Ambiente

Anche i laghi alpini sono contaminati dalle microplastiche

L'inquinamento da microplastiche non conosce confini: dall'atmosfera al terreno, fino agli incontaminati laghi alpini. Cosa significa per l'ecosistema?

La plastica è uno dei materiali che hanno maggiormente rivoluzionato la vita quotidiana negli ultimi decenni. Oggi rappresenta però una minaccia globale per l’ambiente e gli ecosistemi. Grazie alla sua resistenza, flessibilità, impermeabilità e al basso costo, la produzione globale di plastica è aumentata di pari passo con la sua gamma di utilizzo (medico, sanitario, tecnologico, alimentare).
L’ultimo report di Plastic Europe evidenzia che nel 2024 la produzione mondiale di plastica ha raggiunto il record di circa 431 milioni di tonnellate, con oltre l’89% ancora derivato da fonti fossili. Solo il 9,5% della produzione globale proviene da plastica riciclata post-consumo. In Europa vengono prodotte circa 54,6 milioni di tonnellate di plastica all’anno, pari al 12% della produzione mondiale, e anche qui la quota di materiali effettivamente riciclati e reimmessi nel ciclo produttivo rimane però limitata. L’enorme quantità di materiale immesso ogni anno sul mercato contribuisce ad alimentare un problema ambientale sempre più diffuso: l’inquinamento da microplastiche.

L’inquinamento da microplastiche

Con il termine microplastiche si indicano particelle plastiche di dimensioni comprese tra 1 e 5000 micrometri. In base alla loro origine possono essere distinte in microplastiche primarie, prodotte intenzionalmente e presenti, ad esempio, in alcuni cosmetici o prodotti abrasivi, e microplastiche secondarie, generate dalla frammentazione di oggetti plastici più grandi durante l’uso o a seguito dei processi di degradazione causati dall’esposizione agli agenti atmosferici.

Le microplastiche contaminano ormai l’acqua, il suolo e l’atmosfera anche a molti chilometri di distanza dalle aree urbane e industriali in cui vengono prodotte. Questa contaminazione non ha barriere fisiche e geografiche, tanto da raggiungere le regioni polari, gli abissi oceanici, i ghiacciai e i laghi di alta quota. Un ruolo fondamentale in questa dispersione a lungo raggio è svolto dall’atmosfera. Grazie alle loro ridotte dimensioni e al basso peso, molte particelle possono essere sollevate dal vento e trasportate per lunghe distanze negli strati superiori dell’atmosfera. Successivamente vengono depositate al suolo attraverso la pioggia o la neve, raggiungendo anche gli ecosistemi montani più remoti.

Microplastiche nei laghi alpini

I laghi alpini sono generalmente considerati ecosistemi relativamente incontaminati grazie alla loro distanza dai grandi centri urbani e industriali. Tuttavia, uno studio condotto in due laghi situati nelle Alpi Cozie piemontesi a oltre 2000 metri di quota ha dimostrato che le microplastiche sono presenti anche in questi ambienti remoti.
I ricercatori hanno analizzato diversi comparti dell’ecosistema lacustre: l’acqua, i sedimenti del fondale e alcuni organismi acquatici come zooplancton, girini e pesci. Sebbene nell’acqua non siano state rilevate microplastiche, queste erano presenti nei sedimenti e sono state ritrovate anche nei girini della Rana temporaria e nei salmerini di fonte (Salvelinus fontinalis). Questo risultato dimostra che le particelle plastiche possono entrare nella catena alimentare anche negli ecosistemi di alta montagna.

Le microplastiche osservate erano principalmente fibre e piccoli frammenti di polietilene e polipropilene, materiali comunemente utilizzati per imballaggi, indumenti sintetici e numerosi oggetti di uso quotidiano. Secondo gli autori, la principale via di contaminazione è probabilmente il trasporto atmosferico: le particelle vengono sollevate dal vento, percorrono anche centinaia di chilometri e infine si depositano sulle montagne attraverso pioggia e neve. Anche il turismo e le attività ricreative, come l’escursionismo e la pesca, possono contribuire localmente alla contaminazione. Per esempio, le fibre di plastica provenienti dagli indumenti da trekking possono essere facilmente rilasciate nell’ambiente per abrasione e trasportate dal vento nel bacino lacustre.

Lo studio evidenzia come i laghi alpini, considerati veri e propri “sensori” dei cambiamenti ambientali globali, stiano registrando anche gli effetti dell’inquinamento da plastica. La presenza di microplastiche in ambienti così remoti dimostra che questo problema ha ormai una dimensione globale e rappresenta una crescente minaccia per la conservazione degli ecosistemi alpini e delle loro risorse idriche.

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