Cronaca

Incendi boschivi in Italia: il 2025 anno nero per il patrimonio verde

Superfici colpite quasi raddoppiate rispetto al 2024: in fumo un'area totale pari a 5 volte la città di Milano. Un terzo dei danni concentrati nelle aree protette. Questa l'allarmante immagine del 2025 fornita dai dati ISPRA.

A pochi giorni dal solstizio d’estate, la Penisola italiana si prepara alla prima ondata di calore estiva. Secondo le previsioni, la colonnina di mercurio potrebbe superare nei prossimi giorni la soglia dei 30 gradi anche in quota. Fenomeni meteorologici che stanno aumentando in frequenza nella stagione estiva e si accompagnano a un accresciuto rischio di incendi boschivi.

A fornire una immagine lucida e dettagliata del fenomeno è l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che ha condiviso di recente i risultati del monitoraggio annuale dei grandi incendi boschivi, un sistema che fornisce ogni anno dati solidi e aggiornati a supporto delle amministrazioni centrali e regionali. Dalle analisi, basate su osservazioni satellitari ad alta risoluzione, emerge un bilancio complessivo per il 2025 drammatico: in soli dodici mesi sono andati in fumo 965 km² di territorio nazionale. Parliamo di un’estensione pari a oltre cinque volte la superficie di Milano, che di fatto quasi raddoppia le cifre registrate nel 2024.

Incendi 2025, danni a foreste e aree protette

Le serie storiche del sistema europeo EFFIS collocano il 2025 tra gli anni neri per il nostro patrimonio verde, superato nell’ultimo ventennio solo dai picchi del 2007, 2017, 2021 e 2023. A pagare il prezzo più alto è la biodiversità: oltre il 30% del fuoco ha percorso territori ricadenti in aree protette. 

Se si stringe l’obiettivo esclusivamente sui boschi, nel 2025 il 48% degli eventi ha aggredito gli ecosistemi forestali, riducendo in cenere 123 km² di aree boscate (un’area grande quanto il comune di Ancona). La categoria forestale maggiormente colpita è quella delle latifoglie sempreverdi (principalmente rappresentata da leccete, sugherete e macchia alta) con circa 57 km2 percorsi da incendio. A seguire troviamo le latifoglie decidue, ovvero querceti, castagneti e faggete (circa 36 km2) e le aghifoglie sempreverdi, sia boschi naturali che piantagioni (24 km2). I restanti 5,79 km2 sono rappresentati da sistemi forestali misti.

Analizzando la geografia dei roghi, i dati ufficiali disegnano un’Italia sotto assedio: sono soltanto 3 le regioni italiane che si sono salvate dalle fiamme, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Marche. A queste si affiancano territori come l’Emilia-Romagna e l’Umbria, che registrano danni limitati rispetto al resto del Paese.

La vera emergenza incendi è al Sud

Il Sud e le isole maggiori si confermano le aree maggiormente impattate. La Sicilia guida la classifica con quasi 40 km² di foreste distrutte, seguita a ruota dalla Calabria (circa 29 km²) e dalla Campania (più di 18 km²). In queste tre regioni si concentra il 71% di tutte le aree forestali nazionali percorse dal fuoco, con trend in aumento anche in Puglia e Basilicata.

“I boschi sono una cassaforte di biodiversità e alleati contro il cambio climatico. I dati del 2025 ci dimostrano che il fuoco non è una semplice fatalità estiva, ma una minaccia reale per l’economia e la sicurezza dei cittadini – dichiara Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, invitando a unire le forze in quella che è una sfida in cui “non si combatte da soli”. Si rende necessaria “un’alleanza stretta tra istituzioni, Protezione Civile, agricoltori e comunità. Fare prevenzione oggi significa blindare il futuro del Paese”.

Dando uno sguardo all’anno in corso, i dati (aggiornati al 9 giugno 2026) non risultano positivi: sono già 60 i chilometri quadrati totali colpiti dal fuoco (pari al Lago di Bracciano), di cui quasi 20 km2 appartenenti a coperture forestali. In questa prima parte dell’anno è la Toscana a guidare la classifica regionale con il 28% delle aree forestali colpite, seguita dalla Calabria al 23%.

Incendi: il colpevole è quasi sempre l’uomo

Ma perché le foreste italiane puntualmente vanno in fumo ogni anno? Come evidenziato da ISPRA, il fuoco non si muove a caso, ma risponde alle regole del clima. Un mix prolungato di siccità, temperature particolarmente elevate e vento forte trasforma la vegetazione in una polveriera. Se poi i boschi sono già indeboliti da tempeste o parassiti, il disastro è assicurato.

In Italia, la minaccia incendi appare principalmente bimodale. Tra inverno e primavera il rischio si concentra nelle regioni settentrionali dell’arco alpino e prealpino e nelle zone montane e sub-montane appenniniche, caratterizzate da clima alpino e continentale, con scarse precipitazioni tardo estive ed autunnali. In estate il rischio si concentra invece nelle regioni peninsulari e insulari centro-meridionali, caratterizzate da un clima mediterraneo. Ondate di calore e vento intenso possono favorire lo sviluppo di roghi simultanei ed estesi, spesso impossibili da domare. Vi sono ad ogni modo regioni che registrano incendi tutto l’anno.

La scintilla iniziale, però, ha quasi sempre un nome e un cognome. La natura c’entra poco: i fulmini o l’autocombustione causano appena il 2% degli incendi in Italia. Il restante 98% è colpa dell’uomo. C’è la negligenza colposa, fatta di mozziconi gettati dal finestrino, barbecue spenti male o ripuliture agricole sfuggite al controllo. E poi c’è il dolo, ovvero l’atto criminale di chi appicca il fuoco intenzionalmente per profitto o vandalismo. Ricordiamo che provocare un incendio boschivo è considerato in Italia un reato grave che, come da Codice Penale (art. 423-bis), può comportare la reclusione.

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