In che modo il riscaldamento globale sta riscrivendo la distribuzione delle piante in montagna?
Dalle emicriptofite alle idrofite, ogni tipo di pianta ha una sua mappa di distribuzione in base all'altitudine. Ma come influisce il riscaldamento globale?
Nel 1934 il botanico danese Christen Christiansen Raunkiær propose un sistema di classificazione delle piante vascolari basato sulla posizione e sulla protezione dei tessuti embrionali delle gemme (o dei semi) durante i periodi sfavorevoli alla crescita. Nel caso delle piante che vivono in un clima temperato, la stagione avversa è rappresentata dal periodo invernale, mentre per le piante che vivono in climi aridi e caldi, è la stagione secca a determinare il limite alla loro crescita. Una volta ripristinate le condizioni favorevoli, ad esempio con l’arrivo della primavera o con la stagione delle piogge, i tessuti delle gemme ritornano a svilupparsi e la pianta può quindi crescere.
Nonostante esistano varie sottocategorie, le sei principali classi di Raunkiær sono: terofite, idrofite, geofite, emicriptofite, camefite e fanerofite. Le terofite sono piante erbacee annuali, che compiono il loro ciclo vitale in un anno, e superano la stagione avversa sotto forma di seme. Le idrofite sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti sulla superficie dell’acqua. Le geofite sono piante erbacee perenni che durante la stagione avversa non mostrano organi aerei e conservano le gemme in organi sotterranei come bulbi, tuberi o rizomi. Le emicriptofite sono piante erbacee, perenni, con gemme a livello del suolo che ricevono protezione durante la stagione avversa dalla lettiera accumulata o dal manto nevoso. Le camefite sono piante legnose alla base, perenni, con gemme svernanti poste ad un’altezza massima di 25 cm dal suolo. Le fanerofite sono piante legnose, perenni, con gemme svernanti poste ad un’altezza maggiore di 25 cm dal suolo.
Dalle emicriptofite alle idrofite: la mappa vegetale d’Europa
Un recente studio a livello europeo ha mostrato che le emicriptofite rappresentano di gran lunga la forma biologica più diffusa del continente. Queste piante erbacee con gemme poste a livello del suolo dominano soprattutto l’Europa centrale e temperata. Le fanerofite, che comprendono alberi e arbusti, risultano invece più abbondanti nelle regioni mediterranee. Le terofite, cioè le piante annuali, raggiungono le loro maggiori frequenze nel bacino del Mediterraneo e nelle aree più continentali e aride dell’Europa orientale. Le camefite mostrano una distribuzione peculiare: oltre a essere ben rappresentate nelle regioni mediterranee, sono particolarmente frequenti anche nelle zone boreali e artiche, dove la loro bassa statura offre protezione dalle condizioni climatiche più severe. Le geofite presentano una distribuzione più uniforme, con una maggiore presenza alle latitudini più elevate, mentre le idrofite non evidenziano particolari concentrazioni geografiche e risultano distribuite in modo relativamente omogeneo nelle aree umide europee.
Salendo di quota cambiano le strategie di sopravvivenza delle piante
Nelle regioni alpine, dove gli inverni lunghi, il vento e la copertura nevosa rappresentano importanti fattori selettivi, risultano particolarmente comuni le emicriptofite e le camefite, due forme biologiche che mantengono le gemme molto vicine al terreno e meglio protette durante la stagione sfavorevole.
Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Aquila ha mostrato che sul Monte Genzana, situato nell’Appennino Abruzzese, la composizione delle forme biologiche cambia sensibilmente con l’altitudine. Salendo di quota aumenta progressivamente la percentuale di emicriptofite, che alle quote più elevate arrivano a rappresentare circa l’80% delle specie presenti. Fanerofite e geofite raggiungono invece la loro massima abbondanza alle quote intermedie, dove si sviluppano le faggete e gli altri boschi montani. Le camefite mostrano un andamento più particolare: sono frequenti sia alle quote più basse sia in quelle più elevate, mentre diminuiscono nella fascia intermedia. Le terofite, al contrario, risultano rare lungo tutto il gradiente altitudinale.
Il riscaldamento globale sta riscrivendo la flora d’alta quota
Oggi, tuttavia, la distribuzione delle forme biologiche in montagna è influenzata da un nuovo fattore: il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature sta infatti spingendo molte specie vegetali a spostarsi verso quote sempre più elevate, alla ricerca di condizioni climatiche simili a quelle che trovavano in passato più in basso. Questo fenomeno è stato documentato attraverso numerosi studi di resurvey, una metodologia che consiste nel tornare a censire la vegetazione negli stessi luoghi indagati decenni prima e confrontare i risultati con quelli storici.
Uno di questi studi, condotto sulle Alpi svizzere, ha mostrato che le specie che colonizzano le cime appartengono sempre più spesso a gruppi tipici di quote inferiori e di ambienti meno estremi. Tra i nuovi arrivi risultano favorite specie più termofile di emicriptofite e camefite, mentre alcune camefite a cuscinetto, tra le forme più caratteristiche dell’alta montagna, mostrano una minore capacità di colonizzazione. Questi cambiamenti rappresentano uno dei segnali più evidenti della risposta della flora alpina al riscaldamento globale e potrebbero modificare profondamente la composizione e il funzionamento degli ecosistemi montani nei prossimi decenni.






