento si ha la possibilità di staccare gli occhi dai piedi e focalizzare l’attenzione sul paesaggio, sulla natura e sulla storia profonda del territorio. A livello naturalistico ho ancora gli occhi pieni di meraviglia, nonostante siano passati giorni dal mio rientro. È un viaggio che ricorda che la Sardegna non è solo coste: l’entroterra regala suggestioni incredibili. Vi segnalo un dettaglio eccezionale: la gratificazione di poter concludere la fatica di una tappa con un bagno rinfrescante nelle calette. È stata un’esperienza arricchente, fatta di paesaggi suggestivi e di un’accoglienza calorosa. Lungo la via ci sono strutture recuperate e riqualificate, le cosiddette “posadas”, dove i camminatori possono rifocillarsi e riposare. E a proposito di rifocillarsi: si mangia divinamente!

Dopotutto, non si può scoprire appieno la Sardegna senza provarla a tavola!

Ponziana Ledda: Assolutamente. Il legame tra territorio e gusto è un aspetto che stiamo curando con particolare attenzione. Lo scorso anno abbiamo promosso la prima edizione di un evento intitolato “Passi di gusto”: cinque giornate che hanno unito le camminate alla cucina, con chef impegnati a reinterpretare i prodotti locali in chiave innovativa. Abbiamo anche sviluppato un’App dedicata all’agrobiodiversità, integrata con l’applicazione ufficiale del Cammino. Al suo interno sono mappati i prodotti PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) e le aziende distribuite lungo il percorso dove poterli assaggiare o acquistare. Il nostro territorio vanta tante tipicità, a partire dal pane, che ogni paese prepara in modo diverso, fino ai vini. Nella parte meridionale del cammino si attraversa, ad esempio, l’area di produzione del Carignano del Sulcis DOC, un vino d’eccellenza riconosciuto a livello nazionale ed europeo, che attraverso i “Sentieri del Carignano” può essere apprezzato lungo il cammino.

Ponziana, chi è il camminatore tipo che frequenta i vostri sentieri?

Ponziana Ledda: I camminatori sono in prevalenza “continentali”, arrivano cioè dalla penisola italiana, in particolare da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e in percentuali minori dal centro e dal sud Italia. C’è anche una piccola quota di stranieri, complice il fatto che non abbiamo ancora avviato grandi campagne di promozione all’estero, e ovviamente non mancano i sardi. Un dato interessante è la prevalenza netta di donne, una tendenza costante fin dall’inizio, supportata anche da campagne promozionali dedicate. L’età media è generalmente sopra i 50 anni (fino ai 70), ma stiamo notando una forte crescita tra i giovani. Il target è culturalmente elevato, composto perlopiù da diplomati e laureati, spinti principalmente dal desiderio di immergersi nella natura. La motivazione religiosa è secondaria: non partono per un pellegrinaggio spirituale in senso stretto, ma l’atto di entrare nelle vecchie chiese o fermarsi a parlare con le suore crea comunque un vissuto spirituale profondo che accompagna tutto il viaggio.

Si percepisce, quindi, il desiderio di vivere la Sardegna in modo alternativo rispetto alla classica vacanza balneare?

Ponziana Ledda: Chi sceglie il cammino non cerca il mare da cartolina o le discoteche, e soprattutto sceglie di viaggiare nei mesi di spalla, dato che camminare sotto il sole estivo non sarebbe piacevole. I flussi più intensi si registrano tra marzo e maggio e tra settembre e novembre. Quest’anno abbiamo già raggiunto i numeri di credenziali distribuite dell’intero anno scorso, più di 4.200. Questo successo è dovuto anche alle nostre formule di promozione, come l’offerta che prevede di pernottare a soli 10 euro in tre tappe e la card digitale che garantisce sconti in strutture ricettive e siti d’interesse convenzionati.

Questo significa che il Cammino sta concretamente favorendo la destagionalizzazione del turismo?

Ponziana Ledda: Sì, e il territorio sta rispondendo bene. Se un tempo, finita la stagione turistica sulla costa, le attività chiudevano i battenti, oggi molte strutture ricettive scelgono di restare aperte anche in inverno. È un turismo nuovo e in crescita, che ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta.

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