Cronaca

Comuni montani, Calderoli difende la nuova classificazione: “Basta allarmismi”

Il ministro degli Affari regionali interviene in Conferenza Unificata sulla nuova classificazione della montanità. Confermata la volontà di procedere con il nuovo elenco dei Comuni montani previsto dalla legge 131 del 2025.

Prosegue il confronto sulla nuova classificazione dei Comuni montani. Nel corso della seduta della Conferenza Unificata dell’11 giugno scorso, il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha difeso il percorso avviato dal Governo, respingendo le critiche e gli allarmi sollevati da alcuni territori dopo la pubblicazione dei nuovi criteri destinati a ridefinire quali Comuni possano essere considerati ufficialmente montani.

Secondo Calderoli, il nuovo sistema rappresenta un passaggio necessario per superare una classificazione che risaliva alla legge del 1952 e che, a suo giudizio, non era più in grado di fotografare correttamente la realtà del Paese.

“È doveroso riconoscere la vera montagna dopo oltre settant’anni”, ha affermato il ministro, ricordando come il precedente impianto normativo utilizzasse parametri ormai superati, tra cui il reddito imponibile agricolo o i danni derivanti dagli eventi bellici. Una situazione che, secondo il Governo, aveva prodotto nel tempo diverse anomalie, arrivando a includere nell’elenco dei Comuni montani anche territori privi delle caratteristiche tipiche della montanità.

Il nodo dei nuovi criteri

La riforma discende dalla legge 131 del 2025, che introduce criteri basati principalmente su altitudine e pendenza del territorio. L’obiettivo dichiarato è concentrare misure e incentivi sui territori che presentano reali svantaggi geografici e strutturali legati alla montagna.

Il nuovo impianto individua circa 2800 Comuni di alta montagna e ulteriori 800 Comuni appartenenti alle aree appenniniche e insulari, tenendo conto anche di situazioni particolari come altipiani e territori interclusi.

Le novità hanno però suscitato preoccupazioni in numerose amministrazioni locali, soprattutto tra quei Comuni che rischiano di perdere la classificazione montana e, con essa, il timore di vedere ridotte agevolazioni e opportunità di finanziamento.

“Sospendere il decreto significherebbe bloccare le risorse”

Uno dei punti più contestati riguarda la richiesta avanzata da alcuni enti locali di sospendere il decreto che dovrà rendere operativo il nuovo elenco. Calderoli ha escluso questa possibilità, sostenendo che un eventuale stop avrebbe conseguenze dirette sulla distribuzione delle risorse. “Se si fermasse l’iter del Dpcm – ha spiegato – verrebbero bloccate sia le misure previste dalla legge 131 sia il riparto del Fondo per lo sviluppo della montagna italiana (Fosmit) per il 2025″.

Il ministro ha quindi invitato a evitare “allarmismi ingiustificati”, ribadendo che il Governo resta disponibile a valutare eventuali modifiche dei criteri qualora Regioni, Province e Comuni presentassero una proposta condivisa e coerente con gli obiettivi della legge.

Fondi alla montagna: “Nessun taglio”

Tra le accuse più ricorrenti emerse nel dibattito pubblico c’è quella relativa a un presunto ridimensionamento delle risorse destinate alle aree montane. Anche su questo punto Calderoli è stato netto: “Dire che il Governo ha tagliato i fondi alla montagna è falso.

Secondo il ministro, il Fosmit dispone oggi di circa 200 milioni di euro all’anno e oltre la metà delle risorse sarà destinata alle misure previste dalla nuova legge sulla montagna. Tra queste figurano incentivi per l’acquisto e l’affitto di abitazioni nei territori montani, agevolazioni fiscali per le imprese, premialità per insegnanti e personale sanitario e altri strumenti destinati a contrastare spopolamento e carenza di servizi.

Aree interne, scuola e agricoltura

Calderoli ha riconosciuto l’esistenza di situazioni particolari nei Comuni che potrebbero perdere la classificazione montana pur continuando a vivere condizioni di fragilità territoriale. Per questi casi ha annunciato un confronto con il ministro per le Politiche di coesione, Tommaso Foti, nell’ambito delle politiche dedicate alle aree interne.

Il ministro ha inoltre assicurato che la nuova classificazione non avrà effetti automatici sul dimensionamento scolastico, materia che resta di competenza regionale, e non comporterà modifiche per le misure agricole legate alla Politica agricola comune (PAC) né per le esenzioni IMU sui terreni agricoli.

L’accordo con Regioni e Comuni

Nel suo intervento, Calderoli ha infine ricordato che lo scorso febbraio la Conferenza Unificata aveva approvato all’unanimità un accordo tra Governo, Regioni ed enti locali per accompagnare la transizione verso il nuovo sistema.

L’intesa prevede la possibilità per le Regioni di continuare a considerare, nelle proprie politiche di sostegno, anche quei Comuni che figuravano nell’elenco storico del 1952 ma che non rientrano nei nuovi criteri. Restano inoltre confermate, almeno nella fase transitoria, le agevolazioni regionali e statali già esistenti.

La partita, dunque, resta aperta. Mentre il Governo rivendica la necessità di aggiornare una classificazione ritenuta ormai superata, numerosi amministratori locali continuano a chiedere correttivi per evitare che territori fragili, pur non rispondendo ai nuovi parametri tecnici, possano perdere strumenti considerati essenziali per contrastare spopolamento e marginalità.

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